Incidente aereo in Giappone, cosa è successo sulla pista di Tokyo? Ci sono due versioni discordanti

Dal ministero dei trasporti trapela che la torre di controllo non aveva dato l’autorizzazione a entrare in pista al Bombardier della Guardia costiera. Ma dal corpo di polizia si sostiene il contrario. Gli esperti plaudono all’equipaggio della Japan Airlines: evitata la strage

Tokyo, 3 gennaio 2024 – E’ tutt’altro che chiara la dinamica dell’incidente avvenuto ieri all’aeroporto di Tokyo Haneda, in Giappone, costato la vita a 5 persone (ma poteva essere una strage). Le vittime erano a bordo di un velivolo della Guardia Costiera che si è scontrato in pista con un Airbus in arrivo da Sapporo. L’aereo di linea si è incendiato subito dopo l’atterraggio, fortunatamente i 367 passeggeri e i 12 membri dell’equipaggio, si sono salvati uscendo prima che le fiamme divorassero il mezzo. Ma perché i due mezzi sono venuti in contatto? 

Tokyo, i resti dell'Airbus bruciato sulla pista di Haneda (Ansa)
Tokyo, i resti dell'Airbus bruciato sulla pista di Haneda (Ansa)

Le autorità del Trasporto giapponesi hanno recuperato la scatola nera del Bombardier Dash-8 della Guardia costiera, che era in partenza per consegnare beni di soccorso alla popolazione colpita dal terremoto. Lo riferisce l’emittente Nhk che parla anche di discrepanze tra il resoconto dell’autorità di controllo del traffico aereo e quello del pilota. L'aereo della Difesa – riferisce una fonte anonima del ministero dei trasporti –  non sarebbe stato autorizzato a entrare in pista, ma invitato dalla torre di controllo ad aspettare. Dalla Guardia costiera si sostiene invece che il pilota del DHC8-300, unico sopravvissuto dei 6 membri dell’equipaggio, ora in condizioni gravi, aveva ricevuto il permesso. Da parte sua, la compagnia Japan Airlines, che effettuava il volo di linea, ha confermato di aver avuto l’ok per l’atterraggio e assicura che ''fornirà la piena collaborazione nell'indagine su questo sfortunato evento''. Come segnala il Guardian, in un audio della torre di controllo di Haneda, “apparentemente registrato nei momenti precedenti la collisione” e “disponibile su un sito che trasmette segnali del traffico aereo in diretta”, si sente qualcuno che invita l’aereo di linea a “continuare l’avvicinamento”.

Sul caso indaga la Japan Transport Safety Board (Jtsb), l'agenzia governativa responsabile per i gravi incidenti che riguardano voli, treni e navi, che dovrà verificare se c’è stato un errore umano. Una volta spente le fiamme che hanno avvolto l’Airbus (ci sono volute 8 ore), le autorità hanno iniziato a ispezionare i rottami alla ricerca di indizi. L’aeroporto Haneda ha riaperto intanto 3 delle sue 4 piste. Centinaia i voli da e per Haneda soppressi in queste ore. 

Nella tragedia è stata evitata la strage, grazie alle manovre di evacuazione messe in atto dall’equipaggio della Japan Airlines, che oggi viene elogiato dagli esperti di aviazione e sicurezza aerea. 

Oggi la Cnn ricorda che la JAL è una delle compagnie dagli standard di sicurezza più elevati al mondo. E questo è legato a un incidente di 40 anni fa in cui morirono 520 persone sulle 524 a bordo di un aereo di linea. Dopo quel fatto dell’agosto 1985, la compagnia a reso le procedure più rigorose. Negli anni ha voluto educare i dipendenti a una cultura della sicurezza, anche ricordando quell’incidente. Nel 2005 per esempio JAL ha aperto uno spazio dove vengono esposti parti del relitto e le storie dei passeggeri. Quell’incidente ha cambiato la mentalità della compagnia aerea. “Hanno una cultura molto rigorosa riguardo alle procedure operative”, sostiene Graham Braithwaite, professore all’Università di Cranfield nel Regno Unito, che si occupa di sicurezza e indagini sugli incidenti. E ieri quella cultura ha salvato delle vite.