Mercoledì 17 Luglio 2024

Le serie e i film coreani che non puoi perderti

Anche questa primavera usciranno molti titoli asiatici attesi dal pubblico. Una guida per scoprire o rivedere i K-movies migliori di sempre

I migliori film e serie coreane (Foto "Avvocata Woo" - Sito Ufficiale Netflix)

I migliori film e serie coreane (Foto "Avvocata Woo" - Sito Ufficiale Netflix)

Da qualche anno i film coreani stanno avendo un grande successo. Almeno da quando, il 9 febbraio 2020, il film “Parasite” di Bong Joon-ho è entrato nella storia come prima pellicola non anglofona a vincere il premio Oscar per il miglior film. Serie e film coreani – dal melodramma alla commedia romantica, passando per i thriller – sono sempre più ricercati e visti dal pubblico e apprezzati dalla critica. Vuoi qualche suggerimento? Prima di passare in rassegna i principali film coreani, partiamo da alcune delle serie coreane più conosciute e assolutamente da recuperare, se non si sono ancora viste.

Squid Game

Il K-drama più famoso al mondo è “Squid Game”, che ha debuttato nel 2021 su Netflix In poco tempo la serie coreana è diventata talmente popolare da essere analizzata e studiata come fenomeno sociale e di costume. La seconda stagione potrebbe essere pronta entro la fine del 2023 o all'inizio del 2024. Che piega prenderanno le cose per i partecipanti al gioco letale?

Avvocata Woo

Racconta di un’avvocatessa, interpretata da Woo Young-woo, affetta da un disturbo dello spettro dell'autismo e alle prese coi casi e gli eventi dello studio legale dove è assunta. Arrivata in streaming nella sua lingua madre, ovvero il coreano, la serie Netflix è diventata un successo globale grazie a un’interprete e a una protagonista che ha saputo entrare nel cuore degli spettatori con la sua personalità carismatica.

La casa di Carta: Corea

La casa di Carta: Corea” è la versione coreana del cult spagnolo di Alex Pina diventato uno dei titoli Netflix più visti di sempre. Anche la sua K-version è disponibile sulla stessa piattaforma di streaming. Il remake asiatico reinventa il soggetto originale reinterpretandolo con elementi specificatamente locali come la divisione tra Nord e Sud del Paese.

The Glory

Arrivata alla seconda stagione su Netflix, è un revenge thriller drammatico in cui, al tema centrale del riscatto, si aggiunge una riflessione sul bullismo tra gli adolescenti. La trama è semplice quanto avvincente: anni dopo avere subito un terribile abuso al liceo, una donna attua un elaborato piano di vendetta per far pagare ai colpevoli i loro crimini. Interpretata da Song Hye-kyo, Lee Do-hyun, Lim Ji-yeon, è stata ideata da Kim Eun-sook, An Gil-ho.

Itaewon Class

Serie creata da Kim Sung-youn e Gwang Jin, con protagonisti Park Seo-jun, Kim Da-mi, Yoo Jae-myung, si svolge perlopiù in un colorato quartiere di Seoul. Lì un ex detenuto e i suoi amici combattono un potente nemico per trasformare in realtà i loro sogni ambiziosi per il loro bar di strada. Sempre su Netflix.

My Name 

My Name” è un thriller coreano distribuito da Netflix. Yoon Ji-woo (Han So-hee) è una ragazza che appartiene a un'organizzazione criminale. Dopo l'assassinio di suo padre, viene inviata come infiltrata all'interno della polizia. Ossessionata dal desiderio di vendetta, Ji-woo deve evitare di essere scoperta dal severo capo Cha Gi-ho e dall'onesto collega. Entrambi hanno una missione: annientare il boss criminale di Ji-woo.

Vincenzo 

Vincenzo”, con l’attore Song Joong-ki, è interessante per comprendere come vengono visti e percepiti gli italiani dal popolo coreano. È una serie Netflix all’insegna di stereotipi e divertimento. Quando aveva otto anni Park Joo-hyung è andato in Italia dopo essere stato adottato. Da allora il suo nome è Vincenzo Cassano. Una volta adulto, è diventato un avvocato italiano, consigliere per la mafia e uno dei migliori uomini di un potente boss, fino a quando non è stato più il benvenuto…

Dr. Brain 

Tra sci-fi e horror, su Netflix la particolare serie coreana “Dr. Brain” fa viaggiare gli spettatori nella mente del protagonista, Lee Sun-kyun, alla ricerca dei segreti della coscienza di altri morti. E ora vediamo alcuni dei film coreani più noti in tutto il mondo, un riferimento se si vuole scoprire e capire di più del cinema coreano.

