Il mostro di Loch Ness nella "foto del chirurgo" (Hulton Archive)
Il mostro di Loch Ness nella "foto del chirurgo" (Hulton Archive)

Londra, 23 maggio 2018. I ventidue milioni di sterline che il mostro di Loch Ness porta a casa ogni anno sono in pericolo. Il turismo legato al mito di Nessie, la leggendaria creatura che vivrebbe nel lago scozzese, potrebbe infatti subire un colpo durissimo, se non fatale: in giugno un team di ricercatori internazionale esplorerà i depositi di ghiaccio presenti nello specchio d'acqua per trovare le eventuali tracce del mostro. Gli studiosi andranno a caccia di Dna ambientale (eDna), un sistema che viene già ampiamente utilizzato per monitorare la vita di balene e squali negli oceani. Ogni animale, infatti, lascia sempre frammenti di Dna (da pelle, scaglie, piume, pelliccia, feci e urina) nell'ambiente in cui vive. “Queste piccole tracce – spiega il portavoce dei ricercatori, il professore Neil Gemmell, dell'università di Otago in Nuova Zelanda – possono essere catturate, sequenziate e utilizzate per identificare le creature a cui appartengono”. Ogni animale ha una precisa sequenza genetica. I campioni prelevati nel lago di Loch Ness verranno confrontati per cercare un'eventuale corrispondenza con un enorme rettile marino ormai estinto (quello teorizzato dalla cosiddetta ipotesi Giurassica). I risultati verranno pubblicati il prossimo gennaio.

Il mito di Nessie risale addirittura al VI secolo: una testimonianza scritta afferma che il monaco irlandese St Columba avrebbe scacciato una “bestia acquatica” nelle profondità del lago scozzese. L'immagine più famosa del mostro, nota come "la foto del chirurgo", fu scattata nel 1934: dalle acque emerge il collo della bestia. Sessant'anni dopo, però, venne rivelato che si trattava di uno scherzo e che in realtà la leggendaria creatura era solamente un sottomarino giocattolo.

I numerosi tentativi di trovare Nessie, finora, hanno tutti dato esito negativo. L'ultima caccia di grandi dimensioni fu organizzata nel 2003, quando nientemeno che la Bbc finanziò una ricerca scientifica che utilizzava 600 sonar e un sistema di tracciamento satellitare per ispezionare completamente il lago. Due anni fa, un drone ha trovato un mostro, ma non si trattava di Nessie: dalle acque del lago venne recuperato un finto bestione utilizzato per il film 'La vita privata di Sherlock Holmes' del 1970. Il robot era affondato e, finite le riprese, nessuno lo ha riportato sulla terraferma. La speranza a questo punto è che il team guidato da Gemmell, se non riuscirà a trovare tracce della mitica creatura, possa almeno identificare il Dna di chi ha abbandonato l'ammasso di ferraglia nel lago e fargli pagare i danni ambientali. Nessie, anche se magari non è mai esistita, siamo sicuri che sarebbe d'accordo.