La presidente Rai, Monica Maggioni e il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, durante la conferenza stampa a margine della firma del contratto di associazione per la cooperazione e lo sviluppo di partnership Co-produttive tra Rai Com e Arte 2016. ANSA/CLAUDIO PERI
La presidente Rai, Monica Maggioni e il direttore generale della Rai, Antonio Campo Dall'Orto, durante la conferenza stampa a margine della firma del contratto di associazione per la cooperazione e lo sviluppo di partnership Co-produttive tra Rai Com e Arte 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

Roma, 24 luglio 2016 - La Rai si fa “casa di vetro” e svela quanto guadagnano i suoi dirigenti e i suoi consulenti. Nel nome della “trasparenza”. Lo impone la riforma Rai (voluta da Renzi), secondo cui d’ora in poi è obbligatorio rendere pubblici i compensi dei dipendenti che vanno oltre i 200mila euro annui e le consulenze che vanno oltre la soglia degli 80mila euro annui: si svelano finalmente dati che fino a oggi erano solo una chimera. Fosse stato per il legislatore, a dire il vero, la “casa di vetro” sarebbe dovuta valere pure per gli stipendi delle star tv, ma lì poi è scattato il buon senso: c’è un problema di concorrenza che avrebbe messo in difficoltà la Rai. Dunque perché farlo, proprio ora che il canone sta finendo nella bolletta della luce? 
 
Ecco, dunque, che da domani la “casa di vetro” sarà consultabile da tutti gli “abbonati in prima fila” sul sito Rai.it e visto l’obbligo, tanto vale farsene un vanto di questa necessità. Proprio come fa la Bbc, è una delle prime aziende europee, se non la prima per dimensioni, ad operare in tal senso. Così domani sia il dg Antonio Campo Dall’Orto che la presidente, Monica Maggioni, presenteranno tutto l’elenco dei nomi dei “paperoni Rai” e c’è molta attesa di sapere quanto guadagnano non tanto gli ormai vecchi “mandarini” della tv pubblica, ma quanto, invece, è stato assegnato a tutti quei dirigenti esterni che il direttore generale ha voluto chiamare in azienda non fidandosi forse di chi ci lavora già da anni e aspettava un incarico. E ieri, mentre Brunetta insisteva sulla necessità di «far luce anche sugli stipendi dei conduttori, delle star, dei collaboratori pagati con i soldi dei cittadini», Dagospia (ma anche la Rai ufficiosamente conferma) ha svelato già un bell’elenco di stipendi di personaggi noti, a partire proprio dal dg, che orbita intorno ai 630 mila euro ed è ben oltre il tetto previsto dalla riforma Madia per i dirigenti pubblici (240 mila euro). Anche scendendo un po’ più giù c’è di che stupirsi. 
 
Anna La Rosa, già direttore dei Servizi Parlamentari e ora a disposizione del direttore del Tg3 è a quota 240mila euro, Carmen Lasorella 200mila, il direttore della Comunicazione Giovanni Parapini 250mila, il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta 270mila, il presidente di Rai Pubblicità Antonio Marano 390mila, il direttore Risorse Televisive Andrea Sassano 220mila, il direttore dell’odiato Canone, Marco Zuppi, 240 mila, il neodirettore di Rai Sport, Gabriele Romagnoli, 230mila. 
 
Al settimo piano di viale Mazzini, poi, dicono che gli stipendi Rai sarebbero in linea con quelli dei broadcaster europei, ma casi particolari ci sono eccome, come quelli di ex direttori (anche generali) parcheggiati, reintegrati o in attesa di collocazione dopo cause in tribunale o in causa da anni con l’azienda. Di Lorenza Lei, ex dg, oggi in contenzioso con la Rai, si sa che al momento dell’apertura della causa guadagnava 240mila euro. A Tiziana Ferrario andavano invece 238mila, a Francesco Pionati 200mila. Per non dire di Augusto Minzolini, che prima di dimettersi aveva uno stipendio superiore anche a quello dell’attuale dg Dall’Orto. C’è poi un nutrito gruppo di manager e giornalisti che sfondano il tetto dei 240 mila euro, frutto di lunghe carriere professionali o di scelte del passato che «difficilmente possono essere corrette senza lunghe cause legali», dicono in Rai. Ma intanto la Rai paga. E noi pure, direttamente in bolletta.