Parasite

Film del 2019 diretto da Bong Joon-ho. Presentato alla 72ª edizione del Festival di Cannes, dove ha vinto la Palma d'oro, è diventato il primo film sudcoreano ad aggiudicarsi tale riconoscimento. Ma non si è fermato qui. È stato anche il primo film sudcoreano a venire candidato ai Premi Oscar, vincendone quattro (Miglior Film, Migliore Regia, Miglior Film Internazionale e Migliore Sceneggiatura Originale). La trama? La famiglia Kim vive col sussidio di disoccupazione in un piccolo e sudicio appartamento seminterrato, tirando avanti con sotterfugi e piccoli lavoretti. Quando uno di loro, falsificando diploma e identità, diventa il tutor privato dell’erede di una ricchissima famiglia, i Kim escogitano un piano diabolico per sistemarsi definitivamente, con conseguenze imprevedibili.

Memorie di un assassino

Diretto da Bong Joon-ho nel 2003. Adattamento di un’opera teatrale, il film è ispirato a una storia vera, quella di Lee Choon-jae, primo assassino seriale coreano conosciuto, attivo fra il 1986 e il 1991 a Hwaseong, nella provincia di Gyeonggi. In “Memorie di un assassino” tre investigatori coreani conducono un’indagine in una piccola cittadina della campagna coreana nel 1986, dove, in un canale di scolo, è stato ritrovato il cadavere di una ragazza.

Trilogia della vendetta

“Trilogia della vendetta” di Park Chan-wook. Tre film diretti dal regista sudcoreano Park Chan-wook e ispirati al tema della vendetta:

Mr. Vendetta

Mr. Vendetta” (2002). Il giovane sordomuto Ryu (Shin Ha-kyun), saldatore in una fabbrica, ha una sorella gravemente malata (Lim Ji-Eun) che, per sopravvivere, avrebbe bisogno di un trapianto di rene. È stata inserita in lista d'attesa, ma l'organo più le spese di intervento costerebbero troppo per le loro possibilità, soprattutto dopo che Ryu viene licenziato. Il ragazzo si rivolge così a dei trafficanti di organi…

Old Boy

Old Boy” (2003) vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004. Oh Dae-su (Choi Min-sik) è un uomo rimasto imprigionato in una cella simile a una stanza d'albergo per quindici anni, senza sapere l'identità o le motivazioni del suo rapitore. Dopo il suo rilascio, Dae-su scopre di essere ancora intrappolato in un gioco di cospirazione e violenza. Il suo desiderio di vendetta si intreccia con l'amore che prova per una giovane cuoca di sushi, Mi-do.

Lady Vendetta

Lady Vendetta” (2005) Quando è stata arrestata negli anni Novanta, Lee Geum-ja (Lee Young-ae) era una studentessa di vent’anni. Era stata accusata di aver rapito e assassinato un bambino di sei anni. Dopo aver scontato una lunga pena, Lee va a vivere in un albergo e trova lavoro in una pasticceria. Ma l’ex detenuta devota, che durante la detenzione aveva aiutato molte compagne di cella ottenendo la loro gratitudine, è in realtà una donna piena di rabbia e di desiderio di vendetta. Nel suo mirino c’è un uomo, il professor Baek (Choi Min-sik), con il quale da giovane aveva avuto una storia ed era rimasta incinta. Se ti piacciono i film coreani dovresti vedere alcuni dei principali capolavori del maestro Kim Ki-duk, scomparso prematuramente a 59 anni nel 2020, a causa del Covid. Il suo debutto dietro la macchina da presa è stato con “The Crocodile” nel 1996. È stato un grande successo anche “Seom – L’isola” (2000), mentre “Shilje sanghwang” (2000) ha segnato una battuta d’arresto. Dopo alcune prove cupe e crude, “Primavera, estate, autunno, inverno… e ancora primavera” (2003) lo ha consacrato come regista noto in tutta Europa. Nel 2004 il suo film “La samaritana” ha vinto l’Orso d’oro per la miglior regia al 54° Festival del Cinema di Berlino. Nello stesso anno “Ferro 3 – La casa vuota”, ritenuta una delle sue massime espressioni nonché uno dei migliori film coreani di sempre, ha vinto un Leone d’argento per la miglior regia alla 61esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e una candidatura al David di Donatello come miglior film straniero. Dopo alcune pellicole sempre particolarmente controverse, Kim Ki-Duk è rimasto in silenzio dal 2008 al 2011. È tornato con “Arirang” (2011) che ha tratto spunto proprio dalla sua crisi artistica. Tornato alla carica, nel 2012 il suo “Pietà” ha vinto il Leone d’Oro alla 69a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Alla Biennale nel 2016 ha presentato “Il prigioniero coreano”. La sua ultima opera è stata “Call of God”, uscito postumo nel 2022. I film coreani di Kim Ki-duk sono una commistione di violenza e poesia, romanticismo e cinismo, solitudine e disagio, sempre tratteggiati con vena intimista, delicata e incisiva allo stesso tempo. Immagine: “Avvocata Woo” - Sito Ufficiale Netflix