Buenos Aires, 26 novembre 2020 - Tre giorni di lutto nazionale. E' quanto deciso dall'Argentina per l'ultimo saluto a Diego Armando Maradona, morto ieri all'età di 60 anni. La salma del campione è stata portata alla Casa Rosada di Buenos Aires dove poco dopo le 6 del mattino (le 10 in Italia) è stata aperta la camera ardente. Migliaia le persone che si sono messe in fila davanti al palazzo presidenziale per dire addio al 'Pibe de oro'. Schierata per tutta la notte 'La Doce', la tifoseria ufficiale della squadra Boca Juniors, era atteso l'omaggio di un milione di persone, ma una stima, forse superiore, al momento non è possibile.

La veglia funebre è durata solo fino alle 16 locali di oggi (le 20 italiane), su espressa richiesta della famiglia. Purtroppo molte persone in fila sono state escluse dalla polizia, che ha chiuso le transenne. Subito ci sono state proteste e scontri tra tifosi e forze dell'ordine, riferisce la tv TN. Agenti hanno bloccato l'accesso alla Plaza de Mayo, dove si trova l'edificio presidenziale. Ma migliaia di persone continuano ad affluire nella vicina Avenida 9 de Julio, ignorando gli inviti della polizia ad allontanarsi, gli agenti stanno cercando di respingerle con la forza. Ma un gruppo di persone è riuscito ad entrare sfondando nella Casa Rosada, le forze di sicurezza hanno reagito con il lancio di lacrimogeni e proiettili di gomma. Per motivi di sicurezza il feretro di Maradona è stato spostato nella stanza dove si è svolta la cerimonia privata questa mattina. Inoltre gli agenti hanno evacuato la famiglia di Diego dal palazzo. L'ingresso della camera ardente è stato chiuso.Il funerale sarà celebrato oggi stesso anziché sabato. 

Le stesse figlie erano intervenute in un primo momento per fermare le persone che entrate all'interno del palazzo presidenziale hanno cercato di avvicinarsi alla bara. Le figlie del campione, con le lacrime agli occhi, hanno abbracciato il feretro e hanno chiesto ai fan di calmarsi, scrive il portale Infobae.

Una marea umana accompagna Diego cantanto l'inno

In serata il carro funebre, scortato dalle forze dell'ordine, ha lasciato la Casa Rosada per trasferire il feretro di Diego Armando Maradona al cimitero Jardin de Bella Vista, nei dintorni di Buenos Aires, dove il campione riposerà vicino ai suoi genitori. Decine migliaia di persone attendevano in  Avenida 9 de Julio per dare l'ultimo saluto alla salma. Non si userà l'elicottero per il trasporto del feretro per le condizioni di sicurezza.  Al passaggio del corteo, alcuni tifosi sono corsi dietro il carro funebre, hanno applaudito e pianto, altri hanno cantato l'inno dell'Argentina in suo onore. La bara è avvolta nella bandiera argentina. Al cimitero una corona di fiori inviata da Pelé aspettava il feretro di Diego, quello del calciatore brasiliano è il primo omaggio floreale arrivato. 
 

La diretta dalla Casa Rosada

L'addio della famiglia e degli amici

La famiglia e gli amici hanno avuto modo di vedere per l'ultima volta Maradona all'alba in una zona riservata che è stata allestita sempre alla Casa Rosada. Alla cerimonia privata erano presenti l'ex moglie Claudia Villafañe, le figlie Gianina e Dalma, oltre all'ultima fidanzata Verónica Ojeda con il figlio Dieguito Fernando e l'altra figlia Jana Maradona. Assente il figlio Diego Jr, in Italia e da poco dimesso dall'ospedale dove era ricoverato per Coronavirus. Esclusa invece l'ultima compagna Rocio Oliva. ''Non so perché mi fanno questo, sono stata la sua ultima partner, volevo solo dire addio a Diego. Mi hanno detto di tornare alle 7 con tutti gli altri'', ha dichiarato la donna ai microfoni di 'El Clarin' dopo che non è stata fatta entrare nell'area riservata. Tra i giocatori tra cui Carlos Tevez, Martín Palermo e i campioni del mondo del 1986 in Messico.

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La maglia dell'Argentina e momenti di tensione

Come chiesto dalla famiglia, che non ha fatto particolari richieste, il feretro chiuso (il corpo non è visibile) è stato avvolto dalla bandiera dell'Argentina e dalla "camiseta" dell'Albiceleste, rigorosamente con il numero 10. Non sono mancati anche momenti di tensione, con il servizio di sicurezza chiamato a riportare la calma e a far rispettare la fila oltre che le norme anti-Covid. 

