Renato Brunetta (Ansa)
Renato Brunetta (Ansa)

Roma, 14 agosto 2018 - Il sottosegretario Giorgetti e il vicepremier Di Maio dicono di aspettarsi «attacchi speculativi» sull’Italia. Sarà un’altra estate calda?

«Governo e maggioranza – risponde Renato Brunetta (nella foto) , ex ministro e deputato di Forza Italia – continuano a farsi del male. In piena crisi finanziaria, gli economisti della Lega e il leader del Movimento 5 Stelle rilanciano affermazioni, concetti e intendimenti spericolati che non possono non preoccupare i mercati».

Spicca invece il silenzio del presidente del Consiglio...

«Conte affidi le dichiarazioni sulle tematiche economiche al solo ministro dell’Economia Tria, se non vuole che anche sull’Italia si abbatta la tempesta perfetta».

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Parlare di attacchi sembra quasi una provocazione.

«Noi di Forza Italia non diremo mai ‘forza spread’, come fece invece la sinistra nel 2011. Siamo responsabili e mettiamo prima di tutto l’interesse del Paese. Ma diciamo a Conte, Salvini e Di Maio: mantenete la testa fredda, visto che la situazione si fa calda. Quando governo e maggioranza danno messaggi inaccettabili in ambito internazionale, come su Tav, Tap e Ilva, ma anche sui vaccini e i vincoli europei di bilancio, sono loro a provocare i mercati».

Ma ci sono analogie tra quanto denunciano i membri del governo e quanto avvenne nel 2011?

«Nel 2011 tutto iniziò con una speculazione finanziaria della Deutsche Bank cui la Bce non seppe dare risposta, speculazione che poi venne cavalcata dall’asse franco-tedesco e trovò orecchie attente in Italia, soprattutto a sinistra. L’obiettivo geopolitico a livello europeo – pensiamo alla Francia di Sarkozy – era far cadere Berlusconi, in Italia far fuori un governo, pur indebolito dall’uscita di Fini, che alle elezioni aveva ottenuto quasi il 48%. Si misero insieme questi due interessi».

E adesso invece?

«Abbiamo il primo governo orgogliosamente e spudoratamente populista di un grande Paese che dice di voler fare cose fuori dal mondo. Basti pensare al piano B del ministro Savona sull’uscita dall’euro e ai punti salienti del contratto di governo».

Che cosa preoccupa di più i mercati?

«Le chiacchiere, i proclami e i comportamenti del governo. Pensiamo al ‘decreto vergogna’ di Di Maio, che ha contro tutto il mondo produttivo del Paese. Anche il capitolo tagli alle pensioni d’oro: c’è un’invidia sociale spaventosa, è un segno di irresponsabilità tagliarle in maniera così violenta e incostituzionale. O ancora la manovra di bilancio incerta, tutta da costruire, finanziata soprattutto in deficit».

Investitori e risparmiatori non puntano più sull’Italia?

«L’Italia non è più un posto dove investire. Questo governo è contro le grandi opere, la scienza, le imprese, le banche, le multinazionali, il ceto medio. Che cosa vorremmo che facessero gli investitori stranieri e di casa nostra? Ecco perché dico a Conte e ai suoi ‘smettetela di farvi e di farci del male’».

Tra poche settimane arriveranno i giudizi delle agenzie di rating. Teme effetti sulle prossime politiche economiche?

«Non è che le agenzie di rating – che io non amo – siano brutte sporche e cattive. Fanno il loro mestiere raccontando a mercati e investitori qual è la situazione economico-finanziaria di ogni Paese. Ma Dio non voglia che arrivino dei downgrade , dei tagli del rating. A settembre potrebbe crollare tutto. Anche la nostra sovranità e la nostra democrazia».