Ursula von der Leyen a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte la scorsa estate (Ansa)
Ursula von der Leyen a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte la scorsa estate (Ansa)

Roma, 28 maggio 2020 - Centosettantadue miliardi per l’Italia, tra prestiti e sovvenzioni a fondo perduto. La mano che arriverà dall’Europa per il nostro Paese alle prese con l’emergenza Covid-19 è di quelle che possono lasciare il segno. Ma – lo sanno bene anche a Palazzo Chigi – la strada tra la proposta sui Recovey Fund annunciata ieri da Ursula von der Leyen e la sua effettiva realizzazione, con l’arrivo dei soldi nelle ‘tasche’ del governo, è ancora lunga. Vediamo perché.

Le resistenze dei falchi del Nord 

È bene chiarire una cosa: il piano Von der Leyen deve passare da una votazione. E tutti i Paesi devono essere d’accordo. La prossima tappa è il Consiglio Europeo del 18-19 giugno, ma anche quell’appuntamento difficilmente scioglierà tutti i nodi. A dirlo, pragmatica come sempre, la cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha già pronosticato: “I negoziati non si concluderanno in giugno”, ma andranno avanti almeno per tutta l’estate (un altro Consiglio potrebbe esserci a inizio luglio). L’Olanda, col premier Mark Rutte, ha subito avvertito che "la trattativa sarà lunga”, in quanto il governo dei Paesi Bassi intende concedere solo prestiti, e nessuna risorsa a fondo perduto. Anche l’Austria, guidata dal giovane cancelliere federale Sebastian Kurz, annuncia battaglia, insieme alla Svezia che si è detta “sorpresa” dall’ammontare delle sovvenzioni programmate dall’Unione europea.

Tempi lunghi per i soldi

Tutto questo si rispecchia sui tempi dell’erogazione. Innanzitutto, una precisazione: i soldi a fondo perduto per l’Italia sarebbero 26 miliardi (non 81), in quanto alcuni osservatori (tra cui Carlo Calenda di Azione) sottolineano che va detratta la quota di aumento del bilancio europeo spettante all’Italia (che è uno dei Paesi contributori più forti). Per ottenere i finanziamenti, l'attesa durerà fino alla fine dell’anno. Bruxelles, infatti, parla chiaramente di risorse in campo da gennaio 2021 (il bilancio, infatti è 2021-2027), con un "ponte" di finanziamenti minimo, che non può soddisfare le esigenze di Roma. In questo intreccio di tempi si inserisce il nodo del Mes, il fondo che potrebbe dare soldi freschi all'Italia subito ma che potrebbe spaccare irrimediabilmente la maggioranza.

Confindustria scettica

Anche Confindustria, che nei giorni scorsi aveva auspicato di utilizzare i soldi europei in un piano pubblico-privato di investimenti da 100 miliardi per rilanciare il Paese, ha frenato gli entusiasmi del giorno dopo. Il recovery fund "ci regala speranza – ha detto il numero uno degli industriali, Carlo Bonomi –, ma le precedenti esperienze di questo Paese nell'utilizzo dei fondi e nella gestione degli investimenti non è positivo, anzi. Normalmente abbiamo sprecato delle grandi occasioni". Bonomi sa bene che i 172 miliardi “non arriveranno domani mattina – chiude -. Sarà un percorso lungo che prevede l'unanimità di voto all'interno della Comunità europea e sarà soggetto a tantissime contrattazioni e condizionalità. Conosciamo l'atteggiamento dei paesi del nord Europa rispetto a quelli del Sud. Vedremo quali saranno le condizioni e come saremo in grado di spenderli”.