L11 dicembre 1980, manifestazione dei fans dopo l'uccisione di John Lennon (Ansa)
L11 dicembre 1980, manifestazione dei fans dopo l'uccisione di John Lennon (Ansa)

Roma, 8 dicembre 2020 - Era l'8 dicembre 1980, quando, alle 22.49, mentre rientrava a casa a New York con la moglie Yoko Ono, John Lennon veniva ucciso da Mark David Chapman con cinque colpi di pistola, sparati a bruciapelo di fronte all'ingresso del Dakota Building. Il suo omicidio senza un movente generò un'ondata di sgomento e di dolore in tutto il mondo: a quarant'anni da quel tragico giorno quel che rimane è l'immagine di decine di migliaia di persone assiepate a Central Park a cantare le sue canzoni. 

L'8 dicembre un 'nowhere man' esplode 5 colpi di pistola con il 'Giovane Holden' in mano: è stata questa la morte del più visionario, del più 'politico' dei Beatles, scomparso per mano di Mark David Chapman, che di mestiere faceva la guardia giurata. Champman si apposta, come un fan qualsiasi, all'ingresso del Dakota Building, casa Lennon, e, alle 22.51, si avvicina a John e pronuncia la frase che si è tenuto in serbo da chissà quanto tempo: "Ehi, mister Lennon, sta per entrare nella storia". Poi apre il fuoco: un colpo va a vuoto, un altro attraversa l'aorta di John, che fa ancora qualche passo e mormora: "Mi hanno sparato". Lennon, che aveva compiuto i 40 anni neanche due mesi prima, si accascia. Il portiere del Dakota, Jay Hastings, lo copre con la sua giacca, levandogli gli occhiali sporchi di sangue. Chapman rimane sulla scena del crimine. Tira fuori una copia del 'Giovane Holden' di Salinger e si mette a leggere. Non c'è bisogno di agitarsi, la storia si è già fermata, lui il suo posto se lo è conquistato: con il sangue di una leggenda.

Trasportato dai due poliziotti sulla loro macchina al Roosevelt Hospital, John Lennon viene dichiarato morto alle 23.09. Un giornalista, tale Alan Weiss, casualmente sul posto, racconta: "La radio dell'ospedale cominciò a suonare 'All My Loving'. Quando la canzone terminò si sentì qualcuno gridare: era Yoko Ono". Per John il 1980 era stato un anno felice: quello della resurrezione, dopo cinque anni passati in una sorta di esilio volontario, a fare il papà di Sean, il figlio avuto con Yoko, a fingere di buttarsi alle spalle una fama mondiale senza precedenti e le persecuzioni dell'Fbi - che lo riteneva un pericoloso sovversivo - a cercare una qualche normalità impossibile. Era dal 1975 che John non scriveva canzoni. Poi, improvvisamente, qualcosa cambiò e lo raccontò lui stesso: "Ero alle Bermuda a fare un bagno in mare insieme a mio figlio Sean. Di colpo, mentre ero lì in acqua, hanno cominciato a venirmi in mente delle melodie". E così cominciarono a prendere forma pezzi come 'Watching the Wheels', 'Woman', 'I'm Losing You' e soprattutto 'Just Like Starting Over': un nuovo inizio, una nuova vita. Anche il look del quarantenne Lennon cambiò: al posto dei proverbiali occhialini tondi una montatura più grossa, giacche scure, foto in bianco e nero.

Poi quell'8 dicembre. "L'ultima volta che vidi John aveva quel suo incredibile sorriso sulla faccia", racconterà il produttore Jack Douglas. L'ultima canzone a cui aveva lavorato era 'Walking on Ice'. Pochi giorni dopo, il 14 dicembre, furono a milioni a rispondere all'appello lanciato da Yoko Ono di fermare ogni attività per 10 minuti di silenzio in onore all'uomo che aveva regalato loro 'Imagine'. Mentre oltre 220mila persone si ritrovavano a Central Park e 30mila a Liverpool, tutte le radio della Grande Mela in questi 10 minuti sospesero le trasmissioni. "Dici che sono un sognatore, ma non solo l'unico. Spero che un giorno ci raggiungerai. E il mondo sarà uno solo", aveva cantato Lennon nove anni prima. Ora la cantavano tutti, ai quattro angoli del globo: la profezia di John era diventata realtà.

Foto del 1971, John Lennon e la moglie Yoko Ono (Ansa)