Bruno Villois Si ha un bel che dire sul fatto che tra salute ed economia non ci possa essere che la scelta di optare sulla salute, ma per evitare che quest’ultima non venga utilizzata come alibi servirebbero scelte basate su dati certi. Le ultime scelte del governo sul lockdown natalizio avrebbero dovuto essere...

Bruno

Villois

Si ha un bel che dire sul fatto che tra salute ed economia non ci possa essere che la scelta di optare sulla salute, ma per evitare che quest’ultima non venga utilizzata come alibi servirebbero scelte basate su dati certi. Le ultime scelte del governo sul lockdown natalizio avrebbero dovuto essere sostenute da una chiara e non confusa posizione per assumere le decisioni del blocco. Un definitivo crollo dei pubblici esercizi farà aumentare di un ulteriore -60% il danno sul nostro Pil. E visto che già quello dei servizi, ricettivo, fiere, eventi, manifestazioni e cerimonie, quest’anno chiuderà con un -80%, la perdita complessiva sarà pari a oltre una novantina di miliardi, il 5,5% del Pil, mentre i ristori valgono all’incirca 10 miliardi. Poi si pone l’interrogativo non solo su come e in quanti anni si potrà recuperare la perdita economica, ma anche quanti saranno i danni irreversibili derivanti dalla scomparsa definitiva di imprese e il pesantissimo calo di occupati, che potrebbe essere di circa un 10% di partite Iva e di oltre 1 milione di posti di lavoro. A questi numeri si aggiungerà l’enorme indotto del sistema commerciale e dei servizi che potrebbe pagare un pesante taglio di occupati e un forte ridimensionamento delle imprese produttrici. La politica – maggioranza e opposizione –, oltre a fantasiose ricette e improvabili risultati immediati derivanti dal Next Generation, appare distante dai problemi che deriveranno dai pesantissimi dati citati e dal loro peso sull’intero ciclo economico che durerà anni. Eppure dai e sui numeri si dovrebbe costruire il progetto-Paese per la ripresa.