La seconda ondata ci ha riportati in una condizione di inquietudine e di attesa. Ci chiediamo come possiamo vivere questo tempo difficile in cui ci sentiamo sospesi. Ci chiediamo quanto durerà ancora questo tempo; e come sarà il tempo che verrà quando tutto sarà finito. Il virus ha spezzato il nostro andare avanti spensierato, forse inerte, il nostro modo di vivere di "prima". Il virus ci costringe quindi a fare i conti con l’entità più misteriosa della nostra esistenza, il tempo. "La natura del tempo resta il mistero forse più grande", scrive il fisico Carlo Rovelli in un suo libro di tre anni fa che si intitola appunto "L’ordine del tempo". E dunque: che cos’è il tempo?

Sant’Agostino osservava che siamo sempre nel presente, perché il passato è passato e quindi non c’è, mentre il futuro deve ancora arrivare, e quindi pure non c’è. E tuttavia ciascuno di noi è costituito da un passato che abbiamo dentro, e che in buona parte fa di noi quello che siamo; e dall’attesa del tempo che verrà, perché non si può vivere senza un desiderio di felicità. Com’è possibile, se siamo sempre qui e ora, dove passato e futuro non ci sono? Agostino conclude dicendo che il passato e il futuro sono dentro di noi: "È nella mia mente che misuro il tempo". Alla stessa conclusione arriva Carlo Rovelli: "Il tempo siamo noi". Poi aggiunge: "Siamo memoria. Siamo nostalgia. Siamo anelito verso un futuro che non verrà".

Che "non verrà", perché siamo solo il presente, secondo Rovelli che si dice ateo: "Sono ateo perché non mi piacciono quelli che amano gli altri per piacere a Dio, a me piacciono quelli che amano gli altri semplicemente perché amano; sono ateo perché non mi piacciono quelli che vogliono spiegare il grande mistero dell’esistenza con un Dio, preferisco quelli che riconoscono che c’è un grande mistero...". Sono argomentazioni condivisibili, anche se ho l’impressione che Rovelli confonda la fede con la patologia della fede. E non credo neppure che sia davvero ateo, piuttosto un agnostico: infatti riconosce che esiste appunto "un mistero", e che tutto quanto la scienza ci dice sull’uomo "è ancora insufficiente a chiarire noi a noi stessi".

E vengo al punto. Se esistesse solo il presente, se non fossimo costituiti anche dall’attesa di un domani, questo tempo di stop non ci servirebbe a nulla. Nel suo diario dal lager nazista, Etty Hillesum ci lasciò parole che sembrano scritte per noi oggi: "Se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati a ogni costo - e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione -, allora non basterà".