La sfilata di Gucci durante la Milano Fashion Week (Ansa)
La sfilata di Gucci durante la Milano Fashion Week (Ansa)

Milano, 20 febbraio 2019 - Parte alla grandissima Milano Moda Donna con la sfilata co-ed (al maschile e femminile) di Gucci col talento e l'energia di Alessandro Michele che, insieme al presidente del brand Marco Bizzarri, ha portato il marchio-icona del gruppo Kering a risultati più che stellari. Lode alle vendite dunque e ai fatturati miliardari ed ecco che in via Mecenate dove cìè la sede dell'azienda e quella del defilè arriva il presidentissimo François-Henri Pinault con la moglie Salma Hayek e la loro figlia Valentina. Entrano insieme ad altri 1.000 invitati tra i quali Jared Leto che hanno in mano una maschera di resina bianca che rappresenta il volto di un ermafrodito. Così ha voluto Alessandro Michele che guarda tanto al futuro dello stile quanto alle radici antiche della nostra cultura. "Il mondo antico ha lodato la meraviglia di essere tra i due sessi - racconta Michele dopo gli applausi - essere ibridati è una benedizione degli dei, l'ermafrodito è l'essere più bello!". Lo stilista che ha portato Gucci sulla luna del fashion dice di sentirsi più pagano che cattolico, nonostante sia nato a Roma, "perchè mi sento liberato dagli dei". 

Per il defilè ha puntato sulla maschera bianca metafora del nostro essere e del nostro esistere come dell'indossare un abito. "La maschera è il nostro doppio, per rivelarsi con nostro abito agli altri ma anche per sottrarsi e rimanere da soli - spiega - la maschera mostra e nasconde, ha una funzione protettiva che ci tutela. Gli abiti ci fanno apparire ma noi li riempiamo e li facciamo parlare di come siamo e sentiamo". Urla di lupi, latrati di fiere introducono il defilè che spiazza per i giochi di specchi in passerella e le luci abbaglianti quanto respingenti. La prima uscita mostra una ragazza col viso chiuso da una maschera di pelle nera piena di aculei, feroci e aguzzi, una forza metallica di prevenzione e al tempo stesso un gioco di stile, come le sciarpe di aculei e le profilature dei cappotti. "Questi sono oggetti per lo show non li metterò in produzione e in vendita", racconta forse già pensando che questa geniale provocazione ha già contagiato chissà quanti fashionisti. Molto belle le forme, che ricordano gli anni Ottanta, coi pantaloni molli e fluidi e le giacche con le spalle forti e una presenza forte. Meno ornamenti del solito, su tutta la collezione un'impronta purificata. Non manca un ricordo del grande Lagerfeld: "Io ho lavorato con lui tanti anni fa quando cominciavo da Fendi - racconta Alessandro Michele - e ho sempre ammirato la sua tenacia e forza nel lavoro. Karl per me è stato un esempio e non solo nella moda ma anche nella vita. Mi chiamava il Dj e allora io ero biondo".