Sono molte le aziende italiane che il mondo ci invidia. La Ferrari, per esempio, o gli altri big del made in Italy, dalla moda all’alimentare. Ma tra i fiori all’occhiello della nostra imprenditoria c’è anche un nome meno noto all’uomo della strada e molto di più agli addetti ai lavori ed è quello di una società di Saluggia (Vercelli), la DiaSorin, specialista della diagnostica in vitro, che sviluppa, produce e commercializza test che vende ai laboratori di tutto il mondo per la diagnosi di numerose patologie.

In questa guerra contro il Coronavirus la DiaSorin è salita agli onori delle cronache perché è riuscita a sviluppare un test che è in grado di fornire una risposta rapida e semplice per la rilevazione della sindrome respiratoria acuta direttamente dai tamponi rinofaringei, per diagnosticare il Covid-19 in un’ora anzichè in 7-8 ore come accade con le attuali metodologie. Non c’è bisogno di spiegare l’importanza di un responso veloce in casi come quello del Coronavirus dove il fattore tempo assume un rilievo fondamentale.

Tre giorni fa il test ha ricevuto il via libera dalla Food and Drug Administration americana, l’autorizzazione cioè all’uso di emergenza. "Siamo orgogliosi di aver ottenuto l’approvazione al lancio del nostro test – dice Carlo Rosa (nella foto della pagina accanto), Ceo di DiaSorin – Speriamo di contribuire a ridurre l’attuale carenza di test che stanno vivendo gli ospedali di tutto il mondo. Il test consentirà ai medici di affidarsi a risultati rapidi e precisi per prendere le decisioni più opportune nel trattamento dei pazienti. Vogliamo così garantire il nostro pieno supporto e la nostra esperienza nella diagnostica per contenere questa pandemia". Per sviluppare il test gli Stati Uniti hanno fatto avere a DiaSorin un primo finanziamento di 679 mila dollari. Si tratta di fondi federali che DiaSorin molecular, divisione della capogruppo, ha ricevuto dall’ente federale del dipartimento americano per la salute.

Le autorità americane che in un primo momento sembravano aver sottovalutato gli enormi rischi di una pandemia da coronavirus, ora sono giustamente molto allarmate. Ed è così che l’ente americano preposto a individuare tutte le possibili soluzioni diagnostiche per far fronte alle emergenze sanitarie non ha avuto dubbi nel puntare sul nuovo test sviluppato dalla DiaSorin. Il test, che sarà commercializzato con marchio Ce in Europa, è tutto tricolore. Gli studi sono stati condotti all’ospedale Spallanzani di Roma e al Policlinico San Matteo di Pavia. Fondata nel 2000, DiaSorin è presente nei cinque continenti con 25 società, 5 succursali estere, 5 centri di ricerca e dà lavoro a duemila dipendenti nei suoi stabilimenti produttivi nel mondo. Sono italiani i giovani ingegneri, i chimici, i ricercatori che vi lavorano.

"Abbiamo spostato su questo progetto tutti i nostri cinquanta ricercatori di DiaSorin Molecular, attivi fra California e l’Italia – continua Rosa – lavorando insieme allo Spallanzani di Roma, il San Matteo di Pavia e l’ospedale di Treviso che sono tre centri di riferimento in Italia per la diagnostica del Covid -19". La tecnologia utilizzata, che viene eseguita all’analizzatore Mdx, venne acquisita quattro anni fa dalla multinazionale americana 3M Inc. ed era stata originariamente sviluppata per l’utilizzo da parte dei militari che necessitavano di risposte diagnostiche rapide. Successivamente la tecnologia era stata applicata anche in ambito civile.

Attualmente DiaSorin ha installato circa 800 analizzatori nei primari istituti ospedalieri europei e americani allo scopo di diagnosticare le infezioni influenzali stagionali, oltre che una varietà di altre infezioni virali e batteriche che necessitano di una risposta molto rapida per decidere la cura più adeguata. Nella drammatica situazione di emergenza sanitaria che stanno vivendo molti ospedali del Nord Italia, in particolare in Lombardia e in Emilia Romagna, le due regioni più colpite dal virus, i vantaggi del test sviluppato da DiaSorin sono evidenti.

In particolare i medici potranno prendere con rapidità decisioni sull’isolamento dei pazienti infetti, senza essere costretti ad attendere mezza giornata, come accade oggi, per valutare il da farsi. Il kit, tra l’altro, evita la necessità di inviare il campione da analizzare ad altri centri esterni, consentendo così l’esecuzione del test nel luogo in cui si trova il paziente.