Quanto ci costerà il coronavirus? Le stime che corrono parlano di 100 miliardi. Ma questo nell’ipotesi che dopo metà aprile (o al massimo alla fine) sia possibile una vita quasi normale. In realtà, il costo sarà determinato dall’andamento dell’epidemia e non da altro. In realtà, si potrebbe arrivare al doppio o anche al triplo. Anche perché tutte le maggiori istituzioni internazionali hanno tolto di mezzo ogni limitazione e hanno detto semplicemente: ognuno spenda quello che deve spendere. Comunque vada, serviranno un sacco di soldi. E si sono già alzati un paio di cori stonati. Il primo sostiene che bisognerà fare una bella patrimoniale: bravi, così in recessione ci stiamo dieci anni e non due. Il secondo coro punta sui coronabond (cioè eurobond): in sostanza vorrebbe scaricare sul resto dell’Europa il costo delle nostre disgrazie, non diverse peraltro da quelle degli altri paesi.

In realtà, temo che a parte qualche piccolo aiuto (i pochi dollari arrivati da Trump) vedremo pochi soldi. Ci ritroveremo quindi con un debito pubblico altissimo. Ci sarebbe una strada più agevole. Ma, essendo sensata, forse non verrà percorsa. Qualche istituzione internazionale potrebbe comprare uno stock del nostro debito e della Spagna attraverso l’emissione di bond a lunghissima scadenza (30-40 anni) e tassi molto bassi. In questo modo, non solo i debiti coronavirus non peserebbero più di tanto, ma potremmo liberarci anche un po’ di quelli pregressi, ripartendo più leggeri. Ma per raggiungere questo risultato bisogna trattare, discutere, offrire qualche garanzia di serietà. Invece qui è partito il festival anti-Europa e anti-Germania. Populisti e sovranisti intonano il canto ‘faremo da soli’. Oro alla patria? Alla fine, comunque, a noi resteranno molti debiti. Forse sarebbe ora di fare davvero qualche buona riforma. A suo tempo, Renzi ne aveva fatto un lungo elenco: è il caso di cominciare a rileggerlo. Se qualcuno si illude di poter ripartire senza riforme serie, si sbaglia.