Lunedì 20 Maggio 2024
COSIMO ROSSI
Politica

Carolina Morace: "Da sportiva vi dico: meno armi, più diritti"

Carolina Morace, ex calciatrice e attuale capolista M5s, porta l'esperienza sportiva e internazionale in politica europea, promuovendo la pace, i diritti e l'unità dell'Europa. Critica l'uso delle armi e sostiene la tutela dei diritti civili, inclusi quelli delle coppie gay e delle donne. Non esclude alleanze future con il Pd.

Carolina Morace, ex attaccante e Ct della Nazionale, avvocata, commentatrice tv e oggi capolista del M5s nella circoscrizione Centro: che cosa la porta dal campo di calcio a quello della politica europea?

"Ho vissuto e allenato in Canada, Australia, Inghilterra, Trinidad e Tobago, incontrando società e culture differenti. Credo di aver accumulato un’esperienza utile a mettere queste conoscenze al servizio degli altri. Mi sono iscritta al M5s nel 2022 e sono lieta che Conte abbia pensato a me".

Il M5s dichiara la pace un imperativo categorico, compreso scriverla del simbolo. Al di là dello slogan, come agire?

"Lo slogan in cui mi trovo di più è certamente: meno armi e più diritti. Vengo dal calcio: lo sport in sé è portatore di valori di pace, inclusione, rispetto. Noi sportivi, abituati a giocatori di ogni etnia e religione, sappiamo che questo è un valore aggiunto. Ci sono 37 Paesi in guerra nel mondo. Tutti si dicono per la pace, ma il M5s è il solo ad aver votato contro l’invio di armi, che in 2 anni e mezzo non hanno risolto nulla né fermato le morti. Si chiede all’Europa un’azione diplomatica, per farsi portatrice di pace e soprattutto di prevenzione delle cause dei conflitti".

Siamo alla vigilia delle Olimpiadi. Da sportiva che cosa pensa dell’esclusione dalle competizioni di atleti e squadre in base alla nazionalità?

"Credo che lo sport debba essere e sia veicolo di pace. Non andrebbe mai boicottato. Il giusto compromesso mi pare nel tennis: gli atleti possono competere senza bandiera. Uno sportivo non può essere responsabile delle azioni del governo del proprio Paese".

Anche l’Europa dei diritti però sta arrancando...

"L’Europa è in prima fila sui diritti, ma spesso questa tutela rimane sulla carta. Olanda e Belgio sono molto avanti, in Ungheria e Bulgaria sono deboli, poi c’è l’Italia, che è una via di mezzo. L’Europa deve essere più forte: Paesi che non tutelano i diritti civili per me dovrebbero essere esclusi. Non ha senso l’unione economica se prima non abbiamo unione politica".

E in Italia?

"Anche in Italia va fatto di più. A cominciare dal riconoscimento dei figli delle coppie gay. Mia moglie è australiana, dov’è un diritto acquisito. Anche sulla procreazione medicalmente assistita per tutte le donne l’Europa non può accettare che in alcuni Paesi sia diritto e altrove no. In Polonia non viene riconosciuto l’aborto nemmeno per malformazioni fetali. A Malta è consentito solo in casi molto particolari. Sta all’autonomia della donna decidere se procreare o no. E con tutta l’assistenza necessaria per crescere i figli".

Pensa che dopo le Europee M5s e Pd dovranno fare una scelta di alleanza in vista delle politiche?

"Noi siamo su posizioni progressiste. Che cosa debba fare il Pd non lo so, anche perché non c’è un solo interlocutore. Se decide cosa fare da grande, non ci saranno problemi. Ma è tutto in divenire".