di Elena Comelli Una nomina per acclamazione ha chiamato ieri per la quarta volta Antonio Patuelli alla presidenza dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. L’assemblea per eleggere il comitato esecutivo, che poi ha nominato Patuelli, si è svolta quest’anno in maniera virtuale a causa dell’emergenza Covid. L’elezione del banchiere ravennate per i prossimi due anni era stata decisa già nello scorso autunno quando le grandi banche, cui spettava...

di Elena Comelli

Una nomina per acclamazione ha chiamato ieri per la quarta volta Antonio Patuelli alla presidenza dell’Abi, l’associazione delle banche italiane. L’assemblea per eleggere il comitato esecutivo, che poi ha nominato Patuelli, si è svolta quest’anno in maniera virtuale a causa dell’emergenza Covid. L’elezione del banchiere ravennate per i prossimi due anni era stata decisa già nello scorso autunno quando le grandi banche, cui spettava l’indicazione di un nome secondo il principio di alternanza con gli istituti di minori dimensioni, avevano rinunciato a farlo. L’associazione ha cambiato così lo statuto, per permettere i quattro mandati tornando alle regole vigenti prima dello scandalo Mussari nel 2013, anno in cui appunto Patuelli gli era subentrato nella carica. Gli auguri per il nuovo mandato sono piovuti un po’ dappertutto, a partire dai sindacati dei bancari, con il segretario generale di First Cisl Riccardo Colombani, il segretario generale Uilca Massimo Masi e il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, che apprezzano il suo dialogo.

Imprenditore agricolo, di formazione giuridica e studioso del Risorgimento italiano, Patuelli ha un passato nel Pli e come sottosegretario nel governo Ciampi, anche se la politica è per lui una parentesi chiusa da anni, che gli permette però di ben conoscere regole e meccanismi parlamentari. La politica ha più volte puntato il dito contro gli istituti di credito, accusandoli di non dare abbastanza credito a famiglie e imprese o, al contrario, per averne dato troppo ed essere poi finiti in crisi chiedendo l’aiuto pubblico.

La Cassa di Ravenna, nella quale esercita la carica di presidente dal 1995, è rimasta invece indipendente e privata. Alcune sue prese di posizione hanno suscitato un intenso dibattito, come quella di rendere pubblici i nomi dei grandi debitori che hanno messo in crisi le banche. Patuelli ricorda inoltre come in Italia siano state soprattutto le banche sane ad accollarsi il costo delle crisi bancarie. Oltre a Patuelli, il consiglio direttivo ha eletto cinque vicepresidenti e il nuovo comitato esecutivo. I vicepresidenti sono Alessandro Vandelli (Bper Banca), Francesco Giordano (UniCredit), Giampiero Maioli (Crédit Agricole), Corrado Sforza Fogliani (Associazione Nazionale fra le Banche Popolari), Camillo Venesio (Banca del Piemonte).