NELL’ERA che si aprirà dopo la pandemia da Covid-19, sarà impensabile immaginare un’impresa sostenibile che non svolga un ruolo sociale nella comunità in cui opera. Perché la pandemia ha ampliato la forbice delle diseguaglianze e distrutto opportunità per i lavoratori più deboli, oltre ad aver generato disfunzioni sociali di cui pagano il prezzo solo le classi meno agiate: lo dimostra il caso del trasporto pubblico locale, diventato a causa del virus e dell’inerzia della politica nazionale e locale una ‘trappola’ quotidiana per milioni di cittadini. E se la politica fatica a fornire soluzioni, il vuoto può essere colmato in parte dalle grandi imprese in virtù di quel fenomeno di progressivo trasferimento della fiducia dei cittadini dal pubblico al privato, che le antenne dei migliori istituti demoscopici registrano da qualche anno nel nostro Paese. Le...

NELL’ERA che si aprirà dopo la pandemia da Covid-19, sarà impensabile immaginare un’impresa sostenibile che non svolga un ruolo sociale nella comunità in cui opera. Perché la pandemia ha ampliato la forbice delle diseguaglianze e distrutto opportunità per i lavoratori più deboli, oltre ad aver generato disfunzioni sociali di cui pagano il prezzo solo le classi meno agiate: lo dimostra il caso del trasporto pubblico locale, diventato a causa del virus e dell’inerzia della politica nazionale e locale una ‘trappola’ quotidiana per milioni di cittadini. E se la politica fatica a fornire soluzioni, il vuoto può essere colmato in parte dalle grandi imprese in virtù di quel fenomeno di progressivo trasferimento della fiducia dei cittadini dal pubblico al privato, che le antenne dei migliori istituti demoscopici registrano da qualche anno nel nostro Paese.

Le imprese più ’intelligenti’ stanno assumendo, dunque, quote di responsabilità collettiva per dimostrare di essere a fianco dei loro clienti-utenti non solo nella buona sorte dei ricavi da incassare, ma anche nella cattiva sorte delle emergenze da affrontare. In Italia imprenditori e manager mostrano di avere questa consapevolezza più che in altri Paesi, come evidenzia il grande flusso quotidiano di news relative a interventi e azioni sociali realizzati dalle imprese in ogni settore. Un approccio figlio del nostro ‘umanesimo immanente’, di quell’idea della centralità della persona e dei suoi talenti che anima spesso le medie e piccole imprese. Ma alle grandi imprese – pubbliche e private – spetta un ruolo decisivo di traino in questo processo di conquista di un ruolo sociale. Un esempio è costituto da Intesa San Paolo, banca leader nella sostenibilità sociale come ha affermato al Meeting di Rimini il suo Chief Institutional Affairs and External Comunication Office Stefano Lucchini, secondo cui "le tre grandi emergenze che viviamo oggi – sanitaria, economica e sociale – dovrebbero portarci a riprendere un vecchio concetto, la pianificazione economico-sociale". In coerenza con questa visione, le azioni ‘sociali’ di Intesa spaziano dalla collaborazione con scuole e università alla formazione dei giovani disoccupati, dalla valorizzazione del patrimonio artistico del nostro Paese fino agli investimenti (con il venture capital di gruppo Neva sgr) in startup che combinano innovazione e sostenibilità come Skydweller Aero, che produce aerei a guida autonoma alimentati a energia solare.

Particolarmente interessante è l’ambizione di Intesa di diventare la prima ‘Impact Bank’ al mondo, con un fondo a hoc destinato a garantire prestiti alle categorie che hanno difficoltà di accesso al credito: in concreto sono stati attivati un prestito d’onore per studenti meritevoli, un finanziamento per supportare le mamme lavoratrici negli impegni successivi alla maternità, un prestito alle famiglie per supportare l’apprendimento a distanza, una linea di credito a favore degli over 50 che hanno perso il lavoro e hanno difficoltà ad accedere alla pensione. Particolarmente interessante è anche l’impegno in materia di sostenibilità della Rai, che come prima azienda culturale del Paese ha il diritto-dovere di tracciare i sentieri su cui si muoveranno gli italiani nei prossimi anni. Secondo il direttore di Rai per il Sociale, Giovanni Parapini "la Rai ha un ruolo guida nell’ascoltare le sofferenze del Paese e, quindi, nel promuovere e comunicare le risposte adeguate e concrete ai bisogni della nostra comunità nazionale… Uno dei tanti modi in cui – ha osservato Parapini – il Servizio Pubblico vuole assolvere alla sua funzione sono gli spot grtuiti dedicati ad associazioni del Terzo Settore".

Ma in casa Rai c’è anche dell’altro: molto innovativa un’iniziativa realizzata nel giugno scorso con Save The Children e La Fondazione di Cassa Depositi e Prestiti in collaborazione con la Tgr, dal titolo ‘YouTheFuture’, per incontrare ragazzi e ragazze che vivono nelle periferie disagiate. Il traino dei big players è decisivo per garantire che le magnifiche e progressive sorti dello sviluppo atteso nei prossimi anni, sotto la spinta della transizione ambientale e della rivoluzione digitale, avvenga senza lacerare il tessuto sociale. E per spingere la politica ad occuparsi della vita vera delle persone, non solo delle loro reazioni emotive.

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