La ministra francese Boone: "L’Italia? Più forte nella Ue. Sulle regole di bilancio non si decide senza Roma"

La responsabile degli Affari europei nel Governo Macron: preoccupano i sovranisti: "D’accordo con voi sul patto di stabilità. Deve permettere investimenti e riforme I Paesi rimangano uniti su questioni economiche, confini e migrazione"

Laurence Boone
Laurence Boone

Come vede il ruolo dell’Italia all’interno dell’Ue?

"L’Italia è un grande Paese dell’Unione Europea. Come la Francia o la Germania, l’Italia può essere ancora più forte grazie all’Unione Europea. È importante – spiega Laurence Boone, ministro francese per gli Affari europei – che i Paesi rimangano uniti quando si tratta di affrontare le questioni economiche, l’allargamento, la protezione dei confini e la migrazione. Ad esempio, quando si parla di regole di bilancio, Francia e Germania ne discutono, ma includono sempre l’Italia nelle discussioni. Perché sappiamo che l’Italia deve essere a bordo affinché le cose vadano avanti".

Rapporti tra Italia e Francia. Come si può qualificare attualmente lo stato della relazione tra i due Paesi? E in quali ambiti si collabora con maggior sintonia?

"Abbiamo un buon rapporto di lavoro a tutti i livelli di governo. Come avete visto i ministri Colonna e Tajani hanno parlato di recente a Torino sulle questioni frontaliere. Per quanto mi riguarda parlo regolarmente con Raffaele Fitto, che è un collega importante, e lo stesso vale per il resto del governo. Anche il Trattato del Quirinale ci permette di dare una cornice ai nostri rapporti e portare avanti le discussioni".

Sulla gestione dei flussi migratori come possono ottimizzare la collaborazione i due Paesi?

"Stiamo collaborando all’interno dell’Unione europea con il Patto per l’asilo e la migrazione, che permetterà di controllare meglio i flussi migratori alle frontiere esterne dell’Europa, e di avere regole più semplici ed efficaci. Cooperiamo anche come europei, quando parliamo con i Paesi del Mediterraneo meridionale per aiutarli a prevenire le reti criminali che mettono i migranti su imbarcazioni di fortuna per attraversare il Mediterraneo e arrivare illegalmente in Europa. L’Ocean Viking è una questione superata e stiamo lavorando bene insieme".

Ci rifacciamo al suo saggio ’Europa come spazio di potenza’ e le chiediamo: quanto conta oggi l’Ue nello scacchiere internazionale a livello politico ed economico? Scontiamo ancora il fatto di essere un soggetto tutto sommato giovane negli equilibri mondiali?

"L’Europa ha un peso, assolutamente. L’Europa ha 440 milioni di cittadini, con un elevato potere d’acquisto rispetto al resto del mondo. Abbiamo quindi un’economia forte. E l’Europa, ha ragione, è giovane dal punto di vista geopolitico, perché il vero risveglio geopolitico è l’aggressione della Russia all’Ucraina, ma l’Europa ha tutti i mezzi per diventare un attore geopolitico importante, in grado di parlare alla pari con Cina, Stati Uniti, Brasile o India. E per farlo, dobbiamo essere uniti".

Questione delicata: i rapporti con la Cina.

"La Cina è un partner, un concorrente e un rivale sistemico. La nostra posizione è costante. Vogliamo che le relazioni commerciali con la Cina, come con il resto del mondo, siano più strategiche e che proteggano i nostri interessi. Vogliamo controllare le tecnologie che esportiamo in Cina, controllare gli investimenti che vengono fatti qui ed evitare le distorsioni del mercato che la Cina creerebbe con troppi aiuti di Stato, ad esempio sui veicoli elettrici. Tutto questo per proteggere in modo equo la nostra industria, ad esempio quella automobilistica di fronte a pratiche sleali".

Conflitto Israele-Palestina. La posizione della Francia?

"La Francia condanna gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre e chiede la liberazione di tutti gli ostaggi. La Francia riconosce il diritto di Israele a difendersi, ma nel rispetto del diritto umanitario e internazionale. Come sapete, la nostra posizione si basa su tre pilastri: combattere il terrorismo ; gli aiuti umanitari, perché la popolazione di Gaza deve avere accesso all’acqua e alle cure mediche, e gli aiuti devono poter raggiungere Gaza, - la Francia ha chiesto una nuova tregua umanitaria immediata e duratura che deve portare a un cessate il fuoco duraturo- ; infine, il ciclo di violenza può essere fermato in modo duraturo solo se si trova una soluzione politica a due Stati, che risponda alle aspirazioni legittime degli israeliani e dei palestinesi".

Nei giorni scorsi, proprio a Firenze, si è tenuta l’adunata dei sovranisti organizzata dal leader della Lega, Matteo Salvini. Lei ritiene che l’avanzata delle destre estreme sia ancora un fenomeno contenuto o è preoccupante per l’Unione europea?

"Sì, è preoccupante per un semplice motivo: non hanno un progetto costruttivo per l’Europa, ma solo critiche. Vogliono ripiegarsi su se stessi, mentre siamo molto più forti insieme. E quindi questo ripiegamento su se stessi rischia di indebolirci, ogni singolo Paese ma anche tutti insieme. E penso che quando si tratta di affrontare la questione della migrazione, ad esempio, siamo più forti insieme che da soli. Lo stesso vale per la transizione energetica, ma anche per la nostra influenza sull’economia globale".

Riforma del patto di stabilità. C’è fiducia che si possa raggiungere un accordo?

"Ci stiamo lavorando e siamo fiduciosi di raggiungere un accordo entro la fine dell’anno. Bruno Le Maire e il ministro Giorgetti hanno parlato recentemente. Quello che chiediamo, e credo che su questo siamo d’accordo con l’Italia, sono regole che permettano gli investimenti, che permettano le riforme, la crescita e la sostenibilità delle finanze pubbliche, e che riconoscano le caratteristiche specifiche di ogni Paese".