Dichiarazione fiscale (Canali.Newpress)
Dichiarazione fiscale (Canali.Newpress)

Roma, 11 febbraio 2019 - Una settimana al massimo e Matteo Salvini darà il via libera al nuovo pacchetto fiscale targato Lega cui stanno lavorando tre sottosegretari del Carroccio, Massimo Bitonci, Claudio Durigon e Massimo Garavaglia. E se la consegna del silenzio è rigorosa («Sarà Matteo a dare l’annuncio»), dalle indiscrezioni emerge innanzitutto che quella che viene indicata come la nuova e più radicale tappa della riforma tributaria di matrice lumbard potrebbe ribattezzarsi «operazione 20 per cento».

L’obiettivo, tutto rivolto alle elezioni europee di fine maggio, sarà, infatti, quello di ricondurre la prima aliquota dell’Irpef, ma anche l’Ires, intorno a quel numero magico. Non senza ipotizzare anche una formula flat tax al 15 per cento per i cosiddetti redditi incrementali (in sostanza, sugli aumenti di stipendio o di reddito rispetto all’anno precedente). Il tutto finanziato da una revisione delle cosiddette tax expenditures (agevolazioni fiscali) e, principalmente, dall’assorbimento nell’intervento dei cosiddetti 80 euro di Renzi (che da soli valgono 10 miliardi di euro di coperture).

Ma andiamo con ordine. Nella legge di Bilancio di quest’anno è stata introdotta la flat tax, con annesso regime forfettario, al 15 per cento per professionisti e lavoratori autonomi fino a 65mila euro di redditi. Il passo successivo (per il quale è stata chiesta l’autorizzazione all’Ue) sarà quello di introdurre un’altra aliquota agevolata al 20 per cento per i redditi fino a 100mila euro.

L’ambizione di Salvini e dei suoi, però, va ben oltre quanto più volte annunciato. E, infatti, nei dossier riservati allo studio c’è in primo luogo il taglio della prima aliquota dell’Irpef attualmente al 23 per cento per i redditi fino a 15mila euro: la sforbiciata non è indicata ma il traguardo dovrebbe essere il 20 per cento, con una riduzione di 3 punti. Ugualmente, per quel che riguarda l’Ires sulle imprese, oggi al 24 per cento, la meta è arrivare al livello della prima aliquota Irpef: intorno al 20.

Nel menù, però, compare anche un’altra misura aggiuntiva: si tratta della cosiddetta flat tax sui redditi incrementali. In sostanza, sia per i lavoratori dipendenti sia per gli autonomi (fuori dal regime dei minimi) scatterebbe una tassazione secca, sempre al 15 per cento, per gli aumenti retributivi e per i redditi in più guadagnati rispetto all’anno precedente. Per questa via si favorirebbe anche il rinnovo dei contratti collettivi di lavoro nazionali, con il risultato che i lavoratori avrebbero più soldi netti in busta paga. L’effetto, infatti, sarebbe anche quello di una riduzione del cuneo fiscale e contributivo (differenza tra lordo e netto) sul lavoro dipendente, oltre che quello di favorire anche l’emersione del nero.

A finanziare il taglio fiscale complessivo saranno sia la revisione delle tax expenditures (ma, si puntualizza, senza toccare le detrazioni per carichi familiari e, anzi, ampliando quelle per le ristrutturazioni edilizie e per l’acquisto della prima casa) sia il ricorso alle risorse attualmente impiegate per gli 80 euro di Renzi.

Insomma, osserva il sottosegretario Bitonci, «dopo la pace fiscale e la flat tax per le partite Iva, la Lega intende riuscire ad attuare anche le altre indicazioni del programma della campagna elettorale e del contratto». Puntando a semplificare e uniformare i livelli di tassazione tra autonomi, dipendenti e imprese.