Trentino
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Trentatré trentini entrarono… in cantina. Il vino è una delle forme – artistiche, si potrebbe azzardare – che meglio racconta l’anima di un luogo. Il Trentino è un territorio piccolo, ma dalla grande varietà climatica: a partire dal Garda, con il suo microclima di stampo mediterraneo, fino alle vette delle Dolomiti. Per festeggiare l’inverno e raccontare un po’ di sé, la città di Trento organizza a dicembre un grande evento firmato Trentodoc, il primo metodo classico a ottenere la DOC in Italia, e legato ad una terra naturalmente vocata alla coltivazione di uvaggi che crescono fino a 900 metri di altitudine. E così dal 21 novembre all’8 dicembre torna “Trentodoc: Bollicine sulla città” come ogni anno a Palazzo Roccabruna, per degustare alcune etichette tra le 54 case spumantistiche associate che fanno parte dell’Istituto Trentodoc. Contemporaneamente, nei bar, ristoranti, ed enoteche, va in scena Happy Trentodoc, l’aperitivo 100% trentino.

Storia e tradizione s’intrecciano anche nella bottiglia di un’altra grande eccellenza enogastronomica della provincia: la grappa. Le vicende di questo distillato sono legate a quelle di Santa Massenza, antico borgo della Valle dei Laghi, nei pressi del lago di Toblino, che vanta la più alta concentrazione di alambicchi al mondo. É in questa culla della grappa artigianale che, prima di Natale, si celebra “La notte degli alambicchi accesi”, quest’anno dal 6 all’8 di dicembre 2019, con le distillerie storiche del Trentino al centro di uno spettacolo itinerante per le vie del borgo, con uno sfondo di piste innevate.

Già, le piste. Sono tante le novità della stagione, dalla nuova telecabina a 10 posti della Paganella, all’après ski di Marilleva 1400, fino all’ampliamento della ski area di Cima Tognola. Gli amanti del brivido dello scialpinismo troveranno pane per i loro denti e neve per le loro gambe sulla catena del Lagorai, a Cima d’Asta e al Colbricòn, o sul gruppo del Brenta, a Cima Roma. Il Passo del Tonale richiama appassionati di freeride da tutta Europa grazie all’esposizione, all’altitudine, alla morfologia del terreno, e forse anche alla toponomastica delle piste, dai nomi esoticamente evocativi come “Il Canale del Diavolo”, “Il Cantiere”, la “Sgualdrina”.

Grazie all’efficienza dei servizi, tra cui SuperNordicSkipass – la card che permette di sciare su 16 comprensori – il Trentino è inoltre la capitale dello sci di fondo. Non è un caso che proprio qui si siano svolti tre Campionati Mondiali, decine di tappe di Coppa del Mondo, Tour de Ski e la famosa Marcialonga. E per chi non scia? Alla solita vecchia e buona abitudine di salire in quota per contemplare il panorama (si legga: bere un paio di bombardini) la regione replica con altre – e più sportive – possibilità. Moltissimi parchi, tra cui l’Adamello e lo Stelvio, propongono ciaspolate verso bucoliche malghe e laghetti ghiacciati. E ancora, trekking organizzati tra i rifugi, arrampicata su ghiaccio, discese in slitta, e soste golose tra le bancarelle dei mercatini dei paesi, a suon di Trentodoc, grappe e vin brûlé. L’importante, come sempre, è non esagerare. E ricordarsi che i trentini, a Trento, entravano trotterellando, non traballando per il troppo vino.