George Bush Senior e la moglie Barbara nel 2008 (Ansa)
George Bush Senior e la moglie Barbara nel 2008 (Ansa)

Washington, 1 dicembre 2018 - Il presidente del conflitto in Iraq, ma anche quello dello stop definitivo alla Guerra fredda. E' morto George Bush Senior, ex presidente degli Stati Uniti per un solo mandato, dal 20 gennaio 1989 al 20 gennaio 1993. Aveva 94 anni, si è spento dopo una lunga malattia, sette mesi dopo aver detto addio all'inseparabile moglie Barbara.  "Ha ispirato generazioni di americani", il commento su Twitter di Donald Trump dal G20 di Buneos Aires, dove si trova insieme alla first lady Melania.

Trump proclamerà il lutto nazionale per mercoledì 5 dicembre e parteciperà, con la First Lady Melania, alla cerimonia funebre in programma alla Cattedrale Nazionale di Washington. "Si sta organizzando un funerale di stato con tutto il sostegno e gli onori del caso", sottolinea la portavoce della Casa Bianca.

George H. W. Bush è stato il 41esimo presidente della storia americana. Emblema del partito repubblicano e capostipite di una delle famiglie più potenti degli Stati Uniti, se ne va due anni dopo l'ultima delusione: avere visto il figlio Jeb umiliato dal rivale Donald Trump in una corsa alla Casa Bianca che ha radicalmente cambiato il modo di essere repubblicani incarnato dalla sua famiglia.  Ad annunciare la morte di Bush il figlio e 43esimo presidente George W.  Bush Jr. "Un patriota e un umile servitore dell'America", il commento di Barack Obama, il primo a rendere omaggio a una figura di transizione nella politica americana. Cordoglio anche dall'ex presidente dell'Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov. "Le mie profonde condoglianze alla famiglia e a tutti i cittadini statunitensi", ha dichiarato l'ex capo del Cremlino. "Ho molti ricordi di quest'uomo, abbiamo avuto l'opportunità di lavorare insieme durante l'era dei grandi cambiamenti. E' stato un periodo drammatico, che ha richiesto a tutti di essere tremendamente responsabili. Il risultato è stato la fine della guerra fredda e della corsa agli armamenti nucleari", ha detto Gorbaciov. 

LA POLITICA ESTERA - E' stata la politica estera il nodo cruciale della sua presidenza. Da 'Giusta Causa' a Panama a 'Riporta Speranza' in Somalia, passando per la prima invasione dell'Iraq nel 1991 con la Guerra del Golfo, sullo sfondo del crollo del Muro di Berlino. Fu lui a firmare la fine della Guerra Fredda. Sia da vice, sia da presidente: i 12 anni di Bush Senior alla Casa Bianca furono quelli che chiusero il lungo conflitto a distanza con l'Unione sovietica. Il primo passo fu l'avvio, deciso da Reagan, delle trattative con l'Urss per la limitazione degli arsenali nucleari, lo Start che fu firmato da Bush e Gorbaciov il 31 luglio 1991 e seguito dallo Start II (che limitava i missili a testata multipla) firmato, sempre da Bush, il 3 gennaio 1993. Durante il suo mandato, il presidente arrivò a raccogliere oltre il 90% dei consensi in anni di cambiamenti epocali. 

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SADDAM E LA CRISI - Non bastò la vittoria a metà su Saddam Hussein per la riconferma. Bush Sr fu travolto dalle difficoltà dell'economia, incapace di mettersi in sintonia con le ansie del suo popolo. "Read my lips: no new taxes", aveva detto in campagna elettorale ("Leggetemi le labbra: no nuove tasse"). Una promessa che, una volta insediato alla Casa Bianca, non riuscì a mantenere. 

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A SCUOLA IN LIMOUSINE - George Herbert Walker Bush era nato il 12 giugno 1924 a Kennebunkoport, nel Maine. Figlio di un ricco banchiere di Wall Street e senatore del Connecticut, aveva vissuto negli agi sin dall'infanzia. Andava a scuola in limousine, per intenderci. Ma nonostante il lignaggio della famiglia e i soldi che certo non mancavano, aveva sfoggiato spirito patriota arruolandosi nell'esercito dopo Pearl Harbour, nel 1941. Da pilota della Navy, fu pure abbattuto dai giapponesi. 

BARBARA E I FIGLI - Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, sposò la giovane Barbara, conosciuta a una festa di Natale a Greenwich, prima di trasferirsi in Texas a caccia di dollari e petrolio. Ebbe cinque figli:  George W, Jeb, Neil, Doro e poi Robin, morta bambina di leucemia. I Bush divennero l'alter ego dei democratici Kennedy, le due famiglie faro della nazione di opposte fazioni politiche. 

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LA CARRIERA POLITICA - Deputato dal 1966 al 1970, Bush non riuscì a diventare senatore. Nixon lo nominò nel 1971 ambasciatore Onu. "Non per il cervello ma per la fedeltà", disse l'allora inquilino della Casa Bianca.  Due anni dopo, in pieno Watergate, gli offrì la scomoda direzione del partito repubblicano. Che resse senza farsi travolgere dallo scandalo, riciclandosi nel 1974, sotto Ford, come ambasciatore della Cina e capo della Cia poi. 

Quindi la scalata: nel 1980 divenne vice di Ronald Reagan: otto anni dopo fu lui il candidato repubblicano alla Casa Bianca. Non ci fu gara contro Michael Dukakis, merito puire dei colpi bassi in campagna elettorale 'firmati' da Lee Atwater, eminenza grigia di Bush Senior. "Voglio un'America più dolce per puntare sull'uomo", le prime parole da capo della nazione. 

Divenne così il 41esimo presidente della sotia Usa. Ma solo per 4 anni: al termine del pimo mandato, fu spazzato via da Bill Clinton nella peggior sconfitta elettorale in 80 anni di partito Repubblicano (ottenne solo il 37% dei voti).

Ma la sconfitta non fu certo un dramma per "Poppy", come lo chiamavano in famiglia. Bush fu felice di chiudere con la 'politica attiva' e di dedicarsi a fare il "nonno a tempo pieno". Cosa che, salvo un paio di apparizioni sulla scena, effettivamente fece. A portare avanti il nome della famiglia ci pensò il figlio George W Bush, presidente dal 2001 al 2009, con in mezzo la tragedia dell'11 settembre. Negli ultimi anni di vita Bush Padre aveva lottato contro il morbo di Parkinson che lo aveva costretto in sedia a rotelle.