Caracas, 30 aprile 2019 - Venezuela ancora nel caos. Il leader dell'opposizione Juan Guaidò ha lanciato un appello alla rivolta militare contro il presidente Nicolas Maduro. Parole che hanno scatenato nuovi scontri nella capitale Caracas con i blindati dell'esercito che hanno investito i manifestanti. Pur definendo quello in atto come un "tentativo di golpe", il governo ha minimizzato la situazione. "Il colpo di Stato è fallito, l'esercito è fedele a Maduro", ha infatti dichiarato il ministro della Difesa, Vladimir Padrino Lopez, sulle emittenti nazionali. Per il ministro la Forza armata nazionale bolivariana (Fanb) si mantiene ferma a difesa della Costituzione e delle sue autorità legittime. 

L'APPELLO DI GUAIDO' - "E' iniziata la fine dell'usurpazione. Mi trovo con le principali unità militari delle nostre forze armate per dare inizio alla fase finale dell'Operazione Libertà", ha annunciato oggi Guaidò in una serie di tweet invitando il popolo a una grande manifestazione di protesta per il 1° maggio. 

"In questo momento chiediamo ai dipendenti pubblici di ricostruire la sovranità. Oggi coraggiosi soldati patriottici, valenti uomini attaccati alla Costituzione hanno risposto alla nostra convocazione. Ci siamo definitivamente ritrovati per le strade. Li invito ad attivarsi immediatamente. Oggi le Forze Armate sono dalla parte del popolo, dalla parte della Costituzione", ha detto il presidente dell'Assemblea nazionale e autoproclamato presidente ad interim in un videomessaggio in cui appare circondato da uomini armati in uniforme. 

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Sempre su Twitter Guaidò è apparso in alcune foto con l'attivista Leopoldo Lopez, che ha spiegato di essere stato "liberato dai militari" (nel 2014 è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di carcere, ma dal 2017 gli sono stati concessi i domiciliari). Lo storico oppositore di Maduro si è presentato, nella base militare de La Carlota, da cui Guaidò ha fatto l'appello alla rivolta militare. "E' ora di conquistare la libertà. Forza e Fede", ha scritto il leader di Voluntad Popular.

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LA RISPOSTA DI MADURO - La risposta di Maduro non si è fatta attendere, mentre il suo governo ha denunciato un tentativo di golpe. Il presidente ha dichiarato che tutti i comandanti militari del Paese gli "hanno espresso la loro totale lealtà", chiedendo "nervi d'acciaio" e una "mobilitazione popolare" per "assicurare la vittoria della pace" nel Paese. I comandanti di tutte le aree territoriali del Paese - ha detto - "mi hanno espresso la loro totale lealtà nei confronti del Popolo, della Costituzione e della Patria. Chiedo la massima mobilitazione popolare per assicurare la vittoria della Pace. Vinceremo", ha twittato.

SCONTRI A CARACAS - Gas lacrimogeni sono stati lanciati contro i manifestanti concentrati vicino alla base aerea di La Carlota dove si trova Guaidò con alcuni militari. Il centro della rivolta è il distributore Altamira, uno svincolo di accesso alla città che si trova vicino alla base militare di La Carlota. Secondo i media ufficiali, un gruppo ha cercato di penetrare nella base militare, ma l'operazione non avrebbe avuto successo. Almeno tre blindati dell'esercito hanno tentato di investire i manifestanti e una persona sarebbe rimasta investita, come mostrano le immagini trasmesse da network internazionali come la Bbc.

FERITI - Sono almeno 59 il numero dei feriti dei disordini scoppiati a Caracas. Lo ha reso noto la ong Provea ricordando che in precedenza erano 30 i feriti accolti nel Centro sanitario 'Salud Chacao'. Circa 32 sono stati feriti a causa di proiettili di gomma, uno è stato ferito da un'arma da fuoco e trasferito al vicino centro sanitario, 16 hanno subito lesioni traumatiche, tre avevano difficoltà respiratorie. La ong 'Foro Penal' ha comunicato di aver appreso dell'arresto di "almeno undici persone". Il ministro della Difesa e capo delle Forza armata nazionale bolivariana (Fanb), Vladrimiro Padrino Lopez, ha denunciato "la violenta aggressione subita dal colonnello Yerzon Jimenez Baez, ferito da un proiettile al collo sull'autostrada Francisco Fajardo. L'ufficiale è stato portato in ospedale ed ora in sala operatoria".

LE REAZIONI INTERNAZIONALI - La Colombia ha chiesto di convocare una riunione urgente del Gruppo di Lima in cui discutere dell'evoluzione degli avvenimenti in Venezuela, mentre il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha condannato "il tentativo di golpe da parte della destra, che risponde a interessi stranieri". La Ue ha ribadito il suo "sostegno a una soluzione pacifica" e anche la Spagna ha fatto sapere che non appoggia "nessun colpo di Stato" invitando a "inutili spargimenti di sangue". "Sosteniamo un processo democratico pacifico", ha detto invece Il governo di Madrid chiedendo "la convocazione immediata di elezioni". Anche il governo italiano auspica una transizione politica pacifica e un'evoluzione democratica del Paese attraverso libere elezioni come da volontà diffusamente manifestata dal popolo venezuelano, fanno sapere fonti di Palazzo Chigi.

Gli Stati Uniti si sono schierati con l'Operazione Libertà di Juan Guaidò. "Il governo Usa sostiene il popolo venezuelano nella sua richiesta di libertà e democrazia. La democrazia non può essere sconfitta", ha twittato il segretario di stato Mike Pompeo. "L'esercito deve proteggere la costituzione e il popolo. Deve stare contro chi usurpa la democrazia", ha scritto il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca John Bolton. Solidarietà al "sofferente popolo venezuelano" e alla protesta è stata espressa dal presidente brasiliano Jair Bolsonaro. La Russia, alleata di Maduro, ha invece puntato il dito contro l'opposizione venezuelana, accusandola di "fomentare il conflitto". "I problemi che affronta il Venezuela devono essere risolti mediante un processo negoziale responsabile e senza precondizioni", ha detto il ministero degli Esteri.

USA, POMPEO: MADURO TRATETNUTO DA MOSCA - Nicolas Maduro era già pronto a fuggire dal Venezuela stamani nel momento in cui è montata la rivolta ma la Russia lo avrebbe convinto a non farlo. Lo ha detto il segretario di stato Usa, Mike Pompeo, parlando alla Cnn.

TRUMP MINACCIA CUBA: NO  AIUTI A MADURO - Trump chiede l'immediato ritiro dei soldati cubani dal Venezuela o contro l'Avana verranno imposte sanzioni rigidissime come l'embargo. Lo ha affermato lo stesso presidente Usa su Twitter. "Embargo, insieme al livello più alto di sanzioni verranno imposti contro Cuba se i soldati cubani non torneranno al più presto e pacificamente nella loro isola", ha scritto Trump.