Bruno Vespa gestisce in Puglia, a Manduria, la Masseria Li Reni insieme alla famiglia; nelle foto a destra, gli interni della masseria e l’ultimo vino nato: il Donna Augusta
Bruno Vespa gestisce in Puglia, a Manduria, la Masseria Li Reni insieme alla famiglia; nelle foto a destra, gli interni della masseria e l’ultimo vino nato: il Donna Augusta

di Paolo Pellegrini

L’ultimo nato l’ha chiamato Donna Augusta, in omaggio alla moglie: solo lei in casa non aveva ancora un’etichetta dedicata, "c’era Bruno, il primo, che costa poco, c’era il Fedale per i figli, e c’era perfino Zoe, dolce, come il nostro cane". Ma lei niente. E ci voleva qualcosa di speciale, "un bianco che somigli a un rosso perché lei beve solo rossi, anche all’aperitivo quando noi sorseggiamo spumante: quindi un bianco da invecchiare, più vicino ai francesi, che noi sui bianchi non abbiamo ancora raggiunto…".

È divertito il tono con cui Bruno Vespa racconta la genesi del Donna Augusta, blend prezioso (nello shop on line su vespavignaioli.it va a 45 euro) di tre uve autoctone: Verdega, Fiano e Chardonnay, "lì lo coltivano da tanto tempo, ormai è di territorio". Ma l’undicesimo prodotto della Masseria Li Reni di Manduria, cuore e centro del Primitivo e della Puglia vinicola, non è stato solo divertimento, "figlio di un anno di prove e prove" con Riccardo Cotarella, il re degli enologi che lo segue dall’inizio di questa impresa: "Sembrava sempre troppo femminile, e Cotarella ci ha messo l’anima". Ma alla fine è andata e "i primi che l’hanno assaggiato l’hanno scambiato per francese". Bingo. Ma "Beviamo Italiano" è lo slogan dell’azienda, 34 ettari vitati sui 52 totali della tenuta, nei filari tante piante vecchissime a cui Bruno Vespa tiene molto: "Se vedo un alberello di 70 anni mi commuovo".

Settantasette anni, 53 dei quali in Rai (gli ultimi 25 con Porta a Porta) più una trentina di libri, Bruno Vespa vigneron è prima di tutto uomo di grande passione per il mondo del vino. "Fino da quando – rivela – negli anni Settanta il grande Gino Veronelli mi insegnò ad amare gli uomini e le donne che ne fanno parte". Ma non si spaccia per esperto. "Bevo – dice – un vino diverso ogni giorno perché mi aiuta a conoscere e imparare". E quali preferisce? "Non lo dirò mai, bevo bianchi e rossi e bollicine, dipende da quello che mangio". E sullo sfondo le figure di riferimento, prima Veronelli, poi Riccardo Cotarella: “Senza di lui non avrei fatto nessun vino". Un sodalizio nato su consiglio di Franco Maria Ricci quando era matura l’idea di lanciarsi nella produzione alla Masseria Li Reni dove Vespa racconta di essere "capitato per caso, dopo averne lasciato un’altra". Un sodalizio che ha prodotto vini particolari, "come Helena, Nero di Troia dal sapore internazionale, che a Montecarlo scambiarono per una Chateauneuf du Pape, o il Terre Giunte, connubio di Amarone e Primitivo definito "il vino d’Italia". Prodotti che hanno fatto dire a Cotarella: "Mi fai fare cose che non avrei mai fatto".

E intanto cresce anche la masseria, resort di lusso, con 13 suite, 2 piscine, la pineta e un’aia antica per gli eventi (www.masserialireni.com). Mancava la tavola per gli ospiti, dice il giornalista, "così abbiamo deciso di aprire il ristorante, quaranta posti, bello e curato, aperto anche agli esterni". E ci voleva un partner. Ecco Michele Boccardi del Menelao a Santa Chiara di Turi: in estate si trasferisce con la sua brigata e il primo giugno nasce il Santa Chiara a Li Reni, poi un mega-evento il 6 su Innovazione e turismo. Cucina di territorio rivista, niente caccia alle stelle: "Una delle mie poche virtù è non montarmi la testa".