Il Senato, per Conte e la sua ‘caccia’ ai Responsabili resta un Vietnam. Per un ‘costruttore’ che trovi (la Binetti sente la ‘chiamata’ divina) spuntano dalla macchia due ex M5s (Pacifico e Giarrusso) pronti a fare massa con il sovranista Paragone nel suo sottogruppo ‘ItalExit’: tre voti in meno. Per un Nencini pronto a votare la fiducia, come i due ex FI, e che starebbe per accasare il simbolo del Psi con quello del Maie, per formare un nuovo gruppo, ci sono pezzi di M5s che, con Giorgio Trizzino, provano ad ‘aprire’ a Renzi e Iv. A Conte resta l'ultima mossa: le elezioni - di Burno Vespa Insomma, i ‘marines’ di Conte stanno sudando freddo. I ‘vietcong’ renziani sono appollaiati tra le dune e per mercoledì prossimo preparano la sfiducia al ministro...

Il Senato, per Conte e la sua ‘caccia’ ai Responsabili resta un Vietnam. Per un ‘costruttore’ che trovi (la Binetti sente la ‘chiamata’ divina) spuntano dalla macchia due ex M5s (Pacifico e Giarrusso) pronti a fare massa con il sovranista Paragone nel suo sottogruppo ‘ItalExit’: tre voti in meno. Per un Nencini pronto a votare la fiducia, come i due ex FI, e che starebbe per accasare il simbolo del Psi con quello del Maie, per formare un nuovo gruppo, ci sono pezzi di M5s che, con Giorgio Trizzino, provano ad ‘aprire’ a Renzi e Iv.

A Conte resta l'ultima mossa: le elezioni - di Burno Vespa

Insomma, i ‘marines’ di Conte stanno sudando freddo. I ‘vietcong’ renziani sono appollaiati tra le dune e per mercoledì prossimo preparano la sfiducia al ministro Bonafede sulla giustizia, da votare insieme al centrodestra. Conte deve ‘muoversi’ prima di quella data e di quel voto: se il governo finisce ‘sotto’, addio speranze di re-incarico. Neppure il Colle, a quel punto, potrebbe ‘salvare’ il soldato Conte. Non resterebbero che le sue dimissioni e poi delle consultazioni ‘al buio’, con il rischio elezioni a un passo. Renzi se la ride: "L’operazione Responsabili è fallita – dice ai suoi parlamentari – dovranno tornare a sedersi al tavolo con noi, e bravi voi, lasciamoli decantare altri tre giorni. Calma a gesso".

La crisi fa impennare lo spread

In realtà, pure la Camera è una palude, ma lì uno come Bruno Tabacci – ex dc di lungo corso, anti-renziano storico – si muove rapido e leggero e fa proseliti ogni giorno. Il ‘volenteroso’ Tabacci è a un passo dal formare un gruppo autonomo: la sua componente, Centro democratico, aveva quattro deputati a dicembre, ma ora sono già ben 13 (ultimi arrivi Polverini, ora uscita da FI, e Lo Monte, ex leghista). L’obiettivo, fissato a quota venti, sembra a portata di mano, ma proprio perché sa di essere uno bravo, Tabacci inizia a ricordare Renzi: chiede a gran voce le dimissioni di Conte e la nascita di quel Conte-ter che il premier non vuol dare. Forse stufo delle promesse da marinaio di Conte (pare che voglia fare il ministro pure lui), è andato a palazzo Chigi, ma a vedere Di Maio, e dopo aver parlato con il Nazareno.

Uscendo da Chigi, Tabacci ha ribadito i suoi ‘principi’: in primis, "la possibilità di rafforzare la maggioranza c’è, ma serve un governo nuovo, non basta un piccolo rimpasto"; in secundis dice, magnanimo, "Io penso che Conte sia l’unico punto di equilibrio di questa legislatura"; in tertiis, "si deve aprire alla parte conciliante di Iv e all’area liberale di FI". Un ‘programma’ di governo, aprire a Iv e a FI, lontano anni luce da quello di Conte. Il Pd, lato Nazareno, sembra pencolare al Conte III, ora, ma la tensione sulle prospettive spacca i dem. Il Conte ter? Va bene a tutte le correnti. Il Governissimo? Il Nazareno (ossia gli zingarettiani) lo esclude, le altre aree no. Il voto anticipato? Il Pd ‘official’ vi ammicca, quello ‘un-official’ lo respinge sdegnato. Dopo la lettera di dieci deputati (tra cui Benamati, Quartapelle) di una settimana fa, ieri ecco l’altra lettera: ‘nessun ammiccamento alle elezioni’ dicono quattro senatori dem ben noti e pure di peso (Nannicini, Pittella, Stefàno e Verducci).

In sostanza, se il Pd fosse davvero tentato dalle urne, loro direbbero di ‘no’. Preferiscono, invece, ‘ri-dialogare’ con Renzi. Il Nazareno risponde picche solo all’idea ma dentro il Pd le voci e le posizioni sono biforcute. Per il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, e il governatore dell’Emilia-Romagna, "il Pd deve riaprire il dialogo con Iv". Posizione cui sembrano alludere anche i capigruppo di Camera e Senato, Delrio e Marcucci.

Certo, il Nazareno, con Michele Bordo, a Rainews24, riafferma che "o si rafforza la maggioranza o c’è il voto", come dicono da giorni Bettini e Orlando, ma le aree di Franceschini e Guerini-Lotti ci stanno ‘riflettendo’.