Convocato ieri dal giudice, l’ufficiale della Marina Militare arrestato per spionaggio ha fatto conoscere, tramite il suo avvocato, il motivo per cui ha consegnato ai russi alcuni documenti riservati: "L’ho fatto per la mia famiglia". Già il giorno prima la moglie, in un’intervista al Corriere della Sera, aveva fatto chiarezza: "Il mutuo, quattro figli, quattro cani, le palestre... Con tremila euro al mese non campavamo più". In serata, a dissipare ogni dubbio, è giunto l’intervento di uno dei figli: "Se mio padre l’ha fatto, è stato per la mia famiglia". Insomma da quando non c’è più la cortina di ferro non si tradisce più la Patria per le magnifiche sorti e progressive del socialismo: si vola molto più alto.

Dare a ciascuno secondo il proprio bisogno è rimasto l’imperativo categorico: ma per ciascuno s’intende ciascun componente della propria famiglia, non del proletariato. Sembra che questo capitano di fregata che si è fregato con le sue stesse mani abbia ricevuto cinquemila euro per la consegna dei documenti, e chissà se e quante altre volte aveva fatto altrettanto. La magistratura deciderà quanto dovrà pagare per il suo errore. Da un punto di vista umano, non vanno aggiunti commenti per infierire. Ciascuno di noi ha le proprie debolezze, e non invidiamo quest’uomo che si trova, ora, una vita spezzata per sempre. Vogliamo anzi dirgli che si trova in nutrita compagnia.

L’elenco di coloro che si sono rovinati per la famiglia è lunghissimo, soprattutto in Italia. Dicono che l’intera Prima Repubblica sia in fondo crollata in seguito ai conti che non tornavano in una causa di separazione: una moglie insoddisfatta del mensile passatole dall’ex marito avrebbe di fatto innescato, con una denuncia, la famosa operazione Mani Pulite. Umberto Bossi - del quale nessuno, neanche il più acerrimo nemico, aveva mai detto che fosse un ladro - perse la leadership della Lega, e l’intera carriera politica, per aver cercato di aiutare un figlio che non aveva il talento per fargli da Delfino.

Perfino le Brigate Rosse tenevano d’occhio il 27 del mese. Qualche anno fa, quando sgominarono una delle ultime bande, trovarono nel covo le ricevute di colazioni e pranzi, viaggi e lavanderia: la nota spese della rivoluzione. L’ufficiale della Marina Militare arrestato per spionaggio ci ricorda che sono lontani i tempi di chi per la Patria muor, vissuto è assai; e anche quelli di colonnello non voglio il pane, dammi il piombo del mio moschetto. Ma resta intramontabile l’Italia che Leo Longanesi seppe descrivere a guerra appena finita, il 26 novembre 1945, con una delle sue fulminanti battute: "La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: ho famiglia"