Amanda Knox (sx) e Lorena Bobbitt
Amanda Knox (sx) e Lorena Bobbitt

Roma, 14 novembre 2019 - La donna che tagliò il pene a suo marito e la giovane americana accusata e poi assolta per la morte di Meredith Kercher. Lorena Bobbitt e Amanda Knox oggi sono una signora di 49 anni con i capelli biondo platino e i lineamenti appesantiti e una ragazza di 32 che assomiglia all’angelo splendente di allora, ma con le rughe. Troppo facile definirle la strana coppia. E tuttavia anche questo sono diventate partecipando da protagoniste al festival del crimine di Washington, dove in nome di un trauma comune hanno annunciato la loro amicizia e la rabbia verso i media, colpevoli secondo loro di leggerezza circense nei confronti di due fatti di cronaca memorabili: l’evirazione più famosa della storia e l’omicidio con sentenze a singhiozzo che alla fine ha visto un solo responsabile, l’ivoriano Rudy Guede, e il ritorno a casa di Amanda dopo quattro anni di carcere.

All’ombra ristoratrice e al silenzio, le signore preferiscono ancora una volta la ribalta. Sul banco dell’accusa non ci sono più loro ma il sistema dell’informazione. "Hanno strumentalizzato il nostro dolore e utilizzato il nostro trauma per fare soldi – dicono in coro le due amiche –. Ma noi, malgrado l’opinione che vi siete fatti, non siamo i mostri". In mezzo è passata l’onda del movimento #MeToo, e anche questo pesa sulle ossessioni falliche dell’umanità. Intervistate dalla Fox , Lorena e Amanda sanno di segnare un punto facile: "La nostra partecipazione al Festival del crimine è stata un momento storico per le donne offese e umiliate".

I commenti sui social non tardano ad arrivare e il tono è questo: "Unite dal trauma? Scherzano? Traumatizzato è chi ha avuto la sventura di frequentarle, a cominciare dal signor Bobbitt". L’ecuadoregna Lorena Bobbitt, oggi tornata al cognome Gallo, ha raccontato la sua versione dei fatti al regista Jordan Peele in una docu-serie per Amazon Prime Video dopo avere creato dipendenza nell’opinione pubblica americana e subito due processi.

La storia ruota attorno al pene di suo marito tagliato in una notte del 1993 e gettato in un campo in Virginia. Nascosto in un contenitore pieno di ghiaccio, il fallo fu restituito al proprietario.John Wayne Bobbitt che ne fece oggetto di culto in un film porno, andò in tour fra gli strip club, lavorò in un bordello a Las Vegas e poi precipitò in un vortice di alcol e denunce di violenza sessuale. Lorena racconta del matrimonio e del disastro che seguì. Beveva, la picchiava, la violentava, si vantava di fare "sanguinare e torcere dal dolore le donne con cui faceva sesso".

Di qui la decisione radicale e poi le accuse di essere pazza. Oggi John le scrive ancora su Facebook che è l’amore della sua vita e che se tornassero insieme farebbero un mucchio di soldi. Lei, dopo essere stata ricoverata in un ospedale psichiatrico è andata al college, si è sposata, ha avuto un figlio e ha fondato una non-profit per le vittime di abusi domestici, rifiutando il milione di dollari che Playboy le offriva per fotografarla nuda.

Anche la sua amica Amanda (condannata in primo grado nel 2008 con il fidanzato Raffale Sollecito, poi assolta con una sentenza annullata dalla Cassazione e definitivamente scagionata nel 2015) non ha mai scelto il basso profilo. Alla fine del documentario prodotto da Netflix guarda in faccia il famoso pubblico seduto in poltrona e sussurra: "C’è chi dice che sono innocente e chi dice che sono colpevole. Se sono colpevole, sono la persona di cui ti devi spaventare, perché sono la meno ovvia. Sono una psicopatica travestita da agnellino. Ma se sono innocente, allora sono te".