Giovedì 18 Aprile 2024

Medici licenziati, aumenti di esami, ticket e liste d’attesa: gli effetti dei tagli ai rimborsi nella sanità

Trentaseimila posti a rischio (di cui 1000 medici) e un danno per la salute delle persone che faranno più fatica a farsi curare: il grido d’allarme dell’Unione ambulatori e poliambulatori

Roma, 6 marzo 2025 – Trentaseimila posti a rischio nella sanità, fra cui mille medici. Un contraccolpo indescrivibile anche per gli utenti/pazienti con liste d’attesa destinate ad allungarsi e costi (per le visite private/convenzionate e per i ticket), in molti casi, in aumento. E’, secondo sindacati e associazioni di categoria, il possibile effetto dei tagli ai rimborsi per le prestazioni sanitarie previsto per il nuovo tariffario per visite ed esami che doveva entrare in vigore il primo gennaio, che è stato posticipato ad aprile ma che, voci sempre più insistenti, dovrebbe ulteriormente slittare a giugno (se non a inizio 2025)… Ma di posticipo in posticipo (in un tipico modello all’italiana) prima o poi il nodo arriverà al pettine (a meno che il rinvio non diventi infinito).

Gli effetti dei tagli dei rimborsi tariffari sulla sanità pubblica e privata
Gli effetti dei tagli dei rimborsi tariffari sulla sanità pubblica e privata

Nuovo tariffario: posti a rischio

La 'tagliola' del nuovo tariffario del Ssn per esami e visite, che doveva entrare in vigore il 1 gennaio e poi è stato rinviato al primo aprile, potrebbe abbattersi anche sui posti di lavoro di ambulatori, laboratori e centri privati accreditati con "36mila posti di lavoro a rischio a livello nazionale, tra cui quelli di oltre 1000 medici". Lo denuncia l'Uap, l'Unione ambulatori e poliambulatori, che chiede "un intervento del Governo per salvare il lavoro degli italiani, in quanto il nuovo nomenclatore mieterà vittime sulle famiglie italiane".

Gli effetti

L'Uap non si ferma. "Il 20 marzo verrà convocata l'assemblea nazionale a cui sono chiamate a partecipare tutte le parti interessate del Governo, per riuscire a capire la volontà sottesa all'applicazione del nuovo Nomenclatore tariffario, che prevede un taglio dei rimborsi dell'80%, danneggiando soprattutto il Sud Italia – rimarca l'Uap – già in piano di rientro, che purtroppo vedrà chiudere non soltanto le strutture sanitarie private accreditate, ma anche gli stessi ospedali pubblici, già in crisi, peggiorando la situazione dell'abbattimento delle liste di attesa, che diverrà irrecuperabile e togliendo così l'assistenza e il sostegno a centinaia di famiglie".

La proposta

"Rimaniamo a disposizione per un confronto al tavolo del ministero della Salute, proponendo di accettare immediatamente i Nomenclatori tariffari predisposti dalla Lombardia e dall'Emilia Romagna, regioni virtuose, per evitare il fallimento dei propri ospedali pubblici e la chiusura delle imprese italiane", conclude l'Uap.

L’obiettivo del nuovo tariffario è quello di uniformare i rimborsi a livello nazionale riducendo le differenze che ci sono in questo momenti fra regione e regione.

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I tagli ai rimborsi: alcuni esempi

Con i tagli dei rimborsi gli esami fatti presso strutture private convenzionate risulteranno inevitabilmente costare di più al cittadino (che spesso vi fa ricorso per evitare le infinite liste da’’tesa nel pubblico). Alcuni esempi dei tagli:

  • una risonanza muscoloscheletrica da 177,65 euro a 115,80 (-34,8%)
  • una risonanza della colonna da 154,40 a 115,80 (-25%)
  • una tac del torace da 86,25 a 77,65% euro (-10%)

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Gli effetti sul ticket

Per il ticket – scrive la rivista Altroconsumo – è prevista un contribuzione massima di 36,15 euro. Quando un paziente farà un esame in una struttura pubblica (ospedale e ambulatorio) pagherà l’intera cifra per prestazioni sotto i 36,15 euro. Per un esame di 20 euro si dovrà pagare 20 euro.  Se invece la prestazione è superiore ai 36,15 euro (poniamo un esame da 100 euro) 36,15 saranno a carico del paziente e la differenza (in questo caso 63,85 euro) sarà coperta dal servizio sanitario nazionale.

Il rinvio

Nelle ultime ore si fa sempre più insistente la possibilità di un nuovo rinvio dell’entrata in vigore del nuovo tariffario. Il sistema doveva entrare infatti in vigore il primo gennaio ma è stato posticipato al primo d’aprile e ora si parla di giugno. Ma rinvii a parte si fa sempre più insistente la richiesta delle associazioni, dei sindacati e della sanità (sia pubblica che privata) affinché certe tariffe vengano riviste.

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