Giovedì 18 Aprile 2024

Attentato a Mosca, gli allarmi Usa ignorati. I dubbi sul Cremlino. "Putin ragiona ancora come in Guerra fredda"

I servizi americani avevano avvertito del rischio attentati due settimane fa. L’analista Politi: "Prevenzione flop". Lo storico Alegi: c’è stata troppa sciatteria

Roma, 23 marzo 2024 – Il gioco si svolge su più tavoli e le regole non sono mai del tutto trasparenti. Succede quando c’è di mezzo una guerra vera e una nuova edizione della Guerra fredda con le superpotenze in campo. Mosca punta il dito contro Kiev anche se sembra ormai certa la responsabilità dell’Isis Khorasan, l’Ucraina nega e gli Stati Uniti confermano il "noi avevamo avvertito Mosca", alludendo al pericolo di un attentato di matrice islamica. E allora? "Una possibile interpretazione – spiega Alessandro Politi, analista strategico e direttore della Nato Defense College Foundation – è che Putin dopo gli avvertimenti dei servizi americani ha fatto una dichiarazione pubblica perché voleva sminuire questo tipo di messaggi e soprattutto perché lui è un figlio della Guerra fredda. Parlò di annunci che potevano assomigliare a ricatti, ma dubito che i servizi non li abbiano presi sul serio perché avevano già sventato un attentato a una sinagoga. I russi conoscono da tempo l’Isis K, ma qualcosa non ha funzionato nella prevenzione. L’Isis K è nemico dei talebani con cui invece Mosca cerca di avere buoni rapporti per ottenere la possibilità di fissare una presenza in Afghanistan dopo l’uscita degli americani".

Il tetto in fiamme del Crocus City Hall a Mosca
Il tetto in fiamme del Crocus City Hall a Mosca

Lo scenario , dunque sembra allontanare i sospetti da Kiev anche se Vladimir Putin insiste, parlando degli arrestati in fuga verso una “porta per l’Ucraina”. All’opinione pubblica occidentale può sembrare strano che l’intelligence americana abbia passato la soffiata ai russi su eventuali attentati. Eppure una spiegazione plausibile esiste. "Gli Stati Uniti insieme all’Occidente appoggiano l’Ucraina, ma entrambi non sono in guerra con la Russia e Washington tiene comunque dei canali aperti. La lotta al terrorismo per gli Usa rimane un obiettivo importante. E quando c’è da tutelare un interesse nazionale agiscono secondo necessità. Americani e alleati occidentali sono non belligeranti ostili alla Russia, ma ripeto non significa essere in guerra come alcuni dicono".

Putin , che con la strage del teatro Crocus City ha subito un duro colpo alla propria immagine, però continua a puntare il dito contro il leader ucraino Zelensky accusandolo di ogni nefandezza. E ci sta, vista la situazione. Sul "bel gesto" americano per tenere aperto il dialogo con Mosca in un canale separato dagli aiuti all’Ucraina è d’accordo anche Gregory Alegi, analista geopolitico, e docente di storia degli Stati Uniti all’università Luiss di Roma: "Intanto nonostante la guerra il senso umano non è sospeso quando si tratta di lotta al terrorismo e inoltre da parte degli americani l’aver fatto un annuncio ufficiale significa poter rendere verificabile dall’opinione pubblica l’intenzione di mantenere il dialogo con Putin dopo un probabile avvertimento attraverso canali più riservati". Eppure ci si chiede come la potente e spietata macchina russa della sicurezza abbia clamorosamente fallito. "La Russia ha un tradizione molto forte sul piano della repressione – dice il professor Alegi – ma più debole sulla prevenzione. Altra cosa infatti è l’intelligence, forse ci troviamo banalmente di fronte a un classico caso di sciatteria russa. Le accuse a Kiev? Le ritengo politicamente inevitabili, Putin non ha nulla da perdere con questa mossa".

Dunque nel rapporto con gli Stati uniti e l’Occidente è come se ci fosse un mondo di sopra e uno di sotto, dove le dichiarazioni ufficiali non spiegano mai la realtà fino in fondo. Ancora Alegi: "In un recente passato Usa e Russia hanno combattuto insieme l’Isis, che è considerato un nemico comune. Per Mosca è anche un modo per rientrare in modo credibile nella comunità internazionale. Che poi questa mossa funzioni è un’altra cosa".