Giovedì 25 Aprile 2024

"Serve energia per rimettere in moto l’Italia Innovazione e ricerca aprono la strada al futuro"

Matteo Ballarin, fondatore del gruppo Europe Energy

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Serve energia per ripartire dopo il lockdown. Quella, insieme alla voglia di rimboccarsi le maniche, non manca di certo a Matteo Ballarin, fondatore di Europe Energy, gruppo veronese nato nel 2007 come trader di energia e che oggi si propone come importante realtà multiutility nel mercato retail italiano ed estero, in particolare quello dei Balcani.

Ballarin, qual è il vostro core business e come è cambiato negli anni?

"L’attività di trading di energia elettrica è lo storico core business del gruppo. Nel tempo, però, il gruppo ha cambiato pelle migliorandosi, rivoluzionandosi e offrendo al mercato nuovi prodotti. Tramite la nostra piattaforma centralizzata, oggi siamo in grado di offrire ai clienti un numero sempre maggiore di servizi: device mobili, IoT, soluzioni assicurative. Il tutto attraverso l’unificazione dei contratti, dei servizi di assistenza, dei canali di self-care e della fatturazione dei clienti".

Da dove riparte Europe Energy dopo il lockdown?

"Dalla ricerca e l’innovazione, guardando al futuro. Da quando ho fondato il gruppo ho sempre voluto evolvermi, trasformarmi, senza perdere le mie origini. Con il mio staff abbiamo avuto il coraggio di cambiare, di innovare. E di farlo sempre velocemente, soprattutto quando le cose andavano bene. La ricerca del domani è l’energia che mi muove ogni giorno. In un mercato come il nostro fatto di giganti, non si può prescindere da una continua spinta alla ricerca di nuove idee".

E l’Italia da dove dovrebbe ripartire?

"Dalla consapevolezza che le decisioni coraggiose, quelle che vanno nella direzione di creare mercati liberi, sani e competitivi, non sono più rinviabili. Per esempio la liberalizzazione del mercato energetico. Oltre ai finanziamenti, che servono, agli investimenti a fondo perduto, che servono ancora di più, ci sono interventi a costo zero che però potrebbero rilanciare l’economia in maniera decisiva, colmando atavici gap con gli altri Paesi. E poi dovremmo finalmente comprendere che le buone intenzioni, se non tradotte in interventi efficaci e veloci, rischiano di non portare alcun beneficio percepito. Che senza decisioni chiare, trasparenti, facili da comprendere e incisive non possiamo crescere, non possiamo creare futuro perché l’incertezza regnerà sovrana".

A proposito di incertezza, sin dall’inizio dell’emergenza si sono diffuse voci di interventi di vario tipo sui costi in bollette luce e gas per cittadini ed aziende. Questo ha creato aspettative da parte dei clienti...

"Aspettative ovviamente frustrate. Molti addirittura hanno inteso che i pagamenti fossero stati sospesi per legge. Ciò ha creato confusione e delusione. In verità, ben poco è stato fatto per i cittadini. Giusto una sospensione delle fatture per due mesi per i primissimi Comuni colpiti dall’epidemia (Codogno, Vò Euganeo) e null’altro. Come spesso accade da noi, quindi, ai tanti annunci sono seguiti pochi fatti. Il 26 maggio, finalmente, è stato approvato un intervento a favore delle aziende, con una riduzione di 600 milioni di euro di costi in bolletta per le aziende, a carico dello Stato. Dalla gioia per l’annuncio, clienti e operatori del settore sono passati in pochi minuti alla frustrazione, una volta lette le condizioni dell’intervento".

Quali sono queste condizioni?

"Si tratta, intanto, di una limitazione solo per aziende con potenza di energia impegnata superiore a 3 Kw. Questa indicazione, oltre ad essere di difficile comprensione per il cliente, taglia fuori per esempio i piccoli uffici, anche in settori fortemente impattati dalla crisi. Non c’è alcun legame infatti tra la ‘potenza di energia impegnata’ e la difficoltà dell’azienda in questo momento storico. Il tipo di beneficio, inoltre, è complesso da calcolare e di difficile comprensione per un esperto del settore, figurarsi per un cliente".

Insomma, l’ennesima occasione persa?

"Purtroppo, nel nostro settore, siamo abituati alle occasioni perse. Come con la liberalizzazione definitiva del settore, che sarebbe dovuta partire (dopo innumerevoli rinvii) dal primo luglio 2020 per 18 milioni di utenti, ma che è stata rinviata al 2022 durante l’ultima finanziaria. E così un mercato strategico è stato lasciato ancora una volta nell’incertezza e i clienti nell’impossibilità di effettuare scelte consapevoli in base a criteri di risparmio, livello di servizio, servizi aggiuntivi offerti".

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