Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)
Il premier Giuseppe Conte (ImagoE)

Roma, 22 gennaio 2021 - Mentre la crisi di governo entra in una fase estremamente tattica che dà origine a un gioco di specchi, in cui le parole di ognuno si riflettono su quelle dell’altro finendo per dare origine a un’immagine profondamente deformata rispetto all’originale, ecco che arriva la bomba dello spread. Ieri era stata l’inchiesta su Cesa a dettare, e modificare, i tempi della crisi, adesso è l’impennata del differenziale di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi a imprimere una sterzata. Noi italiani con lo spread non abbiamo buoni precedenti, e ci ricordiamo del ruolo che la tempesta sui mercati finanziari ebbe nel 2011, quelle che portò alla caduta del governo Berlusconi e alla nascita dell’esecutivo tecnico di Mario Monti. In poche settimane lo spread salì vertiginosamente (il 4 gennaio 2011 era a 173 punti, il 30 dicembre arrivò a quota 528) e l’Italia fu cotretta a cambiare rotta, e timoniere. Ancora si discute se quella tempesta fu causa o effetto dell’instabilità politica che caratterizzò l’ultima fase del governo Berlusconi, e forse serviranno anni per comprenderlo fino in fondo.

Ma è l’oggi che adesso preoccupa, e innegabilmente l’aumento di questi giorni è un brutto segnale. E’ una sorta di campanello d’allarme, che impone all’Italia di fare presto a risolvere i suoi problemi. La crisi è ormai aperta da oltre un mese, in un modo o in un altro entro la settimana un chiarimento definitivo è indispensabile. Se la caccia ai responsabili arranca o non riesce a offrire risposte che non siano un’abborracciata maggioranza che regge su uno o due senatori, forse è il caso di pensare a soluzioni alternative.