Privatizzazione Poste 2024, cosa sta succedendo e perché. L’attuale assetto societario

Il Governo ha annunciato di voler cedere delle quote della società che conta attualmente circa 120mila dipendenti e un fatturato di oltre 24 miliardi

Roma, 27 gennaio 2024 – Il Governo privatizzerà un’(altra) quota di Poste Italiane. Lo farà nel corso di quest’anno. Ma perché? Con quali quote? E qual è l’attuale assetto societario. 

L'attuale assetto azionario delle Poste Italiane
L'attuale assetto azionario delle Poste Italiane

La privatizzazione di Poste Italiane

Il 25 gennaio il Consiglio dei ministri “ha approvato, in esame preliminare, un provvedimento che regolamenta l'alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze nel capitale di Poste Italiane S.p.a., tale da mantenere una partecipazione dello Stato, anche indiretta, che assicuri il controllo pubblico. Le modalità di alienazione tenderanno anche a favorire la tutela dell'azionariato diffuso e la stabilità dell'assetto proprietario”.

Il controllo dello Stato

Come affermato nella nota lo Stato manterrà il controllo di Poste. Un concetto ribadito dal ministro all’Economia Giancarlo Giorgetti. "Abbiamo detto che dobbiamo tenere il controllo, quindi non possiamo scendere sotto il 35%".

L’attuale assetto societario delle Poste

Ma chi comanda attualmente in Poste Italiane? Chi sono gli azionisti? Attualmente:

  • il 35% di Poste Italiane è in capo a Cassa depositi e prestiti
  • Il 29,26% è del Ministero dell'Economia. Quindi quasi il 65% è in “mano statale”
  • il 23,08% di azioni è invece posseduto da investitori istituzionali (fondi comuni di investimento, i fondi pensione e le imprese di assicurazione...)
  • l’11,85% è in mano a investitori individuali.
  • resta poi un 0.82% di azioni proprie (cioè detenute dalla società stessa, in questo caso Poste Italiane).
La privatizzazione di Poste Italiane e il ministro Giorgetti
La privatizzazione di Poste Italiane e il ministro Giorgetti

I motivi

Ma perché lo stato vuole privatizzare Poste Italiane? La risposta è semplice: per recuperare risorse (soldi) da utilizzare per il Bilancio dello Stato

Fatturato e utili di Poste Italiane

Poste Italiane è un'azienda in buona salute finanziaria, con un fatturato di oltre 24 miliardi di euro e un utile netto di oltre 1,5 miliardi di euro.

Quanti dipendenti ha Poste Italiane

Poste Italiane – si legge sul sito – ha circa 120.000 dipendenti e 12.800 uffici postali, 580 miliardi di euro di Attività Finanziarie Investite e 35 milioni di clienti.

Quale quota sarà privatizzata?

Il Governo non ha ancora comunicato quale quota sarà privatizzata. Il Sole 24 Ore ha però stimato che ai costi attuali privatizzare l'intera quota del Mef farebbe incassare allo Stato circa 3,9 miliardi.

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Le privatizzazioni delle Poste

Sempre il Sole 24 Ore ricorda che la prima privatizzazione di Poste Italiane, in particolare, è avvenuta nell'ottobre del 2015 quando il ministero del Tesoro ha collocato 461 milioni di azioni, cioè il 35,3% del capitale, a investitori istituzionali, dipendenti e piccoli risparmiatori. L’operazione ha portato il Mef a incassare 3,1 miliardi di euro collocando i titoli a 6,75 euro per azione.

A giugno 2016 il Mef ha varato un riassetto della partecipazione conferendo il 35% a Cassa depositi e prestiti, attraverso un aumento di capitale riservato della Cassa da 2,9 miliardi di euro sottoscritto in natura dal Tesoro, e mantenendo in via diretta una partecipazione di poco superiore al 29 per cento.

Dall'Ipo ad oggi, dice sempre il Sole 24 Ore, il Mef ha incassato circa 1,68 miliardi di euro in dividendi (considerando anche l'acconto sul 2024 distribuito a novembre) e la quota conservata si è apprezzata di 1,35 miliardi in Borsa (10,3 euro il prezzo attuale) nel corso di oltre 8 anni dall'esordio.

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Le preoccupazioni dei sindacati

"Abbiamo chiesto un urgente incontro al Mef perché in una fase in cui sarebbe urgente intervenire per costruire politiche industriali e di sviluppo in grado di rilanciare il sistema industriale e con esso l'occupazione e l'economia, si pensa invece a ricette sbagliate che mettono in discussione interi asset strategici, ipotizzando la privatizzazione di aziende del calibro di Poste e non solo, al solo scopo di fare cassa e senza alcuno sguardo strategico”, ha detto il segretario confederale della Cgil, Pino Gesmundo che ha aggiunto: “Si tratta di un'impostazione miope che nel medio termine impoverirebbe il Paese, tanto più se a essere ceduta fosse una realtà come Poste Italiane che, oltre ad essere un asset strategico per la tenuta sociale e la coesione territoriale, è una solida realtà finanziaria che garantisce ogni anno importanti dividendi al Ministero”.

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