L’altro giorno, il doppio avviso della Commissione europea e della Bce sui rischi dei ritardi italiani nella definizione del Recovery Plan, a causa della debolezza del governo Conte, in piena convulsione politica. Ieri, l’effetto combinato della turbolenza nella maggioranza su Btp e spread, risalito fino a quota 125, con la Borsa di Milano maglia nera nel Vecchio Continente (-1,5%). Ma il rialzo possibile del costo del debito rischia di diventare una slavina per la nostra finanza pubblica. Non è un caso che, sempre ieri, si sia fatta sentire l’agenzia di rating di Moody’s, voce del mercato, sui timori che la fragilità dell’esecutivo possa influire sull’efficace utilizzo delle risorse...

L’altro giorno, il doppio avviso della Commissione europea e della Bce sui rischi dei ritardi italiani nella definizione del Recovery Plan, a causa della debolezza del governo Conte, in piena convulsione politica. Ieri, l’effetto combinato della turbolenza nella maggioranza su Btp e spread, risalito fino a quota 125, con la Borsa di Milano maglia nera nel Vecchio Continente (-1,5%).

Ma il rialzo possibile del costo del debito rischia di diventare una slavina per la nostra finanza pubblica. Non è un caso che, sempre ieri, si sia fatta sentire l’agenzia di rating di Moody’s, voce del mercato, sui timori che la fragilità dell’esecutivo possa influire sull’efficace utilizzo delle risorse europee. Con conseguenze sia sulla ripresa sia sulla tenuta dei conti pubblici e sul rating sul debito, sempre in pericolo di essere declassato a junk ("spazzatura").

La crisi politica italiana, insomma, allarma le cancellerie europee, Bruxelles e i mercati. E non bastano a placare le acque le rassicurazioni del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, che spiega come i tempi saranno rispettati. Né la apparente accelerazione data dal premier Giuseppe Conte al confronto ("Che sarà intenso") con le parti sociali proprio sul Recovery Plan.

Il problema è che tanto a Bruxelles quanto a Francoforte temono che il governo Conte possa rimanere nel pantano dell’instabilità e della precarietà a lungo o, quantomeno, per un periodo troppo lungo rispetto alle esigenze di tempestività richieste dall’emergenza pandemica.

A far salire l’allarme sono stati ieri gli analisti di Moody’s con un avviso ai naviganti che non ammette obiezioni: un’eventuale incapacità di utilizzare il Recovery potrebbe causare pressioni sul rating, cioè ridurre il voto di affidabilità che viene dato al credito del Paese. È un ulteriore pressing, questa volta che arriva dal mercato, dopo quelli delle istituzioni europee – commissione Ue e Bce in primis – sull’utilizzo di queste risorse. Gli economisti dell’Agenzia di rating, in un report dedicato alla situazione politica, parlano di una strada verso i fondi europei che, per l’Italia, si fa più accidentata, visto l’emergere di "una maggioranza più fragile", in riferimento alla crisi di governo che non si è ancora chiarita a pieno. Un quadro d’incertezza e fragilità, che, però, secondo gli sherpa di Moody’s, non porterebbe alle elezioni anticipate.

Netta la valutazione testuale: "Una maggioranza più fragile, come quella che è emersa dal voto del Senato, intensifica le sfide delle politiche post-pandemiche per l’Italia. Mentre le elezioni anticipate sono improbabili, questo governo indebolito affronta temibili sfide politiche sia nella gestione dell’attuale fase della pandemia che nell’assicurare un efficace e tempestivo assorbimento dei fondi europei, fondamentali per migliorare il basso potenziale di crescita dell’Italia".

A preoccupare è anche il contesto europeo complessivo. La zona Euro, infatti, ha anche visto il taglio da parte della Bce delle stime di crescita del Pil per il 2021 al 4,4%, a fronte del 5,3% previsto a ottobre, ma con una più veloce ripresa nel 2022. Non incoraggianti le previsioni sulla disoccupazione media, seppure limate all’8,9% per quest’anno e all’8,3 per il prossimo, con una riduzione al 7,4% sul lungo termine. Il panorama si ostina, del resto, a non virare su scenari pienamente rassicuranti per varie ragioni: dalle varianti del virus ai ritardi nelle consegne dei vaccini. E i mercati non rimangono a guardare.