Un soldato Usa di guardia con due militari iracheni (Ansa)
Un soldato Usa di guardia con due militari iracheni (Ansa)

Washington, 17 novembre 2020 - Il Pentagono annuncia il ritiro di migliaia di soldati americani dall'Afghanistan e dall'Iraq entro il prossimo 15 gennaio, e subito l'ambasciata americana a Baghdad viene attaccata con un lancio di razzi, mettendo fine a più di un mese di tregua da parte delle milizie filoiraniane irachene. Immediatamente è entrato in funzione il sistema di difesa missilistico americano C-RAM, e  nel centro della capitale irachena si sono udite forti esplosioni e visti lampi di luce.

I razzi sono piovuti sulla sede diplomatica dopo la conferma da parte del segretario alla Difesa ad interim Christopher Miller che le truppe statunitensi saranno tagliate da 4.500 a 2.500 uomini in Afghanistan, mentre in Iraq la riduzione sarà da 3 mila a 2.500 militari. "La decisione arriva "su raccomandazione" del presidente Donald Trump come comandante in capo, ha ricordato la Casa Bianca prima dell'annuncio di Miller.

Sabato scorso proprio Miller aveva scritto: "E' tempo di tornare a casa", nel suo primo messaggio alle forze armate. In seguito all'accordo di pace con i talebani dello scorso 29 febbraio, l'ex segretario alla Difesa Mack Esper aveva già ridotto di due terzi il dispiegamento militare in Afghanistan, portandolo a 4.500 effettivi. Ma Trump non era soddisfatto e dopo aver licenziato Esper lo scorso 9 novembre, il presidente aveva premuto per un ritiro totale, scrivendo su Twitter di voler riportare i militari a casa "entro Natale".