DECOLLANO anche in Europa gli investimenti nelle fabbriche di batterie al litio per l’auto elettrica e per gli accumuli domestici, che saranno essenziali sulla via della transizione energetica. Pur con qualche anno di ritardo rispetto all’Asia, ora anche il Vecchio Continente ha in programma una trentina di gigafactory, per un valore di circa 40 miliardi di euro, tra cui sei stabilimenti Volkswagen, in base ai dati di Transport & Environment. Le case automobilistiche hanno aumentato l’offerta di modelli elettrici per soddisfare i nuovi tetti sulle emissioni varati dalla Commissione nel 2020 e continueranno a incrementare la produzione, in previsione del prossimo giro di vite previsto per il 2030, che spingerà ulteriormente la mobilità elettrica. Da qui al 2025 in Europa e Regno Unito dovrebbero essere operativi 462 gigawattora di impianti di batterie, di cui quasi 70 sono già operativi oggi, con 2 stabilimenti in Ungheria, uno nella Repubblica Ceca, uno in Svezia e uno nel Regno Unito. La più attiva azienda europea del settore è la svedese Northvolt, che ha appena...

DECOLLANO anche in Europa gli investimenti nelle fabbriche di batterie al litio per l’auto elettrica e per gli accumuli domestici, che saranno essenziali sulla via della transizione energetica. Pur con qualche anno di ritardo rispetto all’Asia, ora anche il Vecchio Continente ha in programma una trentina di gigafactory, per un valore di circa 40 miliardi di euro, tra cui sei stabilimenti Volkswagen, in base ai dati di Transport & Environment. Le case automobilistiche hanno aumentato l’offerta di modelli elettrici per soddisfare i nuovi tetti sulle emissioni varati dalla Commissione nel 2020 e continueranno a incrementare la produzione, in previsione del prossimo giro di vite previsto per il 2030, che spingerà ulteriormente la mobilità elettrica. Da qui al 2025 in Europa e Regno Unito dovrebbero essere operativi 462 gigawattora di impianti di batterie, di cui quasi 70 sono già operativi oggi, con 2 stabilimenti in Ungheria, uno nella Repubblica Ceca, uno in Svezia e uno nel Regno Unito.

La più attiva azienda europea del settore è la svedese Northvolt, che ha appena raccolto altri 2,75 miliardi di dollari dai suoi investitori (tra cui Scania, Volkswagen, Goldman Sachs e diversi fondi pensione svedesi) per finanziare la sua seconda gigafactory, in costruzione in Germania. In totale, Northvolt finora ha raccolto più di 6,5 miliardi di dollari per sviluppare il suo piano industriale, che prevede di arrivare ad almeno 150 gigawattora di capacità produttiva annuale di batterie al litio entro il 2030, puntando a conquistare il 25% del mercato europeo previsto alla fine del decennio. La società svedese ha già siglato contratti di fornitura per oltre 27 miliardi di dollari con diversi clienti del settore automotive e dello storage energetico, tra cui Bmw, Scania, Volkswagen e Fluence.

Anche l’Italia potrebbe avere entro pochi anni la sua prima gigafactory, nell’ex stabilimento Olivetti di Scarmagno, nel Canavese. Il progetto è di Italvolt, la startup guidata da Lars Carlstrom, già fondatore e azionista di Britishvolt, che sta realizzando la prima gigafactory britannica a Blyth, in Northumberland. Per il progetto italiano si parla di una capacità produttiva iniziale di 45 gigawattora, che potrebbero poi essere ampliati a 70 gigawattora, equivalente a tutta la produzione europea attuale. In sostanza, si tratterebbe di una delle fabbriche di batterie al litio più grandi a livello mondiale, con un investimento stimato in 4 miliardi di euro, 4.000 lavoratori impiegati e circa 10.000 nuovi posti di lavoro complessivi tra quelli diretti e indiretti. La prima fase del progetto dovrebbe essere completata entro la primavera 2024, secondo i programmi di Carlstrom, che si appoggia sulla divisione Architettura di Pininfarina.

Sta avanzando anche il progetto di Seri Industrial-Faam per una piccola fabbrica di batterie a Teverola in Campania, con la riconversione di un ex stabilimento Indesit. L’impianto produrrà 300 megawattora all’anno di batterie al litio-ferro-fosfato e dovrebbe entrare in funzione all’inizio dell’anno prossimo. Sempre a Teverola è in progetto un secondo impianto che sarà una vera e propria gigafactory, con 2,5 gigawattora di potenza all’anno. E poi c’è il famoso piano di Stellantis, che ha in progetto una gigafactory a Termoli. Uno dei fattori decisivi per attirare questo tipo di investimenti, secondo Fitch Solutions, è la disponibilità di abbondante energia rinnovabile a basso costo, visto che le case automobilistiche stanno adottando strategie industriali maggiormente indirizzate verso la sostenibilità ambientale e di conseguenza cresce la pressione delle aziende sui rispettivi fornitori di componenti, affinché riducano le emissioni di CO2 dei processi produttivi. Molti progetti di nuove gigafactory di batterie prevedono infatti di utilizzare fonti rinnovabili e puntano sul recupero-riciclo di accumulatori esausti. Northvolt, ad esempio, punta molto sul riciclo: il 50% dei materiali utilizzati per la produzione di nuove batterie al 2030 proverrà da accumulatori usati. Al momento, i due terzi degli stabilimenti di batterie per auto elettriche in Europa, tra quelle operative, in costruzione o pianificate, si concentrano in Germania, Regno Unito, Norvegia e Svezia. La Germania, precisa Fitch Solutions, ha 11 stabilimenti (36% del paniere europeo) annunciati o già in funzione, fra cui quello di Tesla alla periferia di Berlino, appena inaugurato.

Il governo tedesco, del resto, è stato fra i più attivi in Europa su questo fronte. Per dare una svegliata alle aziende, il ministro dell’Economia Peter Altmaier ha stanziato 1 miliardo di euro per finanziare nuove gigafactory in Germania, agganciando anche la Francia, che parteciperà con uno stanziamento di 700 milioni di euro. I due ministri, Altmaier e Bruno Le Maire, hanno annunciato il progetto comune parlando di un "Airbus delle batterie". Resta il fatto che l’Europa è in fortissimo ritardo su questo fronte, attualmente dominato all’80% dai produttori asiatici. Per troppo tempo l’auto europea è stata dominata dai sostenitori del motore a combustione interna, che vedevano le auto elettriche come un fenomeno marginale e ora ne fanno le spese. Recuperare sarà difficile e l’industria automobilistica, che impiega 13 milioni di persone nell’Ue, se non si muove rapidamente rischia di perdere una fetta importante dei propri margini, considerando che le batterie rappresentano un terzo del valore aggiunto netto dell’auto elettrica.