Cos’è lo swatting che fa tremare anche politici e vip. Da una falsa segnalazione alle teste di cuoio

A farne le spese – per ben 2 volte – è stata Nikki Haley, la sfidante di Trump nelle primarie repubblicane. Tra le vittime pure Justin Bieber e Ashton Kutcher

Roma, 30 gennaio 2024 – Immaginate di ritrovarvi, all’improvviso, le teste di cuoio che vi fanno irruzione in casa accusandovi di aver commesso un crimine atroce, e magari puntandovi contro dei fucili. Una prospettiva terrificante, ma sempre più comune negli Stati Uniti, specie come forma di violenza politica. Si tratta dello swatting, che parte da una falsa segnalazione mediante una chiamata anonima alle forze dell’ordine. 

La politica repubblicana Nikki Haley
La politica repubblicana Nikki Haley

A farne le spese – per ben due volte – è stata ad esempio Nikki Haley, l’avversaria di Donald Trump nelle primarie repubblicane. Sabato la polizia di Kiawah Island, nella Carolina del Sud, ha ricevuto una chiamata da parte di una certa “Rose”: stando alle sue parole, la politica avrebbe sparato alla figlia 25enne Rena, riversa in una pozza di sangue, minacciando poi di uccidersi a sua volta. Pur non essendo presente nella residenza di Haley, “Rose” sosteneva di essere al telefono anche con lei.

In seguito a un tempestivo controllo delle forze dell’ordine, la situazione a casa della candidata repubblicana è stata trovata in ordine, rivelando che si trattava di una bufala. La responsabile della chiamata è stata rintracciata dalle autorità. Il 30 dicembre scorso, un altro tentativo di swatting: un uomo ha chiamato il 911 dichiarando di trovarsi nell’abitazione di Nikki Haley e di aver sparato a una donna: in quel momento, la politica non era presente, ma i suoi genitori – di 88 e 90 anni – e una badante stavano alloggiando nella casa. Giunte sul posto, le forze speciali erano pronte a sparare dopo aver intravisto delle ombre al secondo piano: “Gli agenti hanno puntato le loro pistole contro i miei genitori” ha raccontato poi Haley. Ovviamente, nulla di vero neanche quella volta.

Secondo Reuters, dalle elezioni del 2020 che hanno portato alla Casa Bianca il democratico Joe Biden, gli episodi di swatting a sfondo politico sono aumentati, specie per quanto riguarda gli alleati e gli oppositori dell’ex presidente Donald Trump. Si tratta in questo caso di una forma di intimidazione, che può mettere in pericolo la persona “target” della bufala. Tra le altre vittime, anche la segretaria del Maine Shenna Bellows – colei che ha vietato a Trump di partecipare alle primarie repubblicane nello stato – vari giudici che ricoprono ruoli nelle indagini che vedono accusato l’ex presidente repubblicano, ma anche Marjorie Taylor Greene, una dei suoi più stretti sostenitori al Congresso. 

Ma lo swatting è utilizzato anche contro i vip. Ashton Kutcher e Justin Bieber sono stati vittima dello stesso ‘swatter’, un bambino di 12 anni della California. Nel caso dell’attore, diverse decine di agenti delle forze speciali si sono precipitati al suo indirizzo, per poi non riscontrare alcuna emergenza. E non è insolito che anche le persone comuni possano rischiare: nel 2018, il 28enne Andrew Finch, papà di due bambini, si è ritrovato in casa le teste di cuoio, che hanno aperto il fuoco uccidendolo. Il tutto era nato da una challenge tra due gamer online.

Lo swatting è considerato un crimine secondo il codice penale federale degli Stati Uniti, e il responsabile può essere condannato a pagare le spese dell’intervento delle forze dell’ordine, per un totale che può arrivare ai 10 mila dollari.

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