Oslo, 5 ottobre 2018 - Sono Denis Mukwege e Nadia Murad i Nobel per la pace 2018. La Norwegian Nobel Institute di Oslo ha deciso di assegnare il prestigioso riconoscimento al ginecologo congolese e alla attivista iraniana che ha sconfitto l'Isis per il loro impegno contro l'uso della violenza sessuale come arma di guerra.

MUKWEGE - Denis Mukwege, 63 anni, è considerato da molti uno dei massimi esperti mondiali della cura dei danni fisici interni causati da stupro. Nato a Bukavu il primo marzo del 1955, terzo di nove figli, ha studiato medicina in Burundi e servito inizialmente presso l'ospedale locale. Quindi gli studi in Francia, dove si è specializzato in ginecologia presso l'Università di Angers. Rientrato in Congo, nel 1998 ha aperto nella città natale Bukavu il Panzi Hospital, nosocomio che ha come missione principale quella di curare le donne vittime di stupro. Secondo le stime delle Nazioni Unite, nell'ex Zaire ci sono stati 15mila casi accertati di violenza sessuale nel 2015. La piaga di torture e abusi è iniziata a fine anni '90, una volta terminato il secondo conflitto congolese. Da lì, si è estesa come una metastasi, diventando un'arma e raggiungendo le cifre sopracitate. Il 26 novembre 2014, Mukwege ha ricevuto il Premio Sakharov per la libertà di pensiero, candidato dai gruppi politici europei S&D e ALDE.

"Mukwege e il suo staff hanno curato migliaia di vittime", ha spiegato l'Accademia svedese nelle motivazione del Nobel. Mukwege "ha ripetutamente condannato l'impunità per gli stupri di massa e ha criticato il governo congolese e quelli di altri paesi per non aver fatto abbastanza per fermare l'uso della violenza sessuale contro le donne come arma di guerra".

NADIA - Nadia Murad è una delle circa 3mila ragazze e donne yazide che sono state vittime di stupri e abusi da parte dell'Isis. Murad "è stata vittima e testimone degli abusi e ha dimostrato un coraggio raro nel raccontare le proprie sofferenze e parlare a nome di altre vittime", scrive l'Accademia svedese. Nata a Sinjar, una piccola città dell'Iraq occidentale, nel 1993, a 21 anni viene rapita dallo Stato Islamico e tenuta in ostaggio. E' il 14 agosto 2014: l'Isis irrompe nel suo villaggio di Kocho, raduna la comunità del posto e uccide 600 persone. Tra le vittime, ci sono 6 fratelli di Nadia che viene 'risparmiata' per essere resa schiava. Viene portata a Mosul, dove è ripetutamente picchiata, torturata con mozziconi di sigarette e stuprata. 

La luce in fondo al tunnel di violenze e disperazione si apre nel novembre dello stesso anno: un miliziano dell'Isis dimentica di chiudere a chiave la porte dell'abitazione dove Nadia è prigioniera. E' così che riesce a fuggire, trovando rifugio in una famiglia della zona che l'aiuta a raggiungere il campo profughi di Duhok. E' quello il 'ponte' per Stoccarda, in Germania, dove arriva come rifugiata. Comincia allora la sua seconda vita, come attivista in prima linea per la lotta contro la tratta di esseri umani e contro gli stupri di guerra. E proprio di questo discute, il 16 dicembre 2015, davanti al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. E' la prima volta nella storia dell'organizzazione. Nadia diventa ambasciatrice delle Nazioni Unite, a rappresentarla nella sua azione legale contro i comandanti dell'Isis, suoi aguzzini da cui è fuggita, è Amal Clooney. L'avvocato dei diritti umani, considerata una delle donne arabe più influenti al mondo, scrive anche la prefazione del libro della Murad 'L'ultima ragazza'. Per le sue attività, il suo impegno concreto contro la tratta di esseri umani e gli stupri, Nadia ha ricevuto e riceve ancora oggi numerose minacce di morte.