Sabato 13 Luglio 2024
LUCA BOLOGNINI
Esteri

Muore in ambulanza sotto le bombe, il medico Usa in missione nell'inferno Ucraina

Nella macelleria di Bakhmut perde la vita Pete Reed, 33enne sanitario e veterano, volontario a Kiev. Il ricordo della moglie: "Se n’è andato facendo ciò che amava, ha salvato un collega col suo corpo"

Kiev, 4 febbraio 2023 - Anche nell’ultimo secondo della sua vita non ha pensato a sé. Quando il missile russo ha squarciato il tetto dell’ambulanza dove si trovava, Pete Reed, medico e veterano americano di 33 anni volontario in Ucraina, ha salvato chi gli stava vicino usando il proprio corpo come scudo. Nella quotidiana macelleria di Bakhmut, la città del Donbass che l’esercito russo vuole conquistare a ogni costo e dove ha già mandato a morire almeno 17mila soldati, è un giorno di dolore come un altro. Ma non nel New Jersey, dove Pete Reed era nato. "Stava evacuando i civili e curando i feriti – ha raccontato la moglie Alex Kay Potter su Instagram – quando la sua ambulanza è stata colpita dal fuoco russo. È morto facendo ciò che gli dava la vita e ciò che amava, e apparentemente salvando un membro del suo team con il proprio corpo".

Nuova minaccia nucleare di Medvedev: "Se Kiev attacca Crimea, sarà escalation"

Il medico americano Pete Reed, ucciso in Ucraina da un missile russo
Il medico americano Pete Reed, ucciso in Ucraina da un missile russo

Il veterano era arrivato da poche settimane nella cittadina dove si combatte casa per casa e la cui conquista ha più una valenza politica che strategica per Mosca. Da qualche mese Reed aveva abbandonato la Global Response Medicine, una ong che aveva fondato lui stesso quattro anni fa, per unirsi a Global Outreach Doctors e volare in Ucraina. La sua esperienza sul campo era per tutti un valore aggiunto: in Iraq, aveva guidato un team di medici e curato oltre 10mila pazienti.

E così, una volta arrivato a Kiev, è stato subito messo a capo delle operazioni di soccorso in Ucraina. "Ha sempre messo la vita degli altri davanti alla propria. Mi ricordo che una volta eravamo a bordo di un veicolo non blindato per le strade di Mosul – racconta l’amico Hawras Yassen – quando un colpo di mortaio è esploso vicino al mio sportello. Il resto della squadra era su un corazzato. Ha iniziato a urlarmi contro: ‘Scendi subito e vai su quella jeep, altrimenti ti prendo a pugni in faccia’. Era un uomo straordinario e coraggioso. Sembrava il classico americano a cui piace indossare l’uniforme, ma era molto di più. La prima volta che ho partecipato a una missione umanitaria mi ricordo che Pete ha passato la notte prima di arrivare al fronte a ridere, fumare e ad ascoltare musica. Quando i combattimenti sono iniziati e sono arrivati i feriti l’ho visto trasformarsi in un eroe: dava ordini a chiunque per salvare più vite possibili. Le nostre uniformi dopo tre giorni erano ricoperte solo di sangue e polvere".

Ma anche lui era tormentato dai demoni. "Spesso quando eravamo a cena le lacrime rigavano il suo volto e doveva lasciare il tavolo, perché faticava ad affrontare la quotidianità dell’inferno che stava vivendo". Reed non è il primo medico volontario straniero a morire in Ucraina. Circa un mese fa i britannici Andrew Bagshaw e Chris Parry sono scomparsi durante una missione di evacuazione nella vicina città di Soledar. E nel giorno in cui il volontario Usa ha perso la vita due dottori norvegesi, Sander Sørsveen Trelvik e Simon Johnsen, che stavano lavorando per Frontline Doctors, sono rimasti feriti nei bombardamenti a Bakhmut.

"La morte di Pete – ha fatto sapere Andrew Lustig, direttore della Global Response Medicine – ci ricorda ancora una volta la devastazione che la guerra ha su civili innocenti e sottolinea l’importanza degli aiuti umanitari e medici per le comunità colpite. Ci impegneremo a portare avanti questo lavoro in tutto il mondo in suo onore". Lui di sicuro lo avrebbe voluto, anche senza alcun riconoscimento.