Il premier Conte tra Di Maio e Salvini (Ansa)
Il premier Conte tra Di Maio e Salvini (Ansa)

Roma, 12 novembre 2018 - Giallo sul vertice (o era un incontro?) di governo sulla manovra. Annunciato per mezzogiorno, in vista della risposta che l'esecutivo italiano deve dare alla Ue entro domani, diventa un caso a colpi di conferme e smentite da parte di Lega e Movimento 5 Stelle. In sostanza: Conte avrebbe visto Salvini e Giorgetti, senza Di Maio e Tria. La versione definitiva di Palazzo Chigi parla di una serie di incontri informali, sottolineando che prima il premier ha incontrato Di Maio, poi Salvini e Giorgetti. Sempre l'entourage del presidente del Consiglio rilancia poi un nuovo vertice sulla manovra e lo fissa per domani prima del Cdm, in programma alle 20. La riunione si terrà al rientro di Giuseppe Conte da Palermo, dopo la Conferenza per la Libia, alla presenza dei vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini. E sarà probabilmente l'incontro decisivo, anche sulla risposta da inviare a Bruxelles.

GIALLO SUL VERTICE - Il tam-tam della Lega dava il summit per iniziato, con tanto di elenco dei partecipanti (ovvero Giuseppe Conte, Matteo Salvini, il sottosegretario Giancarlo Giorgetti, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro, i viceministri al Tesoro Laura Castelli e Massimo Garavaglia e il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri) mentre i 5 stelle negavano l'esistenza stessa del vertice.

Di certo al summit fantasma mancava Luigi Di Maio (come anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria). L'assenza del vicepremier pentastellato si è notata ancor più quando, alle 12.10 circa, Di Maio fa una dichiarazione in tema di manovra, ma da Montecitorio e non da Palazzo Chigi: "Noi stiamo cercando di invertire la rotta il prima possibile - dice - Condivido pienamente quello che ha detto il ministro Tria: l'unico modo per rispettare i parametri europei è fare una manovra suicida che poi porta alla recessione". 

A tentare di metter pace tra le due anime del governo è alla fine Rocco Casalino, portavoce del premier: "E' stato solo un fraintendimento", spiega riferendosi alla doppia versione Lehga-M5S. "C'è stato un incontro e non un vertice - precisa - Un incontro molto breve peraltro, tra Conte, Salvini e Giorgetti. Di Maio non ha partecipato ed è rimasto sempre al terzo piano". Il dubbio resta: perché Di Maio, visto che era a due passi e non all'altro capo del mondo, non è intervenuto all'incontro sulla manovra?

Dopo un'oretta ulteriore precisazione arriva da Palazzo Chigi: c'è stato un "incontro informale" anche tra Conte e Di Maio, in mattinata "per un aggiornamento sulla Libia e la manovra". Quindi sono pari. In più, secondo fonti pentastellate, un vertice di governo "si terrà appena il presidente del Consiglio tornerà da Palermo",  ovvero domani pomeriggio.

I CONTI DELL'ISTAT - Nel frattempo, in audizione alla Camera davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il presidente Istat, Maurizio Franzini, elenca una serie di numeri che allungano ombre sui conti del governo. Per raggiungere gli obiettivi di crescita fissati dall'esecutivo per il 2018 (+1,2%) sarebbe necessaria, in termini meccanici, una variazione congiunturale del Pil pari al +0,4% nel quarto trimestre dell'anno in corso, ha detto il presidente facenti funzioni dell'Istat, Maurizio Franzini. La variazione acquisita per l'anno corrente, ha aggiunto, è +1 per cento. Franzini ha ricordato la crescita "nulla" del terzo trimestre e che l'indicatore anticipatore "registra una ulteriore flessione" preludendo alla "persistenza di una fase di debolezza del ciclo economico".

"Per il 2017 è confermato un indebitamento pari al 2,4% del Pil e un debito pari al 131,2% - continua Franzini - Per l'anno in corso e i successivi si conferma quanto espresso nell'audizione sul Def pur sottolineando che un mutato scenario economico potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica potrebbe influire sui saldi di finanza pubblica in modo marginale per il 2018 ma in misura più tangibile per gli anni successivi".

SALVINI RUGBISTA - Prima di andare all'incontro, il vicepremier leghista ha dichiarato: "Devo  andare a difendere come un pacchetto di mischia rugbistico quello che abbiamo messo in manovra".

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DE GUINDOS: RISCHIO CONTAGIO - Un effetto contagio dall'Italia "è stato finora limitato", ma "rimane una possibilità", ha detto il vice presidente della Bce, Luis De Guindos. Sul fronte delle finanze pubbliche "l'Italia è il caso più importante al momento, visto il livello del debito e delle tensioni politiche sui piani di bilancio del governo. Le forti reazioni del mercato agli eventi politici hanno scatenato nuove preoccupazioni sul nesso tra banche e debito sovrano in alcune parti d'Europa. E questo è alla base della richiesta di disciplina fiscale e del rispetto delle regole".

SOS CONFESERCENTI - La crisi torna in bottega: secondo un'analisi condotta da Confesercenti sulla base di dati Istat, tra gennaio e settembre i negozi italiani hanno registrato quasi 900 milioni di euro di vendite in meno rispetto al 2017, la flessione peggiore da cinque anni a questa parte. Un crollo che ha accelerato la mortalità delle imprese: nei primi nove mesi del 2018 hanno abbassato la saracinesca circa 20mila negozi.
E la frenata non riguarda solo i negozi indipendenti: in sofferenza anche la grande distribuzione, tra gennaio e settembre le vendite sono cresciute appena dello 0,2%, in forte arretramento rispetto al +2% segnato lo scorso anno. I commercianti sperano negli acquisti di Natale, ma incalzano: "serve di più: l'auspicio è che le misure annunciate per il rilancio del mercato interno e dei consumi vengano introdotte velocemente, ma anche che la manovra venga mirata maggiormente alla crescita: serve più spesa produttiva, sul lavoro e sulle infrastrutture, e meno spesa improduttiva. Con l'obiettivo finale di ridurre anche la zavorra fiscale: abbassare le tasse rimane la via maestra per ridare fiducia e forza a famiglie e imprese".