Sul feretro anche il numero 10 del Napoli

Sul feretro di Maradona c'è anche una maglietta del Napoli con il numero 10. E' stata consegnata dall'ambasciata d'Italia a Buenos Aires. La casacca azzurra è stata collocata sulla bara, vicino a quelle della nazionale argentina, del Boca Juniors e dell'Argentinos Juniors, da una delle figlie di Maradona.

Una maglietta del Napoli col numero 10 depositata sul feretro di Diego Maradona (Ansa)

Napoletani alla finestra

A Napoli alle 21 un lungo applauso ha unito la città in ricordo di a Diego Maradona. All'ora concordata sui social network i napoletani hanno infatti acceso alle finestre i lumi e le candele e appena è finito il minuto di raccoglimento allo San Paolo hanno a lungo applaudito dai balconi e dalle finestre, scandendo "Diego, Diego". 

L'autopsia di Maradona

Intanto i medici legali che hanno effettuato ieri sera l'autopsia (durata tre ore) sul cadavere di Maradona nell'Ospedale di San Fernando hanno diffuso un referto con i risultati del loro lavoro. Il decesso, si legge nel documento, è stato attribuito a "insufficienza cardiaca acuta, in un paziente con una miocardiopatia dilatata, insufficienza cardiaca congestizia cronica che ha generato un edema acuto del polmone". Da quantp si apprende, lo studio realizzato per determinare le cause della morte sarà completato con analisi tossicologiche che nel giro di una settimana preciseranno se Maradona avesse ingerito farmaci, droghe o alcol prima di morire. 

Il suo medico: "Non è stato curato bene"

Critico sulle recenti cure a cui era stato sottoposto Maradona il suo medico storico. "Era profondamente depresso e angustiato", ha dichiarato Alfredo Cahe intervistato da Telefé, sostenendo che l'ex stella di Boca Junior e Napoli "non è stato curato come si sarebbe dovuto fare". "Non solo Diego avrebbe dovuto restare nella clinica (dove era stato operato) - ha detto il dottore - ma in un'area ampiamente specializzata, con una infrastruttura differente a quella di cui disponeva nella casa dove è morto, simile a quella che era a sua disposizione quando lo portammo a Cuba".  

"Nella sua stanza - ha aggiunto - avrebbe dovuto essere sempre presente un medico", ma così non è stato, al punto che a suo avviso il decesso è avvenuto "in una maniera insolita". Nell'intervista Cahe ha anche criticato il modo in cui è stato realizzato l'intervento per l'ematoma subdurale nella Clinica di Olivos, lo scorso 4 novembre. "L'esame cardiovascolare - ha indicato - non è stato realizzato in forma completa. Diego non ha avuto la necessaria protezione. Non ho capito perché vi è stata tanta urgenza di operarlo. Mi sono rimasti molti dubbi. Non c'era bisogno di realizzare l'intervento chirurgico in forma così rapida". Infine Cahe ha rivelato che negli ultimi giorni Maradona viveva in un profondo stato di depressione. 

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Un rosario e una lettera dal Papa

Da quanto riferito da Radio Mitre di Buenos Aires, la famiglia dell'ex calciatore ha ricevuto un rosario e una lettera di condoglianze inviati da Papa Francesco. Già ieri il pontefice, attraverso il direttore della sala stampa vaticana, Matteo Bruni, aveva detto di essere "informato della morte di Diego Maradona" e di aver ripensato "con affetto alle occasioni di incontro di questi anni", in cui lo ha "ricordato nella preghiera". Inoltre sull' account di Instagram Franciscus nelle storie è stat pubblicata una foto dell'incontro tra Bergoglio e il calciatore, suo connazionale, in Vaticano di qualche anno fa. In basso compare lo stemma del Pontificato e il marchio di Vatican News. L'hashtag #RIPMaradona.

L'omaggio di Macron

Anche l'Ellseo ha riservato a Diego Armando Maradona un tributo da autentico capo di Stato. Basta leggere il toccante messaggio diffuso da Emmanuel Macron per commentare la scomparsa del grande campione. "Il Presidente della Repubblica saluta questo indiscusso dominatore del pallone che i francesi hanno tanto amato - si legge nella lunga nota -. A tutti coloro che hanno risparmiato la paghetta per completare finalmente l'album Panini Mexico 1986 con la sua figurina, a tutti coloro che hanno cercato di negoziare con la propria compagna o col proprio compagno per battezzare il figlio Diego, ai suoi connazionali argentini, ai napoletani che hanno disegnato affreschi degni di Diego Rivera con la sua effige, a tutti gli amanti del calcio, il Presidente della Repubblica rivolge le sue più sentite condoglianze. Diego rimane".