Venerdì 14 Giugno 2024
GIOVANNI BOGANI
Magazine

Bellocchio e il Mostro: “Oggi ammiro quel film. Perché la verità è sempre in pericolo”

"Viviamo tra fake news e haters: non è più solo la stampa a essere manipolata". Standing ovation sulla Croisette per il regista con la sua opera del ’72 restaurata

Marco Bellocchio, 84 anni, è tornato a Cannes con 'Sbatti il mostro in prima pagina'

Marco Bellocchio, 84 anni, è tornato a Cannes con 'Sbatti il mostro in prima pagina'

Cannes, 24 maggio 2024 – Marco Bellocchio torna a Cannes, che lo adora, dove negli ultimi anni ha ricevuto la Palma d’oro onoraria ed è stato in concorso con Rapito. Ieri Bellocchio, accolto da un’enorme standing ovation, ha accompagnato in Salle Bunuel la proiezione del suo film del 1972 Sbatti il mostro in prima pagina nella copia restaurata dalla Cineteca di Bologna, presentata dal direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli. Il film affonda nel clima delle tensioni e delle manipolazioni politiche dei primi anni ’70. Un direttore di giornale – uno strepitoso Gian Maria Volonté – spinge l’opinione pubblica ad accusare di un crimine uno studente vicino alla sinistra extraparlamentare.

Bellocchio, lei in passato ha preso le distanze da quel film. E oggi?

"No, mi ci sono riconciliato. Oggi ammiro la profondità delle interpretazioni di Volonté, di Laura Betti, grande attrice dimenticata, e di Fabio Garriba, che dà verità e spessore alla figura del giornalista che crede al proprio lavoro, e non può tollerare una manipolazione dei fatti. Il film si ispirava alla vicenda di Milena Sutter, la ragazza uccisa all’inizio degli anni ’70. Per quel delitto fu incriminato un giovane extraparlamentare di sinistra: ma si scoprì poi che il colpevole era il bidello del liceo della ragazza. Con quel film esploravo le connivenze fra l’informazione, la polizia e la politica nel clima tesissimo di quegli anni".

La stampa che monta accuse: sembra di sentire l’eco del caso di Pietro Valpreda, l’anarchico accusato ingiustamente, tre anni prima, della strage di piazza Fontana. Il film è ancora attuale?

"Nel rivederlo in sala ho notato, con piacere, che alcuni giovani lo seguivano ammirati".

Che impressione le fa, oggi, rivedere le immagini dei funerali di Giangiacomo Feltrinelli o il comizio di un giovanissimo Ignazio La Russa a Milano?

"Ripenso a come eravamo, a come erano le cose. Io e Goffredo Fofi, che scrivemmo la sceneggiatura, non eravamo certo dei terroristi, ma facevamo parte di una sinistra radicale. Su La Russa, allora leader del Fronte della Gioventù, posso solo dire che il tempo passa: non soltanto i terroristi finiscono per diventare pompieri. Se anche La Russa fosse rimasto un nostalgico, che conserva i busti di Mussolini in casa, oggi è un politico democratico senza retrospensieri. Non lo vedo a sovvertire. Anzi, mi sembra impegnato a difendere la stabilità".

C’è un tema cruciale nel film: la manipolazione della verità.

"È un tema che abbiamo sotto gli occhi nella moderna società della comunicazione, che come sempre si confronta con le logiche del potere. Ma oggi non c’è più solo la stampa: tutti parlano direttamente di tutto, dicono cose orribili sul prossimo, si propagano le fake news. Io, da semplice cittadino, non ho competenza per commentare le leggi che riguardano la libertà di stampa: ma mi colpisce l’impunità degli haters".

Sta per raccontare un altro personaggio vittima di una campagna di condanna mediatica, Enzo Tortora. Sarà un film?

"Avrei voluto fare un film, ma la vicenda di Tortora non è contenibile in una durata limitata. Ci vuole una serie, che si chiamerà Portobello".

Sa che un regista brasiliano, Karim Aïnouz, sta lavorando al remake del suo primo film, I pugni in tasca, con Kristen Stewart e Josh O’ Connor?

"Mi auguro che questo regista faccia una cosa completamente diversa. Non potrà avere un attore come Lou Castel, non girerà a Bobbio, non potrà replicare “il mite vendicatore dell’Appennino“, come lo definì Alberto Moravia in una recensione".

È stato osservato che molti dei suoi personaggi sono maschili.

"Beh, Vincere parlava di una donna, Ida Dalser, l’amante di Mussolini. Ma non mi sembra necessario affermare quanto apprezzi e rispetti le donne. Ci sono due donne sulle quali avrei voluto fare dei film. Ho lavorato a lungo a un progetto su Madame Curie, e sulla persecuzione di questa scienziata, accusata anche di essere ebrea. E avrei voluto raccontare Maria José del Belgio, la “regina di maggio“. Una donna che mi ha sempre affascinato: fece un matrimonio combinato con il principe Umberto di Savoia, che però era nel profondo omosessuale. Maria José fu ribelle ma ubbidiente, con Umberto ebbe quattro figli. Verso la fine della guerra, si avvicinò con coraggio all’antifascismo. Pensavo che potesse essere interpretata da una grande attrice francese".