Il robot Ai-Da
Il robot Ai-Da

Gli studi sull'intelligenza artificiale hanno raggiunto risultati ragguardevoli, tanto che un robot è ora in grado di comporre poesia ispirata alla 'Divina Commedia' di Dante Alighieri e di recitarla nel corso di un'esibizione all'interno di un museo di Oxford. Il robot in questione si chiama Ai-Da, nome ispirato ad Ada Lovelance, la prima programmatrice di computer al mondo. È stato costruito e programmato presso l'università di Oxford ed è già stato protagonista di performance artistiche, ad esempio dipingendo quadri. Ora diventerà il primo robot dotato di IA a recitare poesia da lui scritta.

Una poesia ispirata alla 'Divina Commedia' di Dante

Ai-Da è dotato di complessi algoritmi di analisi linguistica: grazie a essi ha "letto" le tre cantiche della 'Commedia' (nella traduzione inglese) e le ha utilizzate come fonte di ispirazione per comporre una propria opera poetica modellata sul capolavoro di Dante. E se non è la prima volta che un robot raggiunge questo risultato, cioè scrivere poesia, è sicuramente degna di nota la qualità dei suoi versi, nonché il fatto che sarà "il primo esempio di IA che scrive e recita poesia, esattamente come farebbe un essere umano": sono parole degli organizzatori della recita pubblica che si tiene il 26 novembre presso l'Ashmolean Museum di Oxford.

La poesia del robot Ai-Da

Ai-Da ha composto versi come questi: "We looked up from our verses like blindfolded captives, / Sent out to seek the light; but it never came" (Abbiamo alzato lo sguardo dai nostri versi come prigionieri bendati / Inviati a cercare la luce; ma non è mai arrivata). Oppure: "A needle and thread would be necessary / For the completion of the picture. / To view the poor creatures, who were in misery, / That of a hawk, eyes sewn shut.” (Sarebbero necessari ago e filo / Per completare il quadro. / Per vedere le povere creature, che erano in miseria / Quella di un falco, con gli occhi cuciti").
Il robot Ai-Da è ultra realistico, dunque recita le proprie parole muovendo le labbra, la testa, gli occhi, sbattendo le palpebre, con una voce solo leggermente metallica e capace di una certa intonazione e intenzione.

Una prospettiva inquietante

A Oxford ci tengono a sottolineare che l'intervento di editing umano è stato minimo e che i versi sono assolutamente farina del sacco di Ai-Da. Aidan Meller, che ha ideato il robot, afferma che "le persone sono molto scettiche e sospettano che il robot non abbia fatto granché, ma la realtà è che i suoi modelli linguistici sono molto avanzati e nel 95% dei casi l'intervento umano è avvenuto perché Ai-Da aveva fatto troppo. Può produrre ventimila parole in dieci secondi: se vogliamo che dica qualcosa di breve e scattante, dobbiamo operare una selezione. Ma non siamo noi a scrivere la poesia".

Meller aggiunge anche che è "profondamente inquietante" la velocità con la quale stanno evolvendo i modelli linguistici informatici: "Ci stiamo dirigendo molto velocemente verso il punto in cui i versi di Ai-Da saranno completamente indistinguibili dal testo umano, e per tutti noi che scriviamo si tratta di una prospettiva preoccupante".