Hassanal Bolkiah, il sultano del Brunei (Ansa)
Hassanal Bolkiah, il sultano del Brunei (Ansa)

Roma, 28 marzo 2019 - Omosessuali e adulteri a rischio lapidazione in Brunei. Il piccolo sultanato dell'isola del Borneo ha infatti introdotto la pena di morte coranica come parte dell'attuazione, fortemente criticata, di un nuovo codice penale basato sulla sharia, il sistema legale islamico che impone severe pene corporali. Secondo quanto riporta il Guardian, dalla prossima settimana (precisamente dal 3 aprile), la popolazione sarà soggetta a una nuova serie di leggi draconiane, che includono anche l'amputazione di una mano e di un piede per il reato di furto. 

Il Brunei, che negli ultimi anni ha adottato una forma più conservatrice di Islam, aveva annunciato nel 2014 l'intenzione di introdurre la sharia attraverso una direttiva del sultano, che siede sul trono dal 1967 ed è allo stesso tempo uno degli uomini più ricchi del mondo (il suo patrimonio personale ammonta a circa 20 miliardi di dollari). Un deciso inasprimento per il piccolo Stato dove è già vietato l'alcol e sono previste condanne per chi non va alla preghiera il venerdì. 

La legge basata sulla sharia si applicherà solo ai musulmani, che costituiscono circa i due terzi della popolazione. L'annuncio del nuovo codice penale è stato accolto con sgomento dai gruppi per i diritti umani: Amnesty International ha esortato il Brunei a "fermare immediatamente" l'attuazione delle nuove sanzioni, definite "profondamente sbagliate". Alcune delle fattispecie, sottolinea l'ong internazionale, "non dovrebbero nemmeno essere considerati reati, compresi i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso".