Lunedì 15 Luglio 2024
LEO TURRINI
Magazine

Il film su Ferrari visto dal figlio. “L’anno chiave del Drake”

Piero ha visto in anteprima la pellicola di Michael Mann in concorso a Venezia: “Ha scelto il 1957, fu decisivo”. La perdita del primogenito Dino, la strage alla Mille Miglia, l’ansia per l’azienda

Una scena di 'Ferrari' di Mann, con Adam Driver

Una scena di 'Ferrari' di Mann, con Adam Driver

Modena, 31 agosto 2023 – "Spero sia un film da Oscar, aspettando una Rossa da mondiale in Formula Uno…". Piero Ferrari stasera sarà sul Red (appunto…) Carpet del Lido di Venezia per la prima di Ferrari, il film hollywoodiano dedicato a suo padre, il Drake di Maranello. Un “biopic”, come dicono quelli bravi, diretto dal grande Michael Mann, il regista di Heat e Collateral, per citare solo un paio dei suoi capolavori.

"Mann è un amico di vecchia data – spiega Piero, 78 anni, vicepresidente del brand italiano più conosciuto nel mondo –. Lui ha inseguito per lungo tempo il sogno di una pellicola dedicata a mio padre, mi mostrò una bozza di sceneggiatura quasi un quarto di secolo fa, è bello che finalmente abbia tagliato il traguardo".

Una scena di 'Ferrari' di Mann, con Adam Driver
Una scena di 'Ferrari' di Mann, con Adam Driver

Che film è?

"L’ho visto in esclusiva a Los Angeles, in una proiezione riservata. In Italia arriverà nelle sale sotto Natale".

Giudizio?

"Beh, io mica sono un critico cinematografico. E inoltre sono parte in causa, dato che sul set vengo rappresentato da bambino. Ciò premesso…"

Ciò premesso?

"A me è piaciuto molto, il film. Non pretende di descrivere in due ore la storia intera di mio padre, sarebbe stata una forzatura. Mann invece ha fatto una scelta diversa".

Che scelta?

"Ha puntato su un momento particolare, su un anno speciale. Il 1957. Papà aveva appena perso Dino, il figlio primogenito, il fratello che purtroppo io non ho mai conosciuto. E in quello spasmo tremendo di dolore privato si innestano le tragedie delle corse, la strage della Mille Miglia, le ansie per il futuro della fabbrica, che all’epoca era ancora tutta sua, era lontano l’accordo con la Fiat di Gianni Agnelli…"

Come se la cava Adam Driver, l’ultimo Jedi di Guerre Stellari, nei panni di papà?

"Beh, Driver in italiano significa pilota, meglio di così! E poi che il figlio cinematografico di Leila Skywalker e Han Solo incarni mio padre lo trovo suggestivo. A parte le battute, Adam è bravissimo. I miracoli del trucco lo rendono fisicamente molto simile al mio babbo. E Penelope Cruz è magnifica nei panni di Laura, la madre di mio fratello Dino. Ma posso aggiungere una cosa?"

Prego.

"Tutto il film è stato girato sulle nostre terre, a Modena, nel regno di mio padre, della Ferrari. È stata una scelta della produzione che mi ha riempito di orgoglio. Vede, al di là dell’effetto promozionale che avrà il film per il turismo, io sono contento quando vengono ricordate le radici del Mito. La leggenda di mio padre è una storia prima modenese, quindi emiliana, poi italiana, infine globale".

È vero che per l’opera cinematografica le comparse sono tutte state selezionate a livello locale?

"Sì. Pensi che in un cameo c’è anche Massimo Bottura, lo chef che il mondo ci invidia. Fa la parte di un portiere d’albergo, in pieno centro a Modena".

Piero, ma è più facile vinca l’Oscar il film di Michael Mann o il Mondiale di Formula Uno la Ferrari?

"La domanda è tendenziosa. L’Oscar prossimo viene assegnato a primavera 2024, il campionato delle monoposto finirà in autunno. Chissà, magari faremo doppietta nel nome di papà…”.