Sanremo 2024, pagelle prima serata: Angelina e Annalisa favorite, Bertè monumento

Non convincono Sangiovanni, Il Tre e Fred De Palma. Il Volo troppo classici per poter rimanere e colpire

Loredana Bertè al Festival di Sanremo 2024 con 'Pazza': strepitosa la sua performance
Loredana Bertè al Festival di Sanremo 2024 con 'Pazza': strepitosa la sua performance

Le pagelle della prima serata del Festival di Sanremo 2024. La 74esima edizione del Festival della canzone italiana ha preso il via con l’esibizione di tutti i trenta cantanti in gara.

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Marco Mengoni: voto Sposaci. Bello, bravo, carismatico. Sposaci tutti e tutte. Sposa tutta l’Italia. Sei l’anello di congiunzione fra noi e il “tante care cose”. Grazie di tutto a prescindere. 

Clara 'Diamanti grezzi': voto Tequila e guaranà, guaranà. Ricorda molto la canzone di Elodie e in alcuni momenti anche ‘Due’, della stessa Elodie. L’obiettivo è ambizioso, ma il compito lo porta a casa. Rompe il ghiaccio della serata e non è facile, se la cava bene.

Sangiovanni 'Finiscimi': voto Hanno ucciso le farfalle. Ecco, se in una sua precedente canzone non volavano farfalle stavolta son proprio finite. Poverine. Non possiamo passare da “Se vuoi ti compro tutta Malibu” allo stile Blanco triste. 

Fiorella Mannoia 'Mariposa': voto Regina. Sale sul palco con un abito stupendo e la sua performance è altrettanto stupenda. Ma che je voi di’? Solo “clonatemi e fatemi diventare come Fiorella”. Proteggiamola per sempre da tutto e tutti, è un patrimonio.

La Sad 'Autodistruttivo': voto Diventerai una staaaar. La loro esibizione è un mix fra i Dari e i Finley. Non sono da Sanremo e proprio per questo sono forti a modo loro. La canzone è orecchiabile e il messaggio che portano sul palco è da apprezzare.

Fiorello: voto Dategli le chiavi dell'Ariston. Il sogno vederlo condurre tutti i prossimi Festival di Sanremo che il Signore metterà in terra. Lui è un genio assoluto e ogni anno lo conferma.

Irama 'Tu no': voto Andero ndari. Se scandisse meglio le parole, si potrebbe capire cosa dice. Troviamo un compromesso: urli di meno e magari capiamo il testo. Il mood è sempre lo stesso delle sue canzoni, questa è molto più maestosa. Però per me rimane no.

Ghali 'Casa mia': voto Bel tentativo. Il mood è diverso rispetto a quello dell'ultimo album e lo ringraziamo. Canzone orecchiabile, ma niente di incredibile. Carina l'idea di raccontare il pianeta come se fosse visto da un alieno.

Negramaro 'Ricominciamo tutto': voto Insalatona. L'attacco è chiaramente 'Diamanti'. E' un mix di tutto: 'Attenta', 'Fino all'imbrunire', 'Meraviglioso', solo per citare alcuni brani. Niente di nuovo, forse ci saremmo aspettati un guizzo in più.

Annalisa: voto Quando quando quando. Tormentone assoluto tanto il ritornello quanto la spalla che si muove in stile Romina Power. Ovviamente Annalisa non sbaglia un colpo, non c'è niente da eccepire. Non può non finire sul podio e non finire nelle nostre playlist ancora prima di subito.

Mahmood ‘Tuta gold’: voto Cinque cellulari nella tuta gold, baby non richiamerò. La state anche voi ballando la coreografia? Un po’ ‘Soldi’, un po’ ‘Barrio’, un po’ tanta bella roba. Certo, fosse salito sul palco indossando una tuta gold acetata sarebbe diventato idolo delle folle ancora di più.

Diodato ‘Ti muovi: voto Che bello. Lui canta. Sa cantare. E lo fa sempre con la gioia di farlo. Cosa c’è di più bello? Il brano non è nè ‘Fai rumore’ nè ‘Babilonia’, certo. Ma sicuramente si muove eccome. Il bianco etereo dell’outfit lo fa assomigliare un po’ troppo al Vescovo del film ‘Ladyhawke’, ma pazienza. 

Loredana Bertè ‘Pazza’: voto Stai stella stai. Nel senso di “Continua a brillare, ti prego. Illuminaci la via”.  Loredana non si può discutere. Sale sul palco con l’umiltà di una debuttante, si esibisce con la grinta, la delicatezza, la classe di una leggenda. Siamo pazzi di te.

Geolier ‘I p’ me, tu p’te’: voto Liberato Wannabe. Apprezzabile la scelta del dialetto napoletano, ma la metrica di ‘Cenere’ di Lazza non lo aiuta ad essere originale. Compitino, ma nulla di così innovativo. Funzionerà. Agli autoscontri. 

Alessandra Amoroso ‘Fino a qui: voto Trasferello. Il giro di piano iniziale ricorda un po’ My immortal’ degli Evanescence. Poi torna ad essere Alessandra Amoroso. E’ un brano molto riconoscibile, in pieno stile Amoroso. E’ sovrapponibile a tanti altri suoi. Il che non è un male. Ma è quello che ti aspetti. Non spettina.

The Kolors ‘Un ragazzo una ragazza’: voto Rubabandiera. Su le mani, ragazzi, c’è il gioco aperitivo. La coreografia è già memorizzata, aspettiamo solo l’estate e poi facciamo esplodere il tormentone in spiaggia. L’intro è evidentemente ‘Pensare male’ con Elodie. E poi via di Italodisco 2.0. Tormentonissimo.

