Mercoledì 29 Maggio 2024
SIMONE ARMINIO
Politica

Meloni, nome sulla scheda. Il sociologo: "È una mossa riuscita. Crea un legame diretto tra lei e il suo popolo"

Il professor Panarari analizza l'iperpersonalizzazione della politica da parte del premier, sottolineando il significato simbolico di scrivere il suo nome sulla scheda elettorale come atto di delega diretta

La premier Giorgia Meloni (Ansa)

La premier Giorgia Meloni (Ansa)

Roma, 30 aprile 2024 – "Solo il nome sulla scheda? Non è una mossa personalistica. È un passaggio ulteriore".

Professor Massimiliano Panarari, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Modena e Reggio Emilia: quale passaggio?

"La nuova dimensione inaugurata dalla premier è quella dell’iperpersonale. Ha superato l’intermediazione della politica tradizionale per avviare una connessione sentimentale diretta tra la leader e il suo popolo. Siamo vicini, non abbiamo più bisogno di strutture, rituali, corpi intermedi: ci siete voi, ci sono io, mi chiamate per nome".

Perfino sulla scheda?

"Il rito elettorale sancisce proprio questo passaggio: scrivere il suo nome sulla scheda è una sorta di gigantesca delega che attua, nei fatto quella ’disintermediazione’ di cui parlavo. È un consenso una tantum, sentimentale e personale, valido da qui in poi per tutto il resto".

E che cos’è il resto, secondo lei?

"La riforma del premierato per esempio, che va esattamente nella direzione di una iperpersonalizzazione del potere. Una concentrazione di decisionismo nelle mani del premier che ha come contrappeso l’attenuazione del ruolo del Colle. Le istanze della gente sono affidate direttamente nelle sue mani, ci pensa lei. è la democrazia diretta all’ennesima potenza".

Riferimenti politici?

"Io ci vedo una sorta di neobonapartismo postmoderno che, di fronte alle lungaggini della discussione parlamentare, decide di tagliare gli intermediari, appunto. Rivolgetemi a me".

Ha funzionato, secondo lei?

"È un’ottima trovata, dal suo punto di vista. Molto efficace e ben gestita, poiché arrivata al termine di una kermesse a Pescara che per tre giorni ha predisposto il campo, in un crescendo di simbologia, ottenuta anche per contrapposizione".

A chi?

"Alla sinistra-centro, ad esempio. Descritta dalla stessa premier come salottiera e distante, complicata, farraginosa nel suo processo decisionale".

Ma indicare il nome sulla scheda porterà ulteriori voti?

"Non credo sia un’operazione saggiabile in termini statistici, ma l’obiettivo non è questo d’altronde. La spinta è tutta comunicativa: è un ribadire una leadership, dettare l’agenda, anche a sinistra e nel dibattito politico. Infatti ne stiamo parlando".

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