Portsmouth, 17 aprile 2018 - Un team di ricercatori britannici e statunitensi ha scoperto un enzima capace di 'mangiare' la plastica, degradandola fino a farla scomparire, che potrebbe risolvere una delle più dannose forme di inquinamento del nostro pianeta. La ricerca, condotta da studiosi della Portsmouth University e del Laboratorio per le energie rinnovabili del ministero dell'Energia americano e pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), si è concentrata su un particolare batterio, l'Ideonella sakaiensis, rinvenuta nel 2016 in Giappone, nel complesso di riciclaggio di Sakai. Il microrganismo in questione è infatti in grado di consumare plastica di tipo Pet per produrre energia e sembra essersi sviluppato di recente visto che la plastica è stata inventata solo negli anni 40.

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Nonostante gli sforzi nel campo del riciclaggio, otto milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani ogni anno, impiegando centinaia di anni per biodegradarsi e creando una vera e propria emergenza ambientale. In questo caso, per cercare un modo più efficace e veloce di eliminare la plastica, gli scienziati americani e britannici hanno cercato di comprendere il funzionamento di uno degli enzimi del batterio 'mangia-plastica' chiamato PETase, indagandone la struttura. Tuttavia, la fortuna era dalla parte dei ricercatori che, si legge sulle conclusioni della ricerca, "sono andati più lontano, scoprendo per caso un enzima ancora più efficace per disaggregare le plastiche PET". L'enzima, ottenuto 'artificialmente', può infatti cominciare a 'digerire' le plastiche già dopo alcuni giorni.

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Ora l'obiettivo della ricerca, alla quale hanno partecipato anche studiosi brasiliani, è migliorare le prestazioni, nella speranza che un giorno l'enzima possa essere impiegato nei processi industriali di smaltimento delle plastiche. "Il caso ha spesso un ruolo importante nella ricerca scientifica fondamentale, e la nostra ricerca non fa eccezione", ha spiegato John McGeehan, docente di Scienze biologiche all'Università di Portsmouth. "Nonostante il progresso sia modesto, questa scoperta inattesa suggerisce che ci sia margine per migliorare questi enzimi, per avvicinarci a una soluzione di riciclaggio per la montagna in costante crescita di plastiche abbandonate", ha concluso.

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