Kim Jong-un (ottobre 2020), Kim Jong-un ora
Kim Jong-un (ottobre 2020), Kim Jong-un ora

Roma, 28 giugno 2021 - Il dimagrimento improvviso di Kim Jong-un preoccupa i cittadini della Corea del Nord. "Vedere il rispettato segretario generale emaciato ci spezza il cuore", ha dichiarato in particolare un residente della capitale nord-coreana in un'intervista concessa alla tv di Stato Kctv. "Tutti hanno detto di avere pianto", ha aggiunto il cittadino che ha preferito rimanere anonimo.

Il peso del leader coreano è ormai un argomento di dominio pubblico. Nel 2016, l'intelligence della Corea del Sud riferì che Kim era ingrassato fino a raggiungere almeno i 130 chili, con circa 40 chili accumulati dalla presa del potere a fine 2011. Nel 2020, invece, le stime parlarono di altri 10 chili guadagnati, portando il totale a quota 140. Poi le immagini preoccupanti, scattate durante la sessione plenaria del Partito dei Lavoratori nord-coreano, di cui Kim è al vertice come segretario generale. È stato in primis il cinturino dell'orologio, più stretto al polso che nel recente passato, a destare dubbi e innescare speculazioni sullo stato di salute del dittatore coreano.

Già lo scorso anno, quando il leader saltò la commemorazione del compleanno del 15 aprile del nonno Kim Il-sung, fondatore dello Stato, assentandosi dalla vita pubblica per circa 20 giorni, si erano diffuse voci su una presunta malattia. E i precedenti in famiglia non tranquillizzano i nordcoreani: il padre del 'giovane generale', Kim Jong-il e il nonno Kim Il-sung, erano obesi, fumatori e amanti dell'alcol. Vizi che, assieme a una vita estremamente disordinata e a malattie croniche, li portarono alla morte per infarto.

Ma, secondo gli analisti, il motivo del dimagrimento potrebbe essere un altro. L'aspetto emaciato di Kim servirebbe a rispecchiare la sofferenza del suo Paese che sta lottando contro una grave crisi alimentare e dipingerlo come un leader "dedito e laborioso" che si occupa del problema e di altre sfide. Nel gennaio 2020, infatti, la Corea del Nord ha chiuso i confini per proteggersi dalla pandemia da Covid, abbattendo l'interscambio commerciale con la Cina, suo storico alleato e partner, e tutti gli operatori umanitari internazionali hanno lasciato il Paese.