La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, 52 anni
La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Nunzia Catalfo, 52 anni

Roma, 4 febbraio 2020 - Partire da una soglia minima di garanzia, non inferiore alla attuale pensione di cittadinanza di 780 euro, da far crescere in proporzione al numero di anni in cui si è lavorato e si è stati in varie forme sul mercato del lavoro. È la proposta avanzata per le pensioni dei giovani dai sindacati, ieri al tavolo con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e la commissione di esperti.

Dal governo è arrivata piena disponibilità a ragionare sull’ipotesi formulata dai sindacati per consegnare ai giovani ‘assegni’ dignitosi.

Cgil, Cisl e Uil vogliono che a quanti hanno iniziato a lavorare dal 1996 e sono interamente nel sistema contributivo, siano riconosciuti contributi figurativi anche per i periodi di discontinuità lavorativa, e di disoccupazione involontaria (non coperti da Naspi o ammortizzatori sociali), per sforzi attivi di formazione e riqualificazione, per le fasi di bassa retribuzione, per l’impegno per il lavoro di cura rivolto alle famiglie e verso le persone non autosufficienti. In particolare, secondo la Uil bisogna superare le attuali soglie reddituali per l’accesso alla pensione anticipata (2,8 volte la pensione minima) e di vecchiaia (1,5 volte le pensione sociale) e modificare gli attuali coefficienti di trasformazione.
I sindacati chiedono anche di prevedere maggiorazioni contributive per le lavoratrici madri e di rivedere la normativa sul riscatto della laurea, oggi troppo onerosa. L’obiettivo è aiutare a costruire una pensione solida a quanti hanno carriere discontinue ma che hanno dimostrato la loro presenza attiva sul mercato del lavoro: quindi, niente assistenzialismo ma una riforma per evitare che tanti giovani abbiano una pensione sotto la soglia di povertà. Il nodo restano le risorse: vanno indicate nella Nadef e in legge di Bilancio, anche spalmabili su più manovre, ma finora il Mef non ha messo nulla sul tavolo.
Per il leader Uil Carmelo Barbagallo prima vanno indicati i soldi a disposizione poi si puo’ entrare nel merito e non il contrario: "Non si fanno le nozze coi fichi secchi".
«Il governo e l’Inps si sono impegnate a fare delle simulazioni" spiega Ghiselli della Cgil. E Luigi Sbarra, segretario generale aggiunto della Cisl, ha ribadito che servono "maggiori garanzie previdenziali per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1996".