Antonio Patuelli (Ansa)
Antonio Patuelli (Ansa)

Roma, 13 gennaio 20189 - Luigi Di Maio ha stupito tutti per il suo giovanile entusiasmo nell’esplorare il futuro: "L’Italia si avvia a vivere un altro boom economico". Dal suo osservatorio privilegiato, Antonio Patuelli, presidente dei banchieri italiani, non si avventura in previsioni. Niente sfere di cristallo, ma uno sguardo sui mesi a venire con uno sguardo alle lezioni della storia e una punta di sano ottimismo.

Presidente, come vede questo 2019, l’anno del centenario della vostra associazione?

"Il ’19 è un anno con anniversari terribili nella storia. Il rischio è il Diciannovismo: l’Italia, dopo l’inaspettata vittoria nella prima guerra mondiale, nel 1919 è finita nel disordine concettuale, economico e addirittura d’insubordinazione in reparti militari come la marcia su Fiume. Sono però sicuro che il ’19 che stiamo vivendo sarà superato dagli italiani, soprattutto perché non abbiamo l’incerto Vittorio Emanuele III, ma un presidente della Repubblica come Sergio Mattarella: determinatissimo, con un grande carattere e una forte cultura costituzionale. È un punto di riferimento europeo fondamentale. Ma il nostro Paese deve ritrovare fiducia, innanzitutto in se stesso, assieme allo spirito che lo ha caratterizzato nel secondo dopoguerra".

È stato giusto salvare Carige?

"Io sono per prevenire, non per reprimere. Lo penso per quanto riguarda l’ordine pubblico, civico e finanziario. Quella di Carige è per l’Italia la dodicesima crisi bancaria dal 2014. Ed è quella, al momento, gestita meglio. Quando c’è stata la crisi di governance, l’autorità preposta, che è la Bce, non ha perso tempo e ha prodotto questa innovazione del commissariamento in continuità. E il decreto legge del governo è coordinato con le istituzioni europee. Si permette a Carige di emettere obbligazioni garantite dallo Stato per raccogliere liquidità: una iniziativa preventiva onerosa per Carige e che nessuno critica nel merito. Poi c’è ovviamente la coda polemica, nella quale non m’infilo…".

C’è un appuntamento importante che ci attende alla fine di maggio, quello con le elezioni europee. L’Europa come oggi la conosciamo non esisterà più?

"Le istituzioni del Vecchio Continente hanno i loro limiti, e sarebbe strano il contrario. Però dev’esserci la capacità di superarli. Il problema è che l’Europa è in difficoltà da prima della crisi economica. Una crisi che non è nata da noi, ricordiamolo, ma è nata in America. E oggi l’Europa non ha ancora deciso che cos’è: se non ha una Costituzione, la legge fondamentale, non ha un’identità. Il 2019 vedrà una riflessione importante e un cambio del governo europeo frutto delle scelte dei singoli Stati".

Abbiamo, anche se ancora per poco, un presidente della Bce italiano. Lei ha più volte auspicato che l’Italia abbia un commissario europeo in materie economiche. Il Paese ha la forza per ottenerlo?

"Nel governo dell’Ue le posizioni decisive sono quelle economiche. E dunque il più piccolo dei ministeri, quello alla pesca, conta di più di un portavoce di una politica estera che non c’è, perché come si può vedere esistono tante politiche estere. L’Italia può e deve chiedere nel prossimo governo del continente un dicastero economico. Se lo chiediamo non possono dirci di no. Il nostro peso, con l’uscita della Gran Bretagna, è destinato ancora ad aumentare".

Il prossimo governatore della Bce sarà francese e il prossimo presidente della commissione europea tedesco?

"Certamente possibile, è un equilibrio importante. Se la Merkel, come sembra, si candiderà per la commissione, è molto probabile che abbia grandi chance. Ed è chiaro che se la Germania acquisisce la presidenza di commissione, non potrà assumere anche quella della Bce e quella del Parlamento europeo. Però sono eventi concatenati successivamente".

E dipendenti dall’esito elezioni?

"Non sono processi che vanno avanti in automatico".