di Andrea Spinelli "Siamo nati per combattere la sorte" scriveva Stefano D’Orazio in Rinascerò rinascerai mandata in radio con Roby Facchinetti a primavera per sostenere la lotta al Covid-19 dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Ma a vincere venerdì sera col batterista dei Pooh, 72 anni, è stata proprio la sorte, gettando il mondo della musica in quello sgomento che stringe il cuore non tanto quando se ne va un personaggio famoso, ma un’anima buona. "Era romano e quindi dotato di un’umanità che sprizzava da tutti i pori" ricorda il chitarrista Dodi Battaglia. "Quando a simpatia lo paragonavo a Walter Chiari, perché aveva quell’empatia travolgente lì, unita a una grande intelligenza. Se noi Pooh siamo riusciti ad essere realmente gli “amici per sempre” della canzone...

di Andrea Spinelli

"Siamo nati per combattere la sorte" scriveva Stefano D’Orazio in Rinascerò rinascerai mandata in radio con Roby Facchinetti a primavera per sostenere la lotta al Covid-19 dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo. Ma a vincere venerdì sera col batterista dei Pooh, 72 anni, è stata proprio la sorte, gettando il mondo della musica in quello sgomento che stringe il cuore non tanto quando se ne va un personaggio famoso, ma un’anima buona.

"Era romano e quindi dotato di un’umanità che sprizzava da tutti i pori" ricorda il chitarrista Dodi Battaglia. "Quando a simpatia lo paragonavo a Walter Chiari, perché aveva quell’empatia travolgente lì, unita a una grande intelligenza. Se noi Pooh siamo riusciti ad essere realmente gli “amici per sempre” della canzone lo dobbiamo molto a lui. In un gruppo come il nostro ognuno ha un ruolo e il suo, grazie a una spiccatissima attitudine naturale, era quello manageriale. Era mio fratello. Non per legame genetico, ma per scelta di vita".

A prendersi il batterista di Uomini soli è stato il Covid, agevolato dalla forte immunodeficienza che gli aveva causato una vecchia infezione per la quale, dopo numerosi tentativi, sembrava finalmente riuscito a trovare la cura. Ricoverato da una settimana presso la struttura Columbus del Policlinico Gemelli di Roma, D’Orazio ha visto compiersi il suo destino in poche ore, lontano dagli affetti e dalla moglie Tiziana Giardoni, sposata nel 2017 (testimone Barbara D’Urso) dopo un decennio di convivenza mettendo fine a una vita da scapolo lastricata di relazioni da rotocalco come quelle con Lena Biolcati ed Emanuela Folliero.

"Giuro che io nel celibato ci ho creduto veramente fino all’ultimo, ma la sera in cui Carlo Conti, consegnando ai Pooh un premio alla carriera nella cornice dell’Arena di Verona, ci chiese in diretta tv quali fossero i nostri progetti futuri, pensai al colpo di teatro senza rendermi conto che se dici “mi sposo” davanti a milioni di telespettatori poi non puoi più tirati indietro", ricordava. "Feci l’annuncio a metà giugno dando appuntamento a tutti il 12 settembre, giorno del mio compleanno. Tolto agosto, mese in cui non lavora nessuno, mi ritrovai meno di 60 giorni per portare mia moglie all’altare". Alle nozze Stefano aveva dedicato pure un anti-manuale intitolato Non mi sposerò mai!. "Ho perso una parte di me stessa, Stefano era la mia forza, il mio sorriso, mi mancherà tutto di lui" dice ora Tiziana.

Dietro ai tamburi s’era seduto da ragazzo, prima coi The Kings, gruppo specializzato nelle cover degli Shadows, poi con The Sunshine, per provare infine a unire musica e teatro accompagnando alla batteria lo spettacolo Osram di Carmelo Bene e Cosimo Cinieri ("Accade al Beat 72, centro di ricerca teatrale romano in cui intercalavo con il mio strumento il recitato degli attori. Una prestazione a mero uso e consumo della follia letteraria di Bene che, essendo agli esordi, non era ancora apparso alla Madonna, ma, al limite, solo a San Giuseppe").

Nel ’71 l’ingresso nei Pooh al posto di Valerio Negrini, batterista e paroliere proprio come lui. La folgorazione per il musical era arrivata con Pinocchio, proseguita dopo l’uscita dalla band nel 2009 con Aladin, una versione italiana di Mamma mia, W Zorro, Cercasi Cenerentola. Numerosi i progetti fermi sulla scrivania. Un’iniziativa editoriale legata a un racconto che avrebbe dovuto vedere la luce a breve, l’abbozzo (solo quello) di un romanzo sugli dei del paganesimo "a cui ne capitano di tutti i colori", e poi il teatro. Innanzitutto, l’opera popolare ispirata a Parsifal a cui stava lavorando assieme a Facchinetti e poi l’idea di un musical ispirato a Da grande, la pellicola dell’87 con Renato Pozzetto trasformata poi nel blockbuster Big con Tom Hanks, di cui aveva acquistato i diritti col regista Fausto Brizzi. Sui funerali non si hanno ancora notizie certe: forse una cerimonia all’aperto domani a Roma.