Angelina Mango ‘La noia’: voto Allarme bomba. Di energia stavolta. Mangia il palco centimetro per centimetro. Ci fa ballare e cantare, poi decide di farci rimanere a bocca aperta ad ascoltare sul finale quasi a cappella. Ciao, ma proprio ciao. Maria, c’hai beccato di brutto.

Il Volo ‘Capolavoro’: voto Macchina del tempo. Cantare dopo un medley atomico di Marco Mengoni sarebbe difficile per chiunque. Loro ci fanno tornare indietro nel tempo. Da loro ci si aspetta questo e il compito l’hanno fatto. 

BigMama ‘La rabbia non ti basta’: voto Il mondo della musica sa. Lei sa cantare e lo dimostra. Ha grinta e lo dimostra. Sa i bonus del FantaSanremo e lo dimostra. Insomma, non sbaglia nulla. Mamma quanto spacca, anche perché il brano ricorda un po’ la dance anni Novanta.

Ricchi e Poveri ‘Ma non tutta la vita’: voto Ma tutta la vita davvero. Il ritmo ricorda in alcuni punti ‘Semplice’ di Gianni Togni e già sarebbe una perla. Loro sono autoironici e ci fanno divertire e ballare. La canteremo. Metterei la firma per una carriera come la loro.

Emma ‘Apnea’: voto Si balla. Padroneggia il palco, canta e ci fa ballare. Dopo mezzanotte è la nostra tazza di caffè nero bollente che ci dà la carica. Grazie. Il brano assomiglia un po’ a ‘Mamma Maria’ dei Ricchi e Poveri. Grazie anche per quello.

Renga e Nek ‘Pazzo di te’: voto Sul sicuro. Il loro fascino è innegabile, la canzone un po’ troppo classica per farci sentire le farfalle nello stomaco. Però non possono sfigurare e lo sanno, sono nella loro comfort zone. Una postilla: “Mantello di cielo” rievoca vecchi spettri. Tipo Modà, ad esempio. No che proprio no. Ma no eh. No.

Mr Rain ‘Due altalene’: voto Non se ne è mai andato. Camminerà a un passo da noi sulle altalene, ma senza i bambini e le ali. Insomma sembra sia rimasto all’Ariston dallo scorso Sanremo. 

Bnkr44 ‘Governo punk’: voto Colla Zio. L’energia è la stessa, la freschezza pure. Portano sul palco la confusione che serve. Ricordano un po’ le Lollipop al maschile. La speranza è che abbiano un successo più duraturo.

Gazzelle ‘Tutto qui: voto Panda. Va salvaguardato. Sale sul palco agitatissimo, è l’emblema dell’indie. La canzone è bella, vedi Gazza che non c’era bisogno di essere teso? Già vedo gli accendini, pardon gli smartphone purtroppo, accesi al concerto quando parte questa canzone.

Dargen D’Amico ‘Onda alta’: voto Cassa dritta. Lui ha preso il FantaSanremo alla lettera. Bonus su bonus. Di voce ne ha sempre avuta poca, la capacità di fare canzoni che fanno ballare e si fanno ricordare è tutta sua. Dà un messaggio forte, certo con gli orsacchiotti al collo...

Rose Villain ‘Click Boom!’: voto Double Face. Prima ci fa capire che sa cantare e che se vuole può interpretare melodie sanremesi, poi ci spettina con il ritornello. C’è un po’ di ‘Bleedin’ Love’ di Leona Lewis. Fa il pieno di bonus per FantaSanremo. Adorabile.

Santi Francesi ‘L’amore in bocca’: voto Santi Santi Santi. Stilosi nell’outfit, sensuali nella melodia e nelle movenze e coinvolgenti nel testo. Il ritornello si ricorda.

Fred De Palma ‘Il cielo non ci vuole’: voto Però è una fissa. E prima ‘Il cielo guarda te’, adesso ‘Il cielo non ci vuole’. Insomma, un po’ sempre lo stesso argomento. Non è una canzone indimenticabile, anche se è apprezzabile l’assenza del reggaeton.

Maninni ‘Spettacolare’: voto Lo risentiremo. “Il ragazzo si farà anche se ha le spalle strette”. Lui non ha spalle strette, ma promette bene. Ci mette cuore e voce, in più la canzone è orecchiabile e si fa ricordare.

Alfa ‘Vai!’: voto Ed Sheeran. Nel senso che la canzone ne ricorda molto alcune di Ed Sheeran e ‘Black horse and cherry tree’ di KT Tunstall da molto vicino. Il finale è ‘Counting Stars’ degli One Republic. Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Figuriamoci sul palco dell’Ariston. 

Il Tre ‘Fragili’: voto Peccato. L’ora tarda non c’entra. E’ che proprio la canzone e la sua voce non sono particolarmente adatti. Al palco e al brano. A differenza di altri però canta, il che è un plus non da poco.

Zlatan Ibrahimovic: voto Showman. Parla bene l’italiano e ha i giusti tempi scenici. Bel siparietto.

Ana Mena: voto Daiiii manchi solo tu. Perché non c’è Ana Mena? Adesso me lo spiegate. Fred De Palma sente la tua mancanza, noi pure. Ana, menaaa, torna a casa. Torna qui.

Peppe Vessicchio: voto Torna, sto Sanremo aspetta a te. Diciamoci la sincera e schietta verità: senza il Maestro non è Festival. Peppe, torna. Noi ti aspettiamo. 

Enrico Melozzi: voto Nuovo beniamino. Ha un look che già ti fa pensare che si sia appena svegliato e ti fa immedesimare in lui. Poi inizia a dirigere e non ti immedesimi, perché è troppo bravo per essere avvicinabile da un comune mortale come noi. Tocca a lui: è l’erede designato di Vessicchio. 

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