Lunedì 15 Aprile 2024

Attentato a Mosca, gli effetti sul campo di battaglia: "La strage fa il gioco del Cremlino. Reclutare soldati sarà più semplice"

Tocci, direttrice dell’Istituto Affari internazionali: prima la mobilitazione militare era impopolare. "Ma questo attacco dimostra anche la fragilità di un regime incapace di governare il Paese"

Roma, 23 marzo 2024 – “Putin ha un dominio informativo tale sulla popolazione russa, un controllo così pervasivo della società, che non pagherà alcun pegno per non aver saputo impedire la strage ma anzi, come per una guerra che ha fatto trecentomila morti ma che agli occhi di Putin e del suo popolo funziona eccome nel catalizzare i fermenti nazionalistici e unire il Paese con un nemico comune, si rafforzerà e il suo regime diventerà ancora più repressivo". Così Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali.

La gente in fila per donare il sangue a favore dei feriti il giorno dopo l’attentato che ha sconvolto la Russia
La gente in fila per donare il sangue a favore dei feriti il giorno dopo l’attentato che ha sconvolto la Russia

Come leggere l’orribile strage al Crocus City Hall? Perché è accaduta?

"C’è chi lo spiega come un ritorno dell’islamismo radicale, che in Russia ha una lunga storia, e sottolinea che questo attacco sarà funzionale al regime per una nuova mobilitazione, un ennesimo tentativo di offensiva in Ucraina e una nuova stretta repressiva. E c’è chi invece dice che in realtà è stato un attacco puntuale e non prevedibile, che, così come la vicenda della sollevazione di Prigozin, dimostra una fragilità di fondo del regime che si dimostra incapace di governare i flussi carsici che scorrono nelle viscere della società russa. In realtà io credo che siano vere entrambe le ipotesi che in realtà sono le due faccia della stessa medaglia".

Putin ha colto al volo opportunità di accusare più o meno direttamente l’Ucraina, con il fine di usare la strage contro Kiev. Ma una accelerazione non sarebbe avvenuta anche senza la strage?

"Sarebbe avvenuta comunque, ma la mobilitazione militare è impopolare e la strage facilita le cose a Putin: adesso qualsiasi misura sarà accolta dal popolo russo con condivisione. La strage non cambia la traiettoria di Putin, ma è qualcosa che la rafforza".

E arriviamo al punto dolente: lei crede alla teoria del complotto, ad un Putin che volutamente lascia agire una cellula terroristica per poi avere la giustificazione per repressione e ulteriore spinta alla guerra in Ucraina?

"No, perché Putin non ne aveva bisogno. Dopo le elezioni vinte trionfalmente, e lasciamo perdere la loro regolarità, cosa gli impediva di varare una stretta anti islamisti o una nuova accelerazione alla guerra contro Kiev? Aveva carta bianca. La strage fa il suo gioco, ma non credo che l’abbia organizzata o l’abbia anche solo permessa".

Le pare credibile l’ipotesi che dietro gli esecutori jihadisti ci sia una mente ucraina? L’ha detto il Fsb (i servizi segreti russi), l’ha rilanciato lo stesso Putin.

"È possibile che ci sia un secondo livello, qualcuno che ha innescato l’azione della cellula, ma non credo a un mandante ucraino, perché non ne vedo la necessità per Kiev, oltretutto dopo le elezioni. Quale sarebbe il dividendo di Kiev di una azione del genere? Che senso avrebbe per loro? Sperare in una repressione dell’islamismo in Russia che apra per il Cremlino un secondo fronte nel Caucaso? Mi paiono speculazioni. Se lo avessero fatto sarebbero degli stupidi. Di sicuro da questa strage l’Ucraina avrà solo danni, perché se Putin ne ventila una responsabilità, ed era quasi inevitabile che lo facesse, dobbiamo attenderci che la guerra in corso diventerà ancora più dura, con una nuova offensiva".

Se la pista dell’Isis è quella giusta, per Putin rischia di aprirsi un fronte interno?

"Qui torna il tema della fragilità della Federazione Russa, in particolare il rischio di fermenti etno-religisci nel Caucaso. Delle faglie potenzialmente importanti ci sono, ma nessuna di questa faglie mi pare pronta a generare in questo momento un terremoto di portata rilevante. Detto questo, in Russia le cose accadono all’improvviso. Non a caso la Cia non prevedeva affatto la fine dell’Unione Sovietica, eppure successe. Quindi, nessuno potrebbe sorprendersi se si creasse una concatenazione di eventi che generasse una valanga. Molto improbabile, non impossibile".