18 apr 2022

Guerra in Ucraina, "Truppe depresse e troppi caduti. Ecco perché Putin ha preso tempo"

L’ammiraglio Di Paola e l’offensiva russa in Donbass: "Devono fare in fretta, il tempo gioca a favore di Kiev"

Un carrista ucraino in una pausa dei combattimenti a Izyum, nella regione di Kharkiv. Sotto, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola
Un carrista ucraino in una pausa dei combattimenti a Izyum

Hanno aspettato tanto, ma alla fine l’offensiva a Est è iniziata. "I russi hanno dovuto raggruppare e riorganizzare da un punto di vista operativo le loro forze, materialmente e moralmente provate. Hanno dovuto sostituire i mezzi e gli uomini persi. Affinare e potenziare la logistica. Aggiungere altri reparti provenienti da diversi teatri operativi. Certo non un lavoro semplice". Cosi l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, già capo di stato maggiore della Difesa, spiega come mai Mosca abbia temporeggiato prima di lanciare l’attacco in Donbass.

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Ammiraglio, i russi hanno cambiato strategia?

"Gli obiettivi inziali che avevano le forze russe erano quelle di cambiare il governo di Kiev. Quell’obiettivo primario è fallito, vuoi per la resistenza degli ucraini, vuoi per le scarse performance operative delle forze di Putin. E quindi i russi hanno dovuto rivedere giocoforza i propri obiettivi, dichiarando che il controllo di tutto il Donbass era lo scopo originario della cosiddetta operazione speciale. Non lo era, ma se le sue forze conquistassero tutto o quasi tutto il Donbass, Putin potrebbe costruire per il suo popolo una narrazione di vittoria".

Hanno la forza di prendere il Donbass?

"Potenzialmente sì. Le forze russe hanno performato al di sotto di quel che ci si poteva aspettare ma hanno comunque un potenziale notevole, che, concentrato su un’area ridotta, darà una densità di potenza molto maggiore. La nomina del nuovo generale comandante dovrebbe almeno, nell’intenzione, dare più coordinamento e unità di azione. In più forse i russi hanno imparato dai propri errori. Tutto questo induce a dire che è possibile che ce la facciano, ma il fatto che sia possibile non vuol dire che poi ci riescano. Di mezzo ci sono gli ucraini che combattono per la loro patria, hanno subito perdite importanti, ma stanno ricevendo una grande quantità di materiale bellico dai Paesi della Nato. L’esito della battaglia è quindi in tutta onestà incerto".

Attacco a tenaglia?

"Una linea d’azione naturale sarebbe cercare di chiudere in una sacca le forze ucraine, con un’azione concentrica da est verso ovest, da sud verso nord e da nord verso sud. La classica azione a tenaglia. Questo è quel che forse faranno, ne hanno le forze sufficienti, visto anche come stanno disponendo le truppe. Ma ogni generale cerca di sorprendere l’avversario e dopotutto gli ucraini si attendono una azione di quel tipo. Quindi la manovra più ovvia, l’azione a tenaglia, non è detto che sia quella che poi sarà. I generali che hanno vinto sono quelli che si sono comportati in maniera diversa da quel che si aspettava il nemico. Hanno vinto con azioni a sorpresa. Se fossi nei russi è quel che proverei a fare".

Le piogge potrebbero frenare la manovre delle forze corazzate in campo aperto?

"Possibile. Per dirlo bisognerebbe conoscere le reali condizioni di praticabilità del terreno. Certo l’avanzata va fatta con mezzi meccanizzati e corazzati che devono poter operare. Ma i russi devono sbrigarsi perché il tempo gioca a favore di Kiev e a sfavore di Putin